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Il treno scomparso e che ha viaggiato indietro nel tempo di 400 anni

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Di ufoalieni

il mistero del treno fantasma

Immergiamoci nei meandri di un racconto che porta con sé un alone di mistero ed enigma, un’antica narrazione che richiede un approccio cauto e ponderato. Questa storia, infatti, è come un antico artefatto, un pezzo di un puzzle che sembra non trovare il suo posto nella realtà come la conosciamo.

Ogni elemento, ogni dettaglio, sembra sfidare le leggi della fisica e della ragione. Tuttavia, vi invitiamo a prendere con le pinze questa affascinante leggenda, che, nonostante la sua mancanza di conferme concrete, ha catturato l’immaginazione di molti.

Un episodio particolarmente affascinante è quello di un treno scomparso oltre un secolo fa, un racconto che trascende la normale scomparsa per narrare un viaggio attraverso il tempo e lo spazio.

Il mistero prende le sue radici il 14 giugno 1911. In quel giorno, la famosa compagnia ferroviaria Zanetti stava organizzando il primo viaggio di un treno di lusso, destinato a servire l’élite italiana.

L’itinerario pianificato serpeggiava attraverso scenari mozzafiato, attraversando la galleria più estesa mai costruita in Europa fino a quel periodo, incastonata nel cuore delle montagne lombarde.

Si dice che le prime fasi del viaggio fossero procedute senza intoppi. I passeggeri benestanti erano entusiasti del servizio e sembravano apprezzare l’esperienza a bordo.

Eppure, la situazione ha preso una piega inquietante quando il treno si apprestava ad attraversare un tunnel tra le montagne.

“Scomparsi in un tunnel”

treno a vapore

Il treno ha intrapreso la sua corsa nel tunnel, però non ha fatto ritorno. Sull’altro lato, una schiera di spettatori si è trovata delusa nel constatare che la locomotiva di lusso era svanita nell’ombra.

A seguito di un’attesa prolungata, i giornalisti hanno cominciato a formulare diverse teorie. Si supponeva che il treno avesse incontrato un problema meccanico o fosse stato coinvolto in un incidente che aveva interrotto il suo percorso.

Le autorità hanno messo in atto un’operazione di ricerca, con un team che ha esaminato il tunnel da capo a piedi senza rinvenire alcuna traccia del treno, dei viaggiatori o del personale di bordo. I testimoni sostenevano che il treno non era mai riemerso da quel tunnel.

Nonostante ciò, le autorità continuavano a ribadire l’impossibilità che il treno fosse semplicemente svanito all’interno della montagna. E qui la storia diventa ancora più peculiare.

Dopo un secondo tentativo di ricerca, il team ha rintracciato due passeggeri disorientati che vagavano all’interno del tunnel con ferite superficiali.

Il treno ha effettuato un viaggio nel tempo?

Hanno raccontato di essersi lanciati dal treno in un impeto di panico scatenato da una serie di fenomeni incomprensibili . Hanno riferito che, poco prima di penetrare nel tunnel, era percepibile un suono acuto e penetrante.

In seguito, una densa nebbia ha avvolto il treno . Questi avvenimenti hanno scatenato il terrore tra i passeggeri, che fino ad allora avevano goduto del viaggio. Solo a quel punto decisero di lasciare il treno.

Ma le stranezze non finiscono qui…

Quando si cercò di svelare l’arcano di quanto avvenuto, si incappò in relazioni peculiari che indicavano una spiegazione fuori dall’ordinario. Tra queste, una delle più antiche risaliva a un monaco di Modena vissuto 400 anni prima.

Quest’uomo aveva tracciato un resoconto nel quale descriveva una sorta di gigantesco cilindro di metallo riempito di individui in abbigliamento inusuale.

Nell’anno 1845, un medico messicano si prese cura di un gruppo composto da 104 italiani vestiti in modo stravagante. Tutti erano in preda all’isteria, affermando di provenire da Roma e di essere giunti lì a bordo di un treno.

Sorprendentemente, uno di loro possedeva un pacchetto di sigarette che riportava la data del 1907.

Una testimonianza risalente al 1955 raccontava dell’insolito transito di un treno sulle linee ferroviarie di Zavalichi, in Ucraina. Un operaio segnalò che il treno era materializzato dal nulla, causando la morte di alcune galline.

Nello stesso anno, i cittadini di Pune, in India, riferirono di aver visto un treno carico di viaggiatori in abiti d’epoca . Nel 1991, si materializzò a Poltava, un’altra città ucraina.

Diverse testimonianze indicano l’apparizione del presunto treno interdimensionale in Romania, Russia e Germania. In questi racconti, spesso il mezzo non sembra neanche seguire le normali rotaie ferroviarie.

Potrebbe un treno svanire per poi riemergere in momenti e luoghi differenti attraverso il tempo e lo spazio? I viaggiatori sono forse ancora bloccati in un ciclo temporale, del tutto inconsapevoli del flusso della nostra realtà e vivendo ai margini del tempo e dello spazio?

Forse non troveremo mai una risposta definitiva a queste domande. La leggenda del treno Zanetti rimane avvolta nel mistero, un enigma che continua a stimolare l’immaginazione e a sfidare la nostra comprensione della realtà. Questa storia, che potrebbe sembrare un romanzo di fantascienza, ci ricorda che il mondo è pieno di meraviglie e di misteri ancora irrisolti, che si spingono oltre i confini del nostro conoscibile.

Mentre aspettiamo che nuove scoperte o testimonianze possano gettare luce sull’enigma del treno Zanetti , rimane un affascinante pezzo di folklore che ci invita a sognare, a interrogarci e a meravigliarci di fronte all’ignoto.

Ci ricorda che anche nelle storie più straordinarie potrebbero celarsi un briciolo di verità o una chiave per comprendere il mistero della realtà. Continuiamo a esplorare, a cercare e a lasciarci ispirare da queste leggende che ci accompagnano nel viaggio della conoscenza.

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Da oltre dieci anni mi appassiona scrivere di civiltà antiche, storia, vita aliena e altri temi affascinanti. Sono curioso di natura e cerco sempre di approfondire le mie conoscenze attraverso la lettura, la ricerca e l'esplorazione di nuovi campi di interesse. Con il mio sito, voglio condividere la mia passione e stimolare la vostra curiosità verso il mondo che ci circonda.

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Il mistero del treno fantasma: il processo rinviato a dicembre

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Il processo per il deragliamento del “treno fantasma” è stato rinviato a dicembre a causa del decesso della parte offesa, avvenuto due settimane fa. Ieri si è svolta un’udienza preliminare presso il palazzo di giustizia di Monza, davanti alla Gup Angela Colella, che avrebbe dovuto celebrare l’udienza nei confronti dei sei imputati accusati di reati legati al disastro ferroviario e al depistaggio del convoglio regionale Milano Porta Garibaldi-Paderno D’Adda.

Il treno, che il 18 agosto 2020 era rimasto fermo al binario di Paderno a causa di un guasto al sistema frenante, si era messo in movimento da solo dopo essere stato lasciato incustodito dal macchinista e dal capotreno. Successivamente, il convoglio era stato fatto deragliare su un binario morto alla stazione di Carnate. A bordo c’era un cittadino marocchino che riportò lievi ferite e che, secondo quanto emerso, è deceduto di recente. Per questo motivo, il processo è stato rinviato al prossimo 11 dicembre, per consentire ai familiari di costituirsi parte civile (un atto non semplice, considerando la mole di documenti richiesti, a partire dalla dichiarazione di successione).

Tra i sei imputati figurano due ferrovieri, Mauro Zorzan e Massimiliano Torre, e due membri della squadra manutentiva, Francesco Cirillo e Livio Romano, responsabili della revisione dell’impianto frenante che non si accorsero del malfunzionamento dello stesso. Sono inoltre coinvolti due dirigenti di Trenord, Giorgio Colombo (direttore della manutenzione) e Giancarlo Devichic (responsabile del deposito locomotive Milano Fiorenza). Per Colombo e Devichic l’accusa è di frode in processo penale e depistaggio, poiché avrebbero rimosso e occultato i pezzi malfunzionanti del sistema frenante al fine di ostacolare le indagini sul disastro ferroviario.

Dalle analisi della scatola nera del treno è emerso che il guasto era causato da un “trafilamento” del rubinetto del freno, che faceva passare aria in una condotta aumentando la pressione interna e sfrenando il convoglio. Una situazione anomala verificatasi nello stesso periodo anche su un altro treno fermo alla stazione di Brescia.

Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri di Monza, quando si è scoperto che uno dei guasti poteva essere attribuito al malfunzionamento dei componenti del sistema frenante (i cosiddetti “rubinetti del freno e di intercettazione”), i consulenti tecnici nominati dagli inquirenti non hanno trovato i pezzi da sottoporre ad accertamenti, poiché erano letteralmente spariti dal “treno fantasma”.

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Il mistero del treno fantasma in Italia

il mistero del treno fantasma

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Entra in una galleria, ma non esce più…quale mistero nasconde il treno fantasma.

Negli anni di avvistamenti nelle stazioni ferroviarie c’è ne sono stati parecchi, ma che fosse proprio un treno fantasma è cosa assai rara !

Pare che nel 1911, un treno Zanetti da tre vagoni pieni di passeggeri, durante la tratta Roma-Milano sia entrato in una galleria senza però uscirne mai più.

La storia raccontata dai 2 presunti superstiti ha dell’incredibile.

il mistero del treno fantasma

Nel momento in cui il treno è entrato in galleria è sopraggiunta una fitta nebbia bianca che ha provocato un leggero impatto.

2 dei 106 passeggeri sono riusciti a scendere dalla vettura prima che il fumo riempisse del tutto il tunnel rendendo la visuale impossibile.

Quando la nebbia s’è dissolta, non cera più traccia né del treno e né dei passeggeri, fatta eccezione per i due uomini.

I 2 rimasero per molto tempo in stato confusionale e successivamente ricoverati in un ospedale psichiatrico.

Tutta la zona è stata battuta  a tappeto più e più volte lasciando le autorità senza parole.

Si è fatta qualsiasi ipotesi, ma  nessuna sembrava essere plausibile…non c’era la minima traccia di quel treno!

il mistero del treno fantasma

Alla chiusura delle indagini si decise di deviare quella tratta e chiudere l’entrata della galleria con una barriera di pietre.

Durante la seconda guerra mondiale però, un bombardamento nazista distrusse l’entrata del tunnel riaprendo un varco.

Da quel momento in  poi, in diverse città in Germania, Romania e Italia, è stato avvistato un treno identico a quello sparito nel nulla in tratte in cui non doveva trovarsi.

Nel 1991, si dice sia stato avvistato in Crimea un vecchio treno Zanetti a 3 vagoni fermo sul primo binario.

Un ricercatore del paranormale a conoscenza di questa storia, diventata negli anni leggenda, pare sia salito sul treno.

Il treno ripartì per poi sparire nel nulla lasciando i testimoni senza parole

Nel 1992 in Russia esce un articolo su un treno che appare dal nulla, antico, silenzioso e che sembra non seguire nessun percorso in particolare.

Se questo non fosse già abbastanza inquietante, ci sono testimonianze che risalgono a prima del 1911.

Durante delle ricerche storiche, che molti frati medioevali avvistarono uno strano veicolo formato da 3 carrozze con a bordo dei viaggiatori vestiti in modo bizzarro.

Un fatto piuttosto curioso se pensiamo che in quel tempo non era ancora neanche stata inventata la ferrovia.

Ma non è tutto…

il mistero del treno fantasma

In un registro del 1980 di uno psichiatra di una clinica americana sono registrate le cartelle di 104 pazienti isterici.

Tutti sostengono di essere passeggeri di un treno Zanetti partito da Roma.

Nell’ottobre del 1995, un treno simile al Zanetti è apparso in una piccola città dell’  Ucraina

Un operaio delle ferrovie è sicuro che quello fosse il treno fantasma in quanto gli passò davanti senza lasciare traccia

Il mistero del treno fantasma è un’altro di quei casi dal sapore di leggenda metropolitana destinato a rimanere senza risposta.
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Il mistero dei treno fantasma

Nel folclore popolare spesso sono narrate storie di treni fantasma . Si tratta di entità misteriose, figure eteree, di locomotive o treni, interi, che si mostrano in luoghi specifici. Talvolta queste entità sembrano fluttuare viaggiando su rotaie invisibili emettondo suoni o luci.

Gli avvistamenti:

In Canada vi sono video e foto di un treno fantasma, il  Saint Louis Light, avvistato sempre di notte. Mentre in Inghilterra, a Crewe, una città ferroviaria, un treno fantasma di una locomotiva, la Nimbus , demolita nove mesi prima è stato avvistata più volte

Si narra che siano stati avvistati treni fantasma nelle campagne di molte nazioni, talvolta seguendo linee ferroviarie dismesse oppure non più presenti.

La leggenda del treno fantasma di Abraham Lincoln

Il mistero dei treno fantasma

Negli Usa questo fenomeno è stato segnalato in occasione del funerale del defunto Presidente  Abraham Lincoln . Si dice che quell’occasione un treno fantasma, ogni 21 aprile di ogni anno, effettui tappe di ben otto minuti in ogni fermata ferroviaria attraversata in occasione del funerale del Presidente. Il 21 aprile 1862 la salma del presidente, imbalsamata, attraversò i 12 stati della Federazione, fermandosi in ogni stato per una cerimonia funebre, partendo da Washington. Il treno fantasma è stato avvistato molte volte anche dopo la morte dell’uomo e secondo le voci popolari anche le sbarre dei passaggi a livello si abbassano al suo passaggio, tuttavia il 21 aprile è quasi certa la possibilità di riuscire a vederlo.

Il treno fantasma in Usa ha forse prelevato l’anima del defunto Presidente americano tramite il suo inquietante passaggio? Vi è chi afferma che all’interno del treno sia possibile intravedere dei fantasmi in uniforme e la salma del Presidente stesso. I testimoni di questo fenomeno sono numerosi e non mancano i racconti in merito.

I videogiochi e la televisione fanno spesso riferimento a treni fantasma appartenenti al folclore popolare o alla fantasia dei produttori. Secondo una leggenda i treni trasportano le anime nei loro viaggi verso l’aldilà.

Di seguito un video su YouTube di un ipotetico treno fantasma ripreso amatorialmente.

Approfondimenti:

Infine visita la sezione del sito su i Misteri nel mondo.

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La Zanetti, il treno fantasma sulla Roma-Milano

Esistono molte storie, alcune non molto note ma non meno affascinanti, riguardanti misteriose sparizioni, anche di massa, questo tipo di racconti circolano da secoli, tra culture e popoli molto diversi tra loro ed anche l’italia ha il suo campionario di sparizioni misteriose, i casi più eclatanti riguardano dei treni ed oggi ci occuperemo di un treno sparito dentro un tunnel nel 1911., posta un commento, 11 commenti.

il mistero del treno fantasma

Leggende...?

Beh più leggenda che storia, come ha detto un altro commentatore non ci sono prove, solo racconti riportati

Ma che fantasia malata, nella grande guerra nessun tunnel ferroviario in Lombardia è stato bombardato o distrutto e come metti a tacere i parenti dei presunti scomparsi ?. Cercate la società Zanetti nei libri di carattere ferroviario

Beh non ci sono prove storiche, solo racconti

si vero, a me però è piaciuta la storia, senza pormi troppe domande :-)

Bel racconto....

Le ferrovie che collegano direttamente Emilia e Lombardia sono tutte in piena Pianura Padana, quindi privi di gallerie, dove queste vi sono si raggiungono altre regioni come Liguria (linea dei Giovi, tuttora in servizio) e Toscana (Pontremolese, anche questa in servizio). Inoltre è impossibile che nel 1911 vi fossero diverse società ferroviarie dal momento che una legge del 1905 aveva istituito le Ferrovie dello Stato che avevano assorbito tutte le società preesistenti.

il mistero del treno fantasma

Mi sa di creepypasta bella e buona, e inventata molto di recente. Comunque è una storia molto affascinante direi. Complimenti per l'idea e per il viaggio nello spaziotempo. Ma vi sono molte incongruenze, come già segnalate sopra: 1) Sulla Bologna-Milano, e nello specifico tra Emilia e Lombardia, non c'è mezza galleria perché semplicemente non ve n'è bisogno: il territorio è pianeggiante. L'ultima galleria si trova nel comune di Vergato (BO), ed è la galleria Riola, fra le stazioni di Riola e Carbona (1.384 m). Già, perché fino al 1934, anno di apertura della tratta Prato-Bologna via S.Benedetto Sambro, la Bologna-Firenze proseguiva via Pistoia e poi sulla ferrovia porrettana. E a tal proposito... 2) Alcune gallerie su questa linea, la più vicina al confine emiliano-lombardo, anche se al confine tosco-emilano, sono lunghe anche 2 km. Poca roba già per l'epoca in verità. Perché qui si parla di galleria superlunghissima per l'epoca: già esistevano (solo riguardanti l'Italia) i tunnel ferroviari internazionali del Fréjus (13,6 km) e del Sempione (19,8 km). Se si ci si vuol riferire alla Grande Galleria dell'Appennino, sulla Bologna-Firenze "direttissima", fra le stazioni di S.Benedetto Sambro-Castiglione Pepoli e Vernio-Montepiano-Cantagallo, essa ha una lunghezza da record per l'epoca (18,5 km)... Ma, come detto, è stata aperta nel 1934: 23 anni dopo gli eventi narrati. 3) Questo tunnel da record, solo per una zona collinare, appare piuttosto curioso. Curioso come l'espediente narrativo del bombardamento durante la 1a guerra mondiale che, se da un lato paia giustificare la sparizione dello stesso, dall'altro crea più dubbi che altro: siamo lontanissimi dal fronte di guerra italiano, ma proprio di parecchio. Siamo dalle parti fra Piacenza e Cremona e il fronte arrivava al massimo al Veneto centro-orientale. Di bombardamenti aerei manco a parlarne... Ed a proposito della chiusura... continua dopo

seguito del messaggio di sopra (diviso perché troppo lungo) 4) Tra Emilia e Lombardia, dove passa la Roma-Milano, scorre il Po: a cosa servirebbe un lunghissimo tunnel collinare? Sottolineo il collinare perché dovrebbe superare in lunghezza anche i valichi ferroviari alpini tipo Fréjus, per un po' di collinette. E quanto al Po beh, scorreva sotto il fiume? Si diceva della chiusura: quindi, vista la fama sinistra, il tunnel semplicemente lo chiudi e lo abbandoni? Quindi non serviva a nulla e si potevano bypassare le colline? E i treni che vi sono passati prima? E quelli dopo, sulla Bologna-Milano, in attesa della costruzione della variante in superficie? 5) Di questa società Zanetti, anzi, La Zanetti, non vi è traccia da alcuna parte. Tenendo presente che nel 1905 nacquero le FS, che presero in gestione tutta la rete, al massimo si può ipotizzare di una compagnia sullo stile della CIWL, internazionale ed operante anche in Italia, che gestisce i vagoni letto e le carrozze ristorante. Ma una compagnia italiana che inaugurasse treni turistici (costruttrice?) e li gestisse proprio sulla principale linea, la Roma-Milano, è un'ipotesi molto molto tirata. Come ha detto sopra l'utente E.424.005 le FS, 6 anni prima, avevano assorbito tutte le compagnie che gestivano localmente l'ossatura della rete nazionale. Ribadendo: nessuna notizia su questa Zanetti (nome, comunque, plausibile, va ammesso), salvo rimandi a questa sparizione del 1911. 6) Zavalichi (o Zavaličy, o in altre forme di traslitterazione al cirillico ucraino) non ha dato risultati. Vabbè, è un dato minore. Il nome è plausibile per l'Ucraina e, del resto, esiste una marea di stazioni nei paesi dell'ex URSS, riferibili a piccoli villaggi, che difficilmente si trovano su Google se non con complesse ricerche. Comunque, molto affascinante come idea e come creepypasta. Vi suggerieri, visto che siamo nel 1911, di utilizzare una delle 4 gallerie appenniniche della ferrovia porrettana (Bologna-Porretta-Pistoia) come proscenio: ricordatevi che la tratta Prato-S.Benedetto-Bologna ancora non esisteva e che la ferrovia porrettana è molto suggestiva paesaggisticamente: una delle sue gallerie sarebbe perfetta per ambientarci una storia misteriosa del genere. Nota: molto bella l'idea di sbucare, oltre che nel tempo, anche nello spazio: in mezza Europa e perfino in Messico. Figo. Noto altresì parecchi riferimenti all'Ucraina: oltre a Černobyl (anzi, alla stazione di Prypjat, aka "Janiv"), c'è pure Sevastopol (in Crimea) e questo misterioso villaggio, così al dettaglio, di Zavalichi (che molto probabilmente esiste). Che l'autore della creepypasta sia ucraino? PS: se poi la storia ha creato un paradosso temporale fra due realtà quantiche parallele il discorso cambia :-) magari esiste un'Italia parallela in cui ci sono gli appennini fra Piacenza e Codogno, nella 1a guerra mondiale il fronte è arrivato a Cremona, ed esisteva questa "La" Zanetti. :-) Si ma, perché questo "La"?

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  • Articolo pubblicato: 31 Ottobre 2020
  • Categoria dell'articolo: #raccontiDel31Ottobre / Cilento / Italia

Ghost train

Uno solo è il motivo per consegnare un treno alla leggenda metropolitana: il suo arrivo in stazione in perfetto orario.

Battutacce a parte, non si contano le misteriose sparizioni che si rincorrono sulle strade, nelle acque, nei cieli e sui binari di tutto il pianeta.

Le cronache sono zeppe di episodi inspiegabili con protagonisti mezzi svaniti nel nulla. Navi e aerei scomparsi dai radar, e treni entrati in gallerie dalle quali non sono mai più usciti. Zone maledette, come il triangolo delle Bermude? Portali dimensionali? Poco importa, il copione è sempre lo stesso: luci abbaglianti o nebbie spettrali che avvolgono e inghiottono veicoli e persone, consegnandoli per sempre al folklore popolare.

Chi non conosce il mistero del treno scomparso nel 1911 durante il suo viaggio inaugurale sulla tratta Roma – Milano? Perché lo conoscete, vero? La formula non cambia: galleria + nebbia = puffete, treno volatilizzato in un punto non meglio precisato della dorsale Appenninica.

Delle 106 persone a bordo, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, solo 2 furono i sopravvissuti. Sopravvissuti ritrovati (ma guarda un po’) in stato confusionale e in preda a totale amnesia. Le cronache dell’epoca diedero pochissimo risalto agli avvenimenti, e la galleria maledetta fu distrutta (ma guarda un po’) durante i bombardamenti della Grande Guerra. Le teorie complottiste attribuiscono la sparizione di questo Titanic su rotaie alla Zanetti, la Compagnia proprietaria del convoglio.

Cosa, o chi trasportasse quel treno nuovo di zecca nel suo primo e ultimo viaggio, non si è mai saputo.

Fatto sta che in molti hanno avvistato il ghost train della Zanetti avvolto dalla nebbia e a passeggio per i binari di mezza Europa. Alcune apparizioni sono avvenute in Norvegia, altre lungo i binari della Transiberiana, altre ancora in Transilvania, e persino nella Zona di Alienazione di Chernobyl.

E poi c’è il treno merci scomparso nel tratto appenninico tra Firenze e Bologna nel 1991, per non parlare degli innumerevoli avvistamenti di treni fantasma in Scozia e Inghilterra.

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Dunque ricapitolando, che spariscano i treni è fatto abbastanza normale … soprattutto che spariscano dai tabelloni delle partenze. Ma che spariscano interi tracciati ferroviari lunghi diversi chilometri, è molto più di un semplice mistero. Che razza di enigma ci può essere dietro una ferrovia fantasma?

Nelle scorse settimane, durante un’esplorazione per realizzare un reportage sull’architettura dimenticata del Ventennio , mi sono imbattuta in un mistero che ha dell’incredibile.

Ma facciamo un passo indietro

Mi trovo nel profondo Cilento, in un posto tanto meraviglioso quanto inquietante nel toponimo. Sono nella Gola del Diavolo , la giornata è bella e la sessione fotografica scorre in tutta sicurezza. L’obiettivo è un vecchio ponte dismesso di epoca fascista, oggi in disuso e in completo stato di abbandono.

Ponte ferroviario fascista

Il ponte sul fiume Mingardo è poderoso, un vero capolavoro di alta ingegneria ferroviaria; non è difficile scovare il punto da cui accedere al vecchio sedime ormai non più armato dalle rotaie.

Qualcuno ha pensato di scoraggiare i curiosi con una blanda recinzione, uno steccato fai da te con miserabili bastoncini tenuti insieme da spago e fil di ferro. Spostarli è un attimo. Il primo tratto è invaso da una fitta vegetazione. Mentre mi districo tra arbusti, alberi di castagno e noci, in lontananza scorgo l’ingresso di una galleria. Non vedo l’ora di curiosare tra le sue oscurità!

Ferrovia fantasma Ferrovia Tirrenica Meridionale

Sto per varcarne la soglia quando la spina dorsale mi si gela al suono del fischio di un treno. Ecco il primo infarto della giornata. Il nuovo tracciato della Ferrovia Tirrenica Meridionale corre a poche centinaia di metri in linea d’aria. Eccolo il bastardo, un innocuo regionale che sfreccia alla stessa velocità del sangue che mi si è squagliato nelle vene.

Ok, due secondi per riprendermi. Mi affaccio dai bordi di mattoni rossi annusando l’intenso profumo di sambuco. Sotto lo spettacolo è perfetto. Lo splendido paesaggio rurale da un lato, e il Mingardo che scorre tranquillo dall’altro. Il tutto all’ombra del Monte Bulgheria. Con lo sguardo risalgo il suo ripido fianco tappezzato di lecci fin sul Balcone della Sentinella, un’antica postazione di controllo del territorio.

Poi sposto gli occhi a Ovest: ecco San Severino di Centola con i ruderi del suo castello, altro capolavoro, ma questa volta di strategia difensiva. Quel picco biforcuto e ventoso protegge uno dei borghi medioevali meglio conservati d’Italia. Naturalmente sono in molti ad aver udito tra quelle rovine una bella playlist di scricchiolii, sussurri e urla strazianti. Per il momento me lo guardo da qui.

Mingardo Gola del Diavolo

Che spettacolo. E che profumi! Un bel mix di aromi in cui riconosco mirto, ancora sambuco e liquirizia. A terra gusci di noci e ricci che nascondono castagne lucidissime e precoci, con troppa fretta di essere mangiate.

Ok, tutto meraviglioso, adesso però la galleria mi aspetta! Il silenzio idilliaco del momento è rotto soltanto dai miei passi sulla massicciata… e da una voce che mi raggiunge a tradimento come una coltellata alla schiena: “Non entrate” .

(E sono due)

Mi guardo indietro stravolta. Come ho fatto a non accorgermi della presenza di un umano? Dietro di me c’è un ometto anziano, minuto, con i capelli impomatati e in tenuta da caccia domenicale. L’unica cosa che riesco a dire è: “Buongiorno” .

“Giovinotta, state lontana dalla galleria” .

Il “Voi” è un retaggio ancora molto diffuso in tutto il meridione, così quando mi riprendo dal secondo infarto rispondo compiacendolo. “Non vi preoccupate, faccio un po’ di foto e vado via” , dico entrando finalmente nel cono d’ombra della galleria.

(Ma un momento, vuoi vedere che la galleria non è in sicurezza? Magari rischio di farmi male!)

Lo sconosciuto si avvicina scuotendo lentamente testa. E con un tono di voce più basso sentenzia:

“Il ponte è saltato in aria. Ma loro sono passati lo stesso”.

Loro chi? Ma che va blaterando questo?

D’istinto mi guardo i piedi in cerca di crepe, dislivelli, smottamenti o voragini che possano farmi cadere parecchi metri più in basso, tra le onde del Mingardo. Viscidi e odiosi pensieri s’insinuano serpeggiando nella mia mente: già immagino i vari Studio Aperto e le Barbare d’Urso titolare “Gola del Diavolo – (S)conosciuta blogger precipita mentre scatta selfie dal ponte” . No! Non sono io quella! Non me li sparo i selfie, io!

Durante il vaneggiamento credo di aver fatto proprio una faccia buffa, perché il tizio con un largo sorriso mi rassicura: “Non questo ponte. L’altro più a Nord” .

Poi torna serio e con un’aria greve conclude: “Il convoglio di Hitler… non sono riuscito a fermarlo” .

Ecco, ora comincio seriamente ad aver paura. Non di finire di sotto, non del ponte saltato, non della galleria. Comincio ad avere paura di questo sconosciuto.

In realtà è la paura che più di tutte mi accompagna durante le esplorazioni: non temo l’aggressione da parte di animali selvatici, non temo di farmi male quanto il pericolo della presenza umana.

I luoghi fatiscenti spesso sono casa per barboni, “risorse INPS”, spacciatori e balordi. Così mi tengo alla larga da case e fabbriche abbandonate che possano già da lontano farmi ritenere di essere un ricovero per gente pericolosa. Ma nel caso, mi sono ripromessa che la mia pellaccia non l’avranno tanto facilmente.

Lo sconosciuto riprende il suo discorso strampalato: “Tanto tempo fa lavoravo qui, ero il guardiano” .

Che genere di guardia si fa ad un ponte ferroviario? Ora che lo guardo meglio, sembra un tipo assai singolare: i suoi modi sono diversi, lontani dalla nostra epoca. Non ho l’abitudine di scrutare le persone dall’alto in basso, ma l’occhio mi cade immediatamente sui suoi scarponcini. Sono anfibi militari d’epoca anzi, vintage. Li adoooro , avrebbe detto la fashion blogger di prima precipitata dal ponte…

Rischio di passare per scostumata, ma proprio non riesco a staccare gli occhi da quegli anfibi, neanche quando l’uomo ricomincia a parlare:

“Quei diavoli hanno messo le ali al loro treno. Non lo leggerete mai sui libri di storia” .

Caspita, l’argomento è pane per i miei denti! L’anziano guardiano di un ponte che sembra conoscere gli avvenimenti accaduti qui durante la Seconda Guerra Mondiale. In altre situazioni l’avrei ascoltato per ore, ma una vocina mi suggerisce di non dargli confidenza.

Gli sorrido e dissimulo il mio interesse scattando numerose foto al panorama e alla vegetazione. Così lo sconosciuto si allontana, e dirigendosi verso lo steccato artigianale, senza voltarsi mi ripete con garbo: “Per favore, non entrate nella galleria” .

C’è qualcosa che va oltre la sua gentilezza che mi fa desistere dal contraddirlo. A malincuore lo ascolto (ma in verità neanche tanto a malincuore), così mi accontento di scattare qualche foto alla galleria da lontano. Ma sì, c’è così tanto da vedere qui intorno. Mi affaccio nuovamente dal ponte per ammirare il Mingardo.

L’opera erosiva di questo fiume ha modellato un’architettura talmente affascinante da irretire anche la fantasia di Dante. Sì, il Mingardo altro non è che lo Stige. E la Gola del Diavolo ha ispirato il Sommo Poeta nella sceneggiatura del suo Inferno. Torno indietro sui miei passi. Alzo lo sguardo e incrocio il borgo abbandonato. È lì che sto andando, ora.

Diversi minuti, parecchi metri, tanta fatica dopo

San Severino di Centola ponte fascista

Dalla cima del picco roccioso riesco a vedere entrambi i tracciati, la vecchia e la nuova linea ferroviaria attraversano la valle quasi affiancate. Riesco a vedere il sedime del ponte abbandonato e l’ingresso della galleria, che da quassù appare ancora più inquietante. A dirla tutta non sono così tanto dispiaciuta per non averla potuta esplorare. Scatto diverse foto alle rovine del borgo e poi crollo all’ombra di una grande croce installata da chissà quale artista. Salire fin quassù è stata una faticaccia immane, i gradini ricavati nella nuda roccia sono impervi, sconnessi e decisamente pericolosi. Per fortuna non incontro né anime vive, né anime morte…

San Severino di Centola

Mentre riposo ripenso alle strane frasi di quell’uomo anziano. Frasi incoerenti e slegate, ma solo all’apparenza. Poi rimugino sulla storia del ponte fatto saltare in aria. Ma certo, è vero! Ora che ci penso, durante il viaggio sulla lunga e noiosa statale per arrivare quaggiù, ricordo di essere passata sotto un vecchio ponte privo di una campata.

il mistero del treno fantasma

Senza volerlo, mi ritrovo su Google a cercare collegamenti sui luoghi che hanno fatto da teatro agli scontri della Seconda Guerra Mondiale nel Cilento. Cerco notizie sul ponte abbattuto, sul convoglio tedesco e sulla ferrovia. Scopro che quella di cui parlava lo sconosciuto, era una micidiale divisione corazzata tedesca, niente meno che una Panzer – Division , la “Leibstandarte SS Adolf Hitler” diretta in Sicilia per fronteggiare lo sbarco alleato. Attivo il GPS e apro GMaps. Con il dito seguo la tratta della Tirrenica Meridionale all’altezza del punto in cui mi trovo e… caspita!

C’è qualcosa che non quadra. Conosco bene il Cilento e quello che sto guardando sulla mappa, nella realtà non esiste!

Ferrovia fantasma o errore di Google Maps?

Google riporta il tracciato di una ferrovia inesistente, ma dubito fortemente che si tratti di un errore del colosso di Mountain View. Che poi, possibile che nessuno abbia segnalato questo errore (sempre se di errore si tratti)? E possibile che Google non abbia provveduto a rettificare?

No, decisamente non sono errori da Big G, questi! L’errore secondo me è piuttosto nel rendere pubblico per sbaglio un tracciato segreto , una ferrovia fantasma rettilinea e completamente sotterranea , che si congiunge alla linea ferroviaria ufficiale proprio qualche chilometro prima della galleria abbandonata.

Mistero ferrovia fantasma

Nonostante la stanchezza, mi risulta difficile tenere a bada il film che parte nella mia mente: perché quella ferrovia fantasma all’apparenza così inverosimile?

È una specie di acceleratore? Un portale dimensionale, o più verosimilmente una linea diretta per una base militare segreta , come scherzosamente ipotizzato anche dall’Associazione Ferrovie in Calabria ? Oppure un bypass conosciuto solo a pochi? Ma vuoi vedere che è da qui che il convoglio di Hitler è riuscito a passare, in barba ai bombardamenti alleati sul ponte più a Nord?

Mi riprometto di indagare una volta tornata a casa.

Più tardi mi ritrovo giù al bar del paese. La pandemia sembra non aver toccato la tranquilla quotidianità degli abitanti. La vita qui scorre lenta, al ritmo placido delle acque del Mingardo, e gli anziani sembrano ignorare quello che sta accadendo al resto del mondo. È uno spasso osservare una partita a briscola che si trasforma in un siparietto da bisca clandestina.

Sulle pareti del locale numerose foto d’epoca: il ponte in costruzione, la veduta con il borgo abbandonato, operai al lavoro sulla massicciata. Vengo attratta da una foto in particolare. Ritrae un soldato in posa con il ponte sullo sfondo. L’uomo è in divisa da Alpino (credo), ma il volto è in ombra e irriconoscibile.

Photo Wall Ponte Mingardo in costruzione

Ordino un caffè al bancone. All’anziano barman non sfugge la mia curiosità per quei vecchi scatti.

“Signorì, sapete che quella ferrovia è maledetta? Sapete quante volte gli americani hanno bombardato il ponte fascista per tagliare la strada ai tedeschi? Macché Signorì, niente, neanche un graffio! La Gola del Diavolo è nu’ posto assaje fetènte!

L’uomo afferra uno straccio, e mentre asciuga distrattamente un bicchiere, continua a raccontare con lo sguardo perso altrove: “Allora gli americani hanno abbattuto l’altro ponte più a Nord, ma quei dannati crucchi sono passati lo stesso. Da dove, non si sa!”

Ho una mezza idea, avrei voluto rispondere.

Poi, notando il mio insistente interesse per la foto con il soldato, l’uomo riprende a parlare con un piglio malinconico: “Ero molto piccolo, ma quel soldato lo ricordo bene. In paese era conosciuto da tutti. Nel 1944 fu ferito a morte durante uno scontro a fuoco nella vecchia galleria. È stato l’ultimo guardiano del ponte”.

Eccolo, il terzo infarto della giornata.

– Racconti del 31 Ottobre Collection –

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orsanelcarro

Questo articolo ha 36 commenti.

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Non conoscevo la storia del Roma-Milano scomparso nel 1911 e appena ho iniziato a leggere mi è venuta la “pelle d’oca” (si dice o è un’espressione dialettale piemontese?) Non conoscevo nemmeno la storia del ponte sulla Gola del Diavolo – e già il nome in sé non promette niente di buono. Ti confesso una cosa: mentre stavo leggendo speravo di vedere le tue fotografie scattate all’interno della galleria maledetta, ma una volta arrivata alla fine del racconto ho tirato un sospiro di sollievo: per fortuna non sei entrata! Meglio non scoprire da sola il segreto della ferrovia fantasma – e del fantasma della ferrovia. Anche il fatto di vedere il tracciato su Google Maps fa venire i brividi. E il pensiero del guardiano… non ci vedo pensare perché altrimenti questa notte non riuscirò a prendere sonno

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“Pelle d’oca” è internazionale, vale e varrà sempre anche nelle galassie più remote 😉 Anche io avrei voluto raccogliere un bel bottino fotografico, ma non è propriamente un anno adatto a intrufolarsi in gallerie maledette… ecco magari la prossima estate ci riprovo 😛 Da non credere “l’errore” di GMaps! Vorrei mandare una mail ma ho paura di sollevare un polverone anzi, una tempesta di pietrisco e sassi da massicciata. Perché ho l’impressione che tra poco mi restituirai la dose di brividi? 🙂

Fossi in te lascerei perdere, o rischi di trovarti il vecchio guardiano sotto casa in una notte buia e tempestosa! Sì, tra un paio di ore 😉

Ottimo! Gli proporrò uno scambio per avere quegli anfibi divini! 😛 Ti aspetto, non mi muovo 😉

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E per fortuna che non sarebbe stato creepy il racconto di quest’anno! L’incontro con il misterioso guardiano con gli anfibi retrò e il racconto del barista davanti alla foto sembrano usciti da un romanzo di Shirley Jackson! Non avevo mai sentito parlare del treno scomparso nel 1911 e non conosco la Gola del Diavolo, ma tu di sicuro, a forza di andare a caccia di atmosfere urbex, ormai te le porti dentro e sei bravissima nel trasportare anche noi lettori in questo mondo. Grande Dani!

Uh che complimentone… dici Jackson, dici angoscia! Grazie ma è immeritato! 🙂 Nemmeno io conoscevo il mistero del treno della Zanetti. L’ho scoperto per caso percorrendo i binari “morti” di Google cercando di approfondire il discorso di quella tratta fantasma. E ho scoperto un mondo! Le storie horror che corrono sulle traversine sono troppo affascinanti… altro che navi fantasma! La Gola del Diavolo è solo l’inizio: tutta la valle si chiama Valle dell’Inferno, credo per via di Dante. Ad ogni modo quaggiù è facilissimo finire nel girone dei golosi, scusa il gioco di parole, ma si mangia “divinamente”. Sdrammatizziamo, va’ 😛 Ti ringrazio di cuore, Alessia!

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Ma sai che non sapevo nulla di tutti questi treni scomparsi? All’inizio della lettura, nonostante il titolo, ero convinta che tra quel mix di profumi di sambuco e liquirizia sarebbe saltato fuori un vecchio treno trainato da una vecchia locomotiva fumante ed invece hai fatto di più! Un’intera linea ferroviaria, per di più di un periodo storico che, secondo me, nasconde ancora misteri. A quel “Giovinotta, state lontana dalla galleria” mi è venuto da ridere. Ho immaginato la scena e mentre ti scrivo mi sembra di vederlo l’ultimo guardiano del ponte con i suoi anfibi. E ti dirò…anche il fischio di un treno inafferrabile con la croce uncinata che scompare in una galleria avvolta nella nebbia

Sarà che ormai ci siamo abituati ai treni che scompaiono… 😛 Chissà perché nella cronaca (e nell’immaginario) comune, sono sempre navi e aerei a scomparire di più. Eppure un treno fa decisamente più scena, soprattutto se è un treno datato e c’è di mezzo una galleria. “Il fischio di un treno inafferrabile con la croce uncinata che scompare in una galleria avvolta nella nebbia”… mammamia, una scena da film! A proposito, scomodo nuovamente il buon Google per cercare nelle vecchie filmografie un film in tema, sarebbe la conclusione ideale per questa serata 😉 Ti ringrazio, come sempre! :*

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Un racconto degno di un X files. Quando hai iniziato a parlare di treni fantasma la mia mente è andata ad una scena di Ghostbuster 2 (il treno in metropolitana), e poi alla fine ad un’altra scena, quella di Lucky Luke con terence hill, una serie di moltissimi anni fa in cui si parla proprio di un treno fantasma e di una ragazza morta molti anni prima che aiuta lo stesso Lucky Luke.

Comunque sia ho letto molto volentieri tutta la storia, mi affascinano questi “misteri”. Anche perchè il nostro bel Paese (e non solo) è pieno di Misteri inspiegabili e risposte impossibili. Brava Dani

Uh la ricordo quella serie, quanto mi piaceva (in realtà ero una fan di Jolly Jumper, la bianca cavalcatura del buon Luke) 😉 Ti ringrazio per la lettura, mi fa piacere che tu abbia apprezzato questo X files in salsa meridionale 😛 Ogni tanto mi piace spararmi una dose di sano mistero italiano 🙂 Buona domenica, Luca!

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Io su Google Maps ho trovato una Casa di Babbo Natale fantasma… probabilmente mi segnalava il posto in cui la allestiscono per le festività e, quindi, era ovvio che a giugno non ci fosse. Questa cosa dei treni scomparsi nel nulla mi lascia perplessa, dovrei visionare il posto di persona per farmi un’opinione al riguardo…

Il fatto è che la ferrovia in questione non è una variante stagionale: o si tratta di una cosa veramente “grossa”, oppure di grossa c’è solo la svista di qualche tecnico di Big G 😉 La casa di Babbo Natale fantasma potrebbe essere uno scenario strepitoso per un racconto horror. Perplessa? Sì, sono sparizioni inverosimili, ma non impossibili 😉 Il Cilento è un posto meraviglioso, devi assolutamente venire per farti un’opinione (anche sulla gastronomia) 😛 Grazie per la lettura!

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MMiiii che racconti, alla Stephen King, non sapevo e mai letto del treno del 1911 scomparso; A fine giornata coincidenze davvero strane, secondo me hai fattobene ad acoltare le parole del “guardiano del ponte”. Ho visto bene, mahh il tracciato che tu hai segnato non sarebbe la galleria della nuova linea ferroviaria?? Ogni tanto mi piace “ovattarmi” e leggere questi racconti!!! Franceso.

MMiii e tu che complimento… accostarmi al mostro sacro 😛 troppo buono, ti ringrazio ma è proprio il caso di dire che “non c’è storia” 😉 No, quel tracciato non esiste, nella realtà non c’è nessuna galleria lunga tutti quei km e poi così in linea retta… per questo è così strano! Seleziona l’opzione Satellite per renderti conto che è veramente una cosa inverosimile. Ad ogni modo è inquietante ugualmente, perché la variante fantasma è collegata alla galleria che (non) ho esplorato: ingrandisci e segui il tracciato della variante spostandoti verso destra, arriverai alla stazione di Centola. La ferrovia attuale devia verso il nuovo ponte in calcestruzzo, ma all’epoca quei binari portavano dritti dritti nella vecchia galleria! Il ponte abbandonato è evidenziato con un POI azzurro, dall’alto si vede benissimo anche se i binari sono stati ormai divelti. Ti ringrazio per la lettura, Francesco.

Mahh forse non ho capito io, il nuovo tracciato della ferrovia, dalla stazione di Centola verso destra, vicino vi è l’agriturismo “Nido della Luna”, si imbocca la galleria? Non è l’inizio o la fine del tracciato che indichi tu?

Esatto, quello è il punto in cui la lunga galleria fantasma si unisce al tracciato ufficiale… sempre secondo Google. Invece la galleria abbandonata (dove ho incontrato il tizio) è a Sud Est.

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I mitici racconti del 31 ottobre. Da leggere tutto d’un fiato per la tensione. Molto bello e interessante questa storia che non conoscevo proprio. Vado a curiosare su Google Maps!

Ciao Giulia, come stai? Eh una volta l’anno vi tocca 😉 Pensa alla mia di tensione: scopro una ferrovia fantasma mentre visito un borgo fantasma. Forse ho scelto inconsciamente di sedermi ai piedi della grande croce per protezione… 😛 Fammi sapere se scopri qualcosa. Un grande abbraccio dall’Italia!

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Non ne avevo mai sentito parlare. Ma il vecchietto era reale? Ad un certo punto del tuo racconto ho avuto seri dubbi… un guardiano di un luogo del genere è quasi surreale o irreale. Che storia straordinaria hai condiviso, in Portogallo ci sono tantissime linee abbandonate ora mi tocca scoprire se anche qui ci sono misteri irrisolti. 😉

Tantissime linee? Allora troverai di sicuro qualcosa. In Italia ci sono dei veri e propri database che raccolgono tante informazioni utili sui tracciati dismessi. Prima della pandemia le associazioni organizzavano la “giornata delle ferrovie dimenticate” con raduni e trekking lungo i tracciati abbandonati più belli d’Italia! Sì, il vecchietto era reale! E anche la foto del soldato! Sono davvero la stessa persona? Non credo di volerlo scoprire… Invece come sono i fantasmi portoghesi? Sono curiosa! 😛 Grazie Lilly! 🙂

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Eh, no, Orsa, dovevi entrare nella galleria! Che avventuriera combattente sei? Bella storia, però, ideale per farci un racconto, un giorno.

Ma sai, il vecchietto è stato gentile. E con la gentilezza io mi sciolgo. La galleria è sempre lì, posso conquistarla quando voglio 😉 Grazie di cuore e benvenuto!

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Non mi perderei mail il tuo appuntamento con i racconti del 31 ottobre, nel quale hai oramai trascinato tante altre blogger! Ancora una volta, un’appassionantissima storia!

Grazie mille, Elena! 🙂 Perché non ci raggiungi l’anno prossimo? Chissà quante storie dalla verde e follettosa Irlanda! Ti aspettiamo davanti al camino dei racconti 😉

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Più che di questi binari fantasma, tracciati o segnalati che siano, sono rimasta sconvolta…ok gli aerei che spariscono ma pure i treni? Ma come è possibile? E ci è, u thriller! (Leggere alla barese)

Ci ho provato ma mi occorre una lezione di dizione pugliese, magari in DAD 😛 E chi ci pensava pure ai treni, hai visto che roba? 😉

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se segui il tracciato della linea ferroviaria “fantasma” c’è un tratto scoperto con un terreno coltivato che rimarca la traccia della linea ferroviaria!

Buongiorno Alessandro, sto risalendo il tracciato ma purtroppo non vedo il particolare a cui fai riferimento. Potresti magari copiare e incollare le coordinate in un commento? 🙂 Ho notato numerosi cavi dell’alta tensione che in alcuni punti si sovrappongono alla linea fantasma… la suggestione e la voglia di credere a un qualcosa di misterioso e tanta! 😉 Grazie per esserti fermato a leggere! 🙂

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Ciao Daniela, il ponte interrotto che vedi nei pressi di Agropoli, fu abbattuto per costruire la superstrada. Cerca su google: “ponte mattoni agropoli”, ti uscirà una foto della demolizione. Per quanto riguarda la galleria, essa è facilmente percorribile: ci passano escursionisti e agricoltori ogni giorno (ci sono passato anche io). Prima del ponte sarai sicuramente passata per un piccolo edificio adibito a capanno per attrezzi, forse immerso in cianfrusaglie e vegetazione. Quello era il vecchio casello ferroviario e un mio zio ne è stato il custode fino alla chisura del ponte nel 1965.

Ciao Francesco, grazie per le precisazioni sul ponte di Agropoli. La galleria (quando l’ho percorso io il ponte) era sbarrata, c’era uno steccato. Ho visto qualche orticello e sì, tanta sterpaglia, ma non mi sono accorta del vecchio casello, altrimenti l’avrei esplorato subito! 1965? Sarebbe bello raccogliere le testimonianze di tuo zio relative agli anni ’39 ’43, avrà visto sicuramente passare truppe e divisioni tedesche (oltre che sentire le bombe degli alleati). Grazie anche per esserti fermato a leggere 🙂

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Racconto molto intrigante e misterioso, scrittura davvero buona e coinvolgente, complimenti! Ci sei più tornata?

Ciao Mattia ti ringrazio per i complimenti e soprattutto ti ringrazio per averlo letto 🙂 Purtroppo no, ma conto di tornarci perché all’epoca c’erano i ponteggi per la ristrutturazione del castello… e vorrei riportare a casa due scatti più decenti 😉 Grazie ancora!

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Mamma mia, quanto scrivi MALE. Ti avvolgi su te stessa, ti commenti in modo irrilevante, chiacchieri, fai l’ingenua, civetti col lettore… Impossibile arrivare neanche a metà del disordinato resoconto

Siccome scrivo MALE (e a dirla tutta neanche ho tempo/voglia di replicare), lascio che sia ChatGPT a risponderti: “La prossima volta farò del mio meglio per accontentare il tuo elevato gusto letterario” . Tu invece la prossima volta abbi il coraggio di firmarti e di non usare email false. Anche perché non sai con chi hai a che fare…

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Ciao Orsa, grazie per questo testo che io ho trovato veramente scritto bene! (e ho studiato filologia 😉 ), quindi non cambiare niente! E’ proprio un tuffo nel mistero ^^, mi da proprio la voglia di venire a scoprire questi posti che hanno tutti questi nomi altamente ispiranti 😛 (io sto al confine Trentino/Veneto, numerose gallerie si, anche forti abbandonati (uno in fondo al mio giardino, pure), ma niente fantasmi purtroppo; e idem per quella storia del treno fantasma della Zanetti del 1911, in realtà è tratto di un racconto di Nikolay Cherkashin, non ha niente di storico: ad esempio dal 1905 tutti i treni in Italia diventano proprietà dello Stato, non può essere esistita una compagnia privata chiamata ‘Zanetti’ nel 1911…). Ma nulla toglie al fatto che i viaggi nello spazio-tempo sono teoricamente resi possibili in fisica quantistica! Quindi.. buone scoperte e prospettive future (e presenti – e magari anche passate 😉 )!

Ciao Fabienne grazie di cuore per la lettura! Un forte abbandonato nel giardino… che fortuna pazzesca, io l’avrei eletto a mio rifugio per direttissima! 😀 Sì, ci sono buone probabilità che il caso Zanetti sia una leggenda, ma non è detto sai? Mi hai fatto venire voglia di approfondire e cercare notizie tra gli archivi dell’epoca! Abbiamo nomi, date e luoghi, non dovrebbe essere difficile smentire o… confermare il mistero 😉 Grazie ancora!

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Il treno: la storia vera dietro al film cult del 1964

Micaela Di Nicola

Il treno è il film cult del 1964 con protagonista Burt Lancaster nel ruolo del capo della resistenza, Paul Labiche. Siamo nel 1944, in pieno periodo bellico. Per ordine di  militari tedeschi, all’indomani della liberazione della capitale francese da parte degli americani, un gruppo di tedeschi tenta di portare via moltissime opere di valore dalla Galleria Nazionale Jeu de Paume. M.lle Villard, la direttrice del museo, non si arrende e contatta così una squadra di partigiani. Il regime è a corto di fondi sul finire del conflitto e le opere hanno un valore inestimabile. 

Viene così organizzata una missione speciale e un treno addetto al trasporto di tali opere. Il colonnello tedesco Von Waldheim (Paul Scofield), addetto alla missione, inizia però ad avere dubbi nei confronti dell’ispettore del treno Paul Labiche, che sembra piuttosto rallentare la missione. Paul è infatti segretamente a capo della resistenza e farà ogni cosa in suo potere pur di fermare il convoglio, fino a deviare il treno, confondere le stazioni percorse, far credere ai tedeschi che la destinazione finale sarà la Germania, mentre tentano di far tornare invece il treno indietro, fino alla stazione francese di partenza, Rive Reine.

Tentano persino di farlo deragliare e di dipingerne una parte di bianco, in modo da non essere colpito dagli Alleati. Un action adrenalinico a tutti gli effetti. Ma quanto c’è di vero nella storia narrata da John Frankenheimer ? Nella realtà, il piano d’attacco è stato molto più veloce, combattuto a colpi di… burocrazia. Il treno contenente le opere, una volta partito, ha avuto modo solamente di percorrere poche stazioni. Grazie alla burocrazia, il tenente francese Alexandre Rosenberg ottenne il permesso per fermare il treno proprio poco dopo la stazione di Parigi, aprirne le porte e riportare a casa le opere trafugate dai tedeschi.

Il treno è uno dei più importanti esempi cinematografici di disobbedienza bellica (qui vi proponiamo sul tema anche altri titoli ). Il treno , intanto, è in programmazione questa sera su La7 alle 21:15. Se invece siete in cerca di un’alternativa per la serata, vi proponiamo tutt’altro titolo, con il ritorno in tv di Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre .

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Il treno

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Il treno fantasma o il treno del mistero è un classico dell’immaginario. Dal “ Mistery Train ” del rock’n’roll degli anni cinquanta a “ La Freccia Gialla ” di Viktor Pelevin, molte sono le canzoni, i romanzi e i film che hanno narrato la storia di treni carichi di mistero e di paura. Peccato che, in questo caso, ci si trovi davanti ad un’intera linea ferroviaria fantasma: il famigerato corridoio N° 5 che avrebbe dovuto collegare, con l’Alta Velocità, Lisbona con Kiev.

 Luca Rastello e Andrea De Benedetti hanno percorso tutto il tragitto, dall’Atlantico al Dnepr, sulle orme di un treno che non c’è e che, molto probabilmente, non ci sarà mai. E l’hanno fatto con spirito d’osservazione, attenzione e ironia tali da rendere questo agile e godibilissimo testo uno dei più utili da consultare per tutti coloro che si interessano al problema del TAV, in Italia e all’estero. E nel dire tutti, qui, si intendono proprio tutti: contrari (tanti) e favorevoli (pochi); perché, a differenza di molti altri testi, quest’ultimo si muove con leggerezza, senza acrimonia e senza eccessivi tecnicismi, tra i dati reali, il parere degli esperti e l’osservazione sul campo.

Verrebbe da dire che se Bruce Chatwin avesse potuto interessarsi al problema dell’Alta Velocità ferroviaria, forse, avrebbe scritto un libro del genere. A tratti colto, in altri quasi umoristico (verrebbe da pensare ad una sorta di “ Due uomini in viaggio, nonostante i treni ”), il libro ci guida lungo il percorso di un costosissimo ed inutile (perché già superato dai fatti economici) progetto. Che ha, però, sempre più l’aspetto di un incubo per gli abitanti delle nazioni coinvolte nel programma e per i territori devastati dai cantieri dei lavori ad esso inerenti.

 I due autori sbarcano a Lisbona, punto di partenza per il loro viaggio attraverso l’Europa, circa due settimane dopo che il governo portoghese,  il 21 marzo 2012,  ha deciso di rinunciare definitivamente al progetto dell’Alta Velocità a causa dei gravi problemi economici che affliggono la nazione. Così la stazione di Santa Apólonia non avrà modo di diventare il culmine né, tanto meno, l’inizio di un veloce viaggio  per le merci da Kiev all’Atlantico, al contrario di quanto previsto dal programma iniziale dei lavori.

 E’ un buon viatico per l’esplorazione di un percorso progettuale che avrebbe dovuto andare in esercizio tra il 2030 e il 2050. E che già nel 2012 mostrava inquietanti smagliature. Sì, perché, come affermano De Benedetti e Rastello: ” il dibattito sulle grandi opere viarie, a Bruxelles come in Italia, è sempre condizionato dall’eco di grandi previsioni disattese e di altrettanto grandi promesse a lunga scadenza […] costi abbattuti nell’arco di decenni, rientri economici – spesso mirabolanti – previsti ben oltre la metà del secolo appena iniziato, immemori della sacrosanta ironia con cui andavano trattati i piani quinquennali cari alle dittature comuniste del secolo scorso ” (pag.16).

 Così “ nel rapporto sull’analisi dei costi-benefici dell’Osservatorio Torino-Lione leggiamo, infatti, che i lavori cominceranno nel 2014, termineranno (se tutto va bene) nel 2035 e inizieranno a produrre benefici nel 2073” (pag. 19). Peccato che il 2073 sarà tra “sessantun anni, e sessantun anni non sono un tempo da economisti o banchieri, ma da futurologi, scrittori di fantascienza, astrologi, profeti. Conoscete una banca disposta ad erogare un mutuo  a sessant’anni?[…] Sempre che nel frattempo non abbiano già inventato il teletrasporto ” (pa.19).

 Ecco, il senso del libro e dell’indagine potrebbe già essere riassunto tutto nelle poche affermazioni qui riportate. Come ai tempi della Grande Emigrazione italiana verso l’America, l’Italia e l’Europa sono ancora attraversate, a livello economico e politico, da una subdola genia di imbonitori che vendono la speranza, in cambio di laute prebende, ad una società soffocata dalla più grave crisi economica dal ’29 ad oggi. Facendo finta, oltre tutto, che questa non abbia delle dirette conseguenze sulle loro sballatissime e più che improbabili promesse.

 Non si vuole togliere il piacere della lettura, a coloro che iniziassero a prendere in mano “ Binario Morto ”, raccontando qui le storie, le esperienze e le difficoltà che i due autori incontrano nel portare a termine il loro viaggio attraverso Portogallo, Spagna, Francia, Italia (Valle di Susa e Pianura Padana), Slovenia, Ungheria e Ucraina. Ma almeno i pareri di due esperti interpellati, prima del viaggio e durante lo stesso, possono essere ancora qui riportati.

 Il primo è quello di Sergio Bologna, uno dei massimi esperti mondiali per i problemi legati alla logistica, oltre che una delle menti più lucide della critica dell’economia politica del capitale. “ L’alta velocità non è una questione che riguarda le merci – attacca senza preamboli il professore – Sanno tutti che è un imbroglio confondere i due argomenti. Al di sopra degli ottanta chilometri orari il logorio dei carri aumenta in maniera esponenziale e gonfia a dismisura i costi di manutenzione. E’ evidente qual è la conseguenza sulle merci trasportate ” (pag.66).

 Continua poi: ” Altro che linee da potenziare: il 70 per cento dei porti adriatici sono vuoti, la Slovenia non esporta niente e importa tutto. […] Le merci principali in transito lungo queste direttrici sono i numeri gonfiati ” (pp. 73 – 74) E, citando ancora un’analisi di Standard & Poor’s (nota accolita di estremisti e black block) sulle previsioni operate in passato per valutare l’esigenza e la redditività delle grandi reti viarie, conclude:” Su cento opere prese in esame da Standard & Poor’s le previsioni di traffico su cui era basata la progettazione sono risultate sovradimensionate nel 90 per cento dei casi ” mentre “ Il problema è che gli interporti (si pensi a quello realizzato ormai più di vent’anni fa ad Orbassano nei pressi di Torino – nda ) non sono stati realizzati, nella maggior parte dei casi, secondo un piano logico che possa poi prevedere una prospettiva di integrazione; sono sorti qua e là, un po’ dappertutto, a caso. La sola ragione per cui sono stati fatti risiede negli appetiti economici locali o nell’interesse delle amministrazioni a mostrarsi in qualche modo efficienti ” (pag.74)

 L’altro esperto, interpellato durante la sosta a Barcellona, è il Professor Germà Bel, docente di Economia presso l’Università della stessa città e Visiting Professor of Public and International Affairs presso l’Università di Princeton. Il punto forte del suo ragionamento è il seguente: ” In realtà si stima che nel mondo ci siano solo due linee ad alta velocità in attivo: la Tokio – Osaka e la Parigi – Lione. Tutte le altre sono in perdita, secondo i dati dell’Uic, l’Union internationale  des chemins de fer [di cui è vicepresidente l’amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti] ”(pag. 55). In Spagna, per esempio:” non si recuperano neanche i costi di investimento […] Poi ti vengono a dire che la linea Madrid – Barcellona è in attivo. Certo che lo è. Se non si calcolano i soldi investiti e non si calcolano i treni ” (idem).

 E continua: ” Posso solo dire che far viaggiare i treni merci sulle linee ad alta velocità non ha alcun senso. Primo perché i treni merci sono intrinsecamente lenti, secondo perché i binari ad alta velocità hanno costi di mantenimento elevatissimi che inciderebbero molto pesantemente anche  sul costo del trasporto merci ” (pp. 60 – 61).

 Ci sarebbero ancora un sacco di esempi, tratti dal libro, da riportare ma è meglio lasciar scoprire a chi si avvicinerà al testo  quante siano le ragioni per opporsi ad un’opera dannosa, dispendiosa e inutile come il TAV. Un autentico binario morto, come i programmi dei governi che l’hanno accompagnata e difesa, anche sulla pelle di chi (Sole e Baleno) gli si sono opposti fin dagli inizi. E che meritoriamente Rastello e De Benedetti non dimenticano di ricordare.

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Vacanze nel mistero

"La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza." Albert Einstein

Silverpilen, un treno fantasma

il mistero del treno fantasma

Silverpilen non è un treno come tanti altri, si tratta di un treno fantasma che infesta la metropolitana di Stoccolma e ha alle spalle una lunga serie di storie e racconti che turbano ancora oggi la Svezia.

Parlando di treni fantasma , nella nostra mente appare subito l’immagine di una vecchia locomotiva sbuffante su rotaie malridotte e, tutt’intorno, un paesaggio inquietante e misterioso.

Nel caso del Silverpilen , invece, siamo in pieno centro urbano e quella che stiamo per raccontarvi non sembra una leggenda metropolitana ma la realtà di un treno dimenticato che non vuole smettere di far parlare di sé.

La storia di Silverpilen

Partiamo innanzitutto dal nome, Silverpilen è il nome dato al treno fantasma in quanto ricorda il suo particolare colore argentato. Tutto iniz iò nel 1965, anno in cui la metropolitana di Stoccolma acquistò dei nuovi mezzi da aggiungere alla flotta.

I vagoni del Silverpilen , che originariamente erano in alluminio, iniziarono a sferragliare per Stoccolma e l’intenzione era quella di non procedere alla verniciatura con il tipico colore verde, che rappresentava la flotta dei mezzi cittadini, probabilmente con l’intento di fare risparmiare l’azienda di trasporto pubblico.

I vagoni in alluminio, più spaziosi ma con un design meno curato rispetto ai treni ufficiali, iniziarono a sfrecciare per la città e la popolazione iniziò ad usare il nome “Freccia d’argento” per riferirsi a quel mezzo di trasporto che non convinceva fino in fondo.

Il Silverpilen in funzione

Dal 1965 fino al 1996 il Silverpilen ha operato occasionalmente nella metropolitana di Stoccolma, specialmente nelle ore di punta. Alla fine degli anni ’70 la linea metropolitana fu ampliata con la costruzione di una ulteriore stazione nella citta di Kymlinge.

Non sappiamo quali furono i motivi, ma la costruzione della stazione metropolitana di Kymlinge non fu mai terminata e lasciata all’abbandono. L’aspetto della stazione, vuota e incompleta, ha alimentato nel tempo la nascita di numerose leggende, facendo di Kymlinge l’ipotetica sede del treno fantasma , il luogo dove venivano caricati i passeggeri fantasmi .

La dismissione del treno fantasma

Il Silverpilen ha terminato il suo servizio per la metropolitana di Stoccolma durante il 1996, anno in cui fu smantellato e smontato a pezzi. In parte le carrozze furono utilizzate dall’Accademia di polizia della città per gli addestramenti contro il crimine metropolitano.

Altre parti furono invece consegnate al suo costruttore, Hagglunds, che li trasformò in una caffetteria.

Il treno fantasma

Silverpilen è entrato a fare parte dei racconti popolari degli abitanti di Stoccolma e non solo come il treno fantasma. Capace di apparire e scomparire in determinati orari, Silverpilen sfreccia anche attraverso il tempo, con la capacità di annullarlo. Uno dei racconti più noti, infatti, parla di un passeggero salito sul Silverpilen per raggiungere la stazione successiva e sceso dopo che era trascorsa una settimana.

Le leggende parlano di passeggeri con il volto privo di espressione. Si tratterebbe dei defunti provenienti dalla stazione fantasma di Kymlinge, tanto che un detto locale sostiene che “ solo i morti scendono a Kymlinge “.

Alcuni testimoni dicono di essere stati “ costretti ” da una forza invisibile a salire sul Silverpilen e altri di non essere riusciti a “ scendere ” per parecchio tempo.

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Il “TRENO FANTASMA”: il passante che non passa mai

A Milano c'è un treno fantasma

il mistero del treno fantasma

I mezzi di trasporto pubblico a Milano funzionano, non si può dire altro. A parte qualche pecca, qualche ritardo di troppo e qualche sciopero che incasina tutto in un giorno che altrimenti sarebbe stato un giorno qualunque, ATM è efficiente. Tutto questo se ci si concentra su Milano Milano , sul centro città o nella sua immediata periferia. Sì perché la provincia meneghina non è poi sempre così ben servita, anche perché non è solo ATM che serve Milano, ci sono anche Trenitalia e Trenord per esempio.

Facciamo l’esempio della tanto amata/odiata Trenord  che ha introdotto il famoso passante, treno che avrebbe collegato le linee provenienti da nord-ovest con quelle provenienti da est e sud-est, passando sotto il centro urbano di Milano. Linee comodissime se non fosse per i suoi abituali ritardi. Une delle sue linee è anche conosciuta come una linea fantasma. Ma, perché è chiamata così? Ecco la sfortuna di chi prende l’S9 .

# La linea Suburbana S9 Saronno – Seregno – Milano – Albairate

il mistero del treno fantasma

Trenord sul proprio sito riporta: “ La linea Suburbana S9 Saronno – Seregno – Milano – Albairate circonda la città di Milano e l’attraversa nei quartieri a sud. I treni della linea S9 partono ogni 30 minuti ed effettuano tutte le fermate, esclusa Ceriano Laghetto Groane. Le prime corse del mattino e le ultime alla sera sono limitate a Milano Porta Garibaldi .”

# Albairate, che era costei?

Iniziamo ad analizzare questo S9… già i suoi capolinea sono tutto un mistero, o meglio, se Saronno è ben conosciuto e per la sua stazione passano numerosi treni , sorge il dubbio di dove sia, o cosa sia Albairate . Precisiamo quindi che Albairate è un comune di meno di 5 mila anime in provincia di Milano e vicino ad Abbiategrasso.

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# Soprannominato il treno fantasma

Ma il vero problema non sono i capolinea dell’S9. Tra i pendolari che prendono il treno in una delle fermate dell’S9, questo treno non ha per nulla una buona fama . La chiamano una linea del passante, ma il vero problema è SE passa . Sì perché l’S9, conosciuto anche come l’Albairate o il Saronno , è famoso per i suoi ritardi e per le sue cancellazioni.  Per questo motivo è chiamato da molti: il Treno Fantasma .

# E’ addirittura nata una solidarietà tra pendolari

il mistero del treno fantasma

Leggere sul tabellone luminoso che il treno S9 è in orario è quasi un miracolo , ma non c’è neanche molto da sperare, perché le probabilità che arrivi seriamente in orario sono veramente basse. All’S9 piace fermarsi, piace prendersela con comodo e non ama mai arrivare puntuale . E se tra Lambrate e Forlanini per sbaglio ha recuperato i suoi minuti di ritardo, preferisce attendere e accumularli nuovamente, magari poco prima dei binari, così da poter tener le porte ben chiuse e far perdere la coincidenza alle povere persone che ci sono su.

L’S9 è così “famoso” tra chi lo prende (o tenta di prenderlo) e chi invece sente annunciare tutti i giorni i suoi ritardi ringraziando che non è il suo treno, che a volte quando capita di scambiare due parole con il pendolare vicino a te, la conversazione potrebbe essere “Che treno prendi?” “L’S9 te?” “Oh mi dispiace, no io no fortunatamente”. È nata una sorta di solidarietà tra pendolari.

Insomma, se si può evitare, consigliamo vivamente di non organizzare i propri spostamenti con il treno fantasma, oppure partire almeno mezz’ora prima.

Continua la lettura con:  IL PASSANTE STRATEGICO: le tratte in città dove il treno è più rapido della metro (anche se pochi lo sanno)

BEATRICE BARAZZETTI

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Il mistero irrisolto del mondo Il fantasma apparso sul treno, finora nessuno ha confermato (treno fantasma)

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L'animale con il minor numero di denti al mondo riesce a malapena a vederne uno (pangolino)

La torta più alta e più grande del mondo: un intero edificio a tre piani (le uova usano un centinaio di catties), cos'è lo "scarabeo" nell'antico egitto e perché gli antichi egizi adoravano lo scarabeo, nel contrattacco di kharkov nella seconda guerra mondiale, perché manstein ha corso dei rischi e ha perso sul fronte meridionale se ha fallito, l'embrione di dinosauro più completo al mondo è stato scoperto in cina. sembra un pollo. può essere restaurato, l’africa e l’asia rappresentano ciascuna tre dei sei paesi più corrotti al mondo, il dizionario cinese xinhua più venduto al mondo (567 milioni di copie vendute), sun wukong ha 10 titoli, sapere che 5 non è male, ma la gente comune non sa quale sia il significato di 5, classifica dei primi dieci uccelli longevi, quale uccello ha la longevità più lunga, cos'è una giornata nuvolosa: cielo mezzo azzurro e mezzo nuvoloso (raro ma non strano), 'oumuamua potrebbe essere un'astronave con molti segreti nel suo corpo (corpo celeste cosmico), quali sono gli animali in sud america dai un'occhiata ai primi dieci animali rari in sud america (con immagini), i netizen in hunan hanno trovato una strana sfera di luce con sorveglianza, che galleggiava a casa (strana sfera di luce), la cina costruirà una centrale elettrica sulla luna, è utile (base lunare), la sella del tifone si è formata ed è atterrata nel mio paese (tempo del tifone), le quattro montagne più belle della classifica mondiale (l'himalaya è all'ultimo posto), il faraone khufu ha cercato di usare la grande piramide per proteggere il suo cadavere (è successo davvero), le dieci specie più brutte del mondo, gli scarabei stercorari si nutrono davvero di feci, nel 1955, il volo 914 viaggiò nel tempo e nello spazio (scomparve per 35 anni e riapparve all'aeroporto/voci), la terra è nata 4,5 miliardi di anni fa, ed è curiosa l'esistenza di civiltà preistoriche, 4 delle quali sono state registrate.

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  • Lun. Gen 15th, 2024

Pensiero spensierato

Il mondo dei fantasmi di Ladyghost

Silverpilen, il treno fantasma che terrorizza la Svezia

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Di Ladyghost

il mistero del treno fantasma

La storia del treno locomotiva poltergeist di Stoccolma ha inizio nel 1965 , secondo Christoffer Sandahl, direttore del Spårvägsmuseet, il Museo Svedese dei tram. Quell’anno, la metropolitana di Stoccolma ha acquistato otto vagoni in alluminio non verniciato da aggiungere alla sua flotta. Nelle intenzioni di chi lo comprò, i treni non verniciati avrebbero dovuto gradatamente prendere il posto di tutti gli altri già circolanti sulla linea metropolitana di Stoccolma, che erano tutti verniciati di verde. Usare treni non verniciati, infatti avrebbe portato un consistente risparmio nelle casse dell’azienda di trasporto pubblico di Stoccolma. Prima però era necessario sapere cosa ne pensasse la gente di quei nuovi treni così nudi… E fu così che le otto sferraglianti carrozze di Silverpilen fecero la loro apparizione a Stoccolma.

silverpilen

Silverpilen, treno d’argento

Anche prima di diventare una storia di fantasmi, il treno si era guadagnato il soprannome Silverpilen (o Silver Arrow, Freccia d’argento ) dalla gente del posto. Secondo Sandahl, il treno non era molto popolare tra gli abitanti di Stoccolma, che erano addirittura disgustati dal suo aspetto grezzo. Ma non era solo l’esterno di lucido argento che destava stupore. Le vetture erano infatti state realizzate con un design leggermente diverso rispetto ai treni standard della metropolitana di Stoccolma. Le porte si aprivano sull’esterno del treno, il che rendeva gli interni, privi dei soliti annunci e decorazioni, più spaziosi, consentendo il trasporto di un maggiornumero di persone. A differenza dei treni della metropolitana, generalmente brillanti e pulite, gli interni del treno d’argento erano un po’ più sporchi, con segni di graffiti parzialmente cancellati, e il suo aspetto era decisamente poco gradevole.

Tutto questo ha contribuito ad alimentare la leggenda segondo cui il Silverpilen altro non fosse che, appunto, un treno fantasma, che appare e ricompare in orari ben definiti, con il suo carico di passeggeri…fantasma. Si racconta infatti che Silverpilen trasporti gli operai morti bruciati dopo che un treno della metropolitana aveva preso fuoco all’interno di una galleria, sebbene sono sia mai stato documentato un incidente del genere nella storia della metropolitana svedese… si racconta anche che Silverpilen sia un treno capace di annullare completamente il tempo: un passeggero che salì su Silverpilen per un breve tragitto, volendo raggiungere solo la stazione successiva a quella in cui era salito, in realtà rimase a bordo di Silverpilen per oltre una settimana…

kymlinge

Dal 1970 la leggenda di Silverpilen era molto diffusa, ben nota in tutta la Svezia, e la fama del treno fantasma era in decisa crescita. Poi, nella prima parte del decennio il sistema della metropolitana è stato ampliato, dando avvio alla nuova linea blu nel 1975. Come parte integrante di questa espansione, è stata costruita una nuova stazione, chiamata Kymlinge , per servire una zona in cui era prevista una riqualificazione economica… che però non si è mai verificata, e così anche Kymlinge è stata abbandonata al suo destino, restando spoglia e vuota al suo interno, permettendo così la nascita di numerose leggende sul suo conto: si racconta infatti che solo i morti passino a Kymlinge, e si iniziò a testimoniare come Silverpilen si fermasse proprio a Kymlinge, per far salire e secendere i suoi passeggeri fantasma.

Ma proprio come Silverpilen, Kymlinge era chiaramente reale, ma anche in questo caso le storie soprannaturali l’ammantarono di mistero. Silverpilen continuò a essere usato nella metropolitana di Stoccolma fino al 1995 o al 1996, quando è stato finalmente dismesso, e i treni smembrati.

In questo modo si pensava forse di mettere fine alla leggenda di Silverpilen, ma così non fu, perchè tutti conoscono, bene o male, la leggenda della freccia d’argento svedese. E per di più, il vero treno non è completamente scomparso. Secondo Sandahl un paio di vetture sopravvivono ancora, in tutto il Paese. La metà di uno dei treni è stato spostato alla Scuola di polizia di Stoccolma, dove viene utilizzato come ambiente di formazione per insegnare ai cadetti come fermare i criminali sulla metropolitana. L’altro treno sopravvissuto si trova presso la sede della Hägglunds, società svedese che ha costruito il treno.

Nonostante tanto tempo sia passato, le storie di Silverpilen infestano ancora le tracce della metropolitana di Stoccolma e il treno argento si ferma silenzioso e misterioso nella stazione fantasma di Kymlinge… e ci sono ancora molte persone che, vedendo arrivare il lucido treno, preferiscono aspettare quello successivo, per non rischiare di trovarsi improvvisamente… morti .

fonte: atlasobscura

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I Kraftwerk sono vivi e lottano insieme a noi

Il Capodanno a Rimini ci conferma che non sono vecchie cariatidi, ma una band ancora capace di dire qualcosa.

preview for Sky1's Yonderland pays tribute to Kraftwerk

Il nuovo anno è iniziato e sono lontane le indecisioni su come trascorrere la notte del 31, i cui eventi – secondo tradizione – condizioneranno tutto l’anno successivo. Moltissimi, per tagliare la testa al toro, si sono recati alla Fiera di Rimini nella quale ha avuto luogo Galactica, una festa impostata sull’ elettronica perlopiù danzereccia che come headliner aveva… i Kraftwerk . Ecco, i Kraftwerk che aprono le danze del 2024 sono un mistero gaudioso, affascinante ma nello stesso tempo oscuro: il perché della loro esistenza oggi non è infatti più tanto chiaro.

kraftwerk

I prodromi del disco vanno cercati nel 1983, quando i Kraftwerk pubblicano un brano ispirato al Tour de France , la famosa manifestazione ciclistica, e ad esso dedicato ( appunto, “Tour de France”): la melodia portante cita Hindemit e i suoni che compongono le ritmiche e che colorano il pezzo sono campionamenti riferiti alla bicicletta, quindi dal meccanico al diciamo “ fisiologico”, immettendo anche suoni di atleti “sotto sforzo”. E’ un cambio di rotta notevole rispetto all’ immaginario tecnologico che era la base di Computer World e delle prove precedenti ad esso: per la prima volta i Kraftwerk si spostano verso la carne e le ossa , viste come - probabilmente – la macchina più perfetta che si possa trovare su questo pianeta. Il telaio della bicicletta e tutti i suoi annessi sono un potenziamento dell’ umana perfezione , tanto che possiamo dire che qui i nostri prendano una posizione postumanista ben precisa (secondo le dichiarazioni di Florian, “pedalare è musica, la genera”). Chiaramente ciò che scatena tale intuizione – e che per esempio, dopo aver suonato le lodi alle automobili ( Autobahn ), ai treni ( Trans Europe Express ) e via discorrendo non li ha portati a scrivere qualcosa anche sul motociclismo - è la sfrenata passione per il ciclismo come ibrido uomo / macchina che prende in primis Florian Schneider e poi il sodale Ralf. Gli altri invece attendono in studio che tornino dalle loro cavalcate (uno dei motivi dell‘abbandono di Flur pare sia stata proprio l’incapacità di aderire al 100 per cento a questa “insana” passione).

Il nostro Hutter cercherà di spingere la band a sviluppare un intero concept sul tema, che però verrà visto come qualcosa di troppo personale. Ragion per cui, dopo l’ uscita del singolo, i Kraftwerk tornano al loro solito trademark incidendo Electric cafè : è il 1986, il perfezionismo lo fa uscire in ritardo di circa cinque anni trovandosi in una situazione musicale sempre più allineata alle loro intuizioni impedendogli il guizzo “pioneristico”. Originariamente doveva chiamarsi Techno pop e includere anche il sovracitato singolo “ Tour de France ”, ma per l’appunto risultava scollegato dall’ album, nato in qualche modo per essere un disco “manifesto” di un genere musicale in ascesa e di una cultura pop intrisa di tecnologia: laddove Computer world era un concept sul potere pervasivo del silicio nella vita umana, Techno pop andava invece nella direzione di un mondo completamente digitale in cui la mutazione è oramai completata : il virtuale diventa umano, soprattutto nell’ iperrealismo della musica che, liberata dai supporti, aiutata dal campionamento digitale e infilata nella rete, diventa praticamente eterna ( forse citando i Righeira nell’ uso dello spagnolo, i nostri recitano “ La musica ideas portara . Y siempre continuara”). Ecco perché , laddove Computer world era ancora registrato in analogico, qui invece si usa il digitale in maniera massiccia . Il titolo viene poi cambiato in Electric cafè , e non è difficile associarlo a quel costume tanto in vigore nei novanta degli “internet cafè”, che ancora riuscivano a tenere gli internauti lontani dalla galera delle loro casette per una socialità inedita, visionaria ma ancora presente a se stessa.

Performance, Stage, Event, Music, Performing arts, Display device, Concert, Performance art, Stage equipment,

Electric cafè , ad ogni modo, non farà breccia nella critica, accusato di essere monocorde e privo di grandi idee (nonostante nei fatti il sound e la scrittura dei pezzi influenzeranno tutti gli anni novanta, soprattutto quelli dei Depeche Mode che ancora gli devono i diritti per “ Strangelove ”, praticamente una cover di “The telephone call”) e i Kraftwerk da questo momento si bloccano dal punto di vista creativo: questo ancora una volta perché il ciclismo appassiona talmente tanto i due membri fondatori da togliere tempo alle session di registrazione. Nel ‘91 se ne escono con The Mix ,un best of che sale sul carro della moda del periodo, ovvero quella dei remix, sciupando l’ occasione di tornare con un disco fatto per il novanta per cento di jam digitali in studio ( nelle quali i nostri si prodigavano) : ma evidentemente manca la sicurezza di fare centro e si ripiega sui grandi successi , arrangiati in maniera moderna e favolosa – certo - ma sempre lì stiamo. Per vedere un disco di inediti reale, completo e retto da un obiettivo artistico ben preciso, dovremo aspettare il 2003, quando in occasione dei 100 anni del Tour de France , i nostri realizzeranno finalmente la vecchia idea di Hutter. Ed il risultato anche stavolta mette la stampa di settore in crisi: nonostante le recensioni siano in genere positive, sembra che ci sia un problema di fondo nell’ avere il coraggio di considerarlo un grande album. Ed invece è senza dubbio ispirato: si evince dal fatto che per vederlo uscire siano passati ben diciassette anni e il tempo per elaborarlo fin dai minimi particolari sia stato speso nel lavorare i suoni alla perfezione. Il concept è solido, ma soprattutto è l’ approccio ad essere cambiato e a rinnovare i canoni dei nostri. I Kraftwerk si pongono come “classici”, non più come avanguardisti a tutti i costi. Anzi, quello che fanno è appunto mettere davanti a tutti il fatto che oramai determinate sonorità sono quasi un discorso “folk”, il computer ha sostituito la chitarra e via dicendo. Non c’è , quindi, ancora qualcosa in grado di sostituire il computer, che invece nelle sue enormi potenzialità di contenere uno studio intero di registrazione in un laptop rende tutto più veloce e la sperimentazione non è più a lunghi salti ma a piccoli step. La dimostrazione di questo sta nel periodo storico in cui il disco esce: i primi anni duemila sono caratterizzati infatti da un ritorno di fiamma dell’ electro in tutto il mondo, un evento davvero stratosferico che vede i giovanissimi a comporre brani velocemente, grazie al boom dei software.

Gente come Anthony Rother porta avanti un suono e un’ estetica che è para para quella dei Kraftwerk ma attualizzata da delle possibilità tecnico sonore prima inimmaginabili e ora alla portata di tutti: i club sembrano impazzire con questa nuova/vecchia musica, anche etichette come la Warp pubblicano dischi che ai Kraftwerk devono moltissimo (vedi gli Elecktroids). Insomma, i grandi vecchi tornano in pista riprendendosi quello che gli spetta, giocando sullo stesso campo dei loro figliocci e – diciamolo – battendoli per il semplice fatto di avere già inventato tutto (senza i Kraftwerk difficile pensare anche alla techno di Detroit) e di ricordarglielo in maniera spietata. Tour de France è un modo per ribadire che se c’è un faro nell’ electro e nella techno minimal house, quello è il loro. Suono di una precisione incredibile, brani come ” Aerodynamic ” o “ Electro Kardiogramm ” – sempre un mix tra suoni aerobici umani e meccanismi a due ruote -profumano di sempreverdi : in generale c’è il sospetto che questi brani fossero nei cassetti da sempre, aspettando solo il momento buono per farsi vivi (anche se è praticamente assodato che Fritz Hilpert, dal 1990 con la band in qualità di percussionista, abbia avuto un grande peso in fase di composizione). Se pensiamo che il brano inedito precedente questo materiale è il singolo “ Expo 2000 ”, una commissione strapagata da parte appunto della succitata manifestazione, composta forse in maniera un po’ “leggera” (dovuta proprio al fatto di dover arrivare a tutti) e fin troppo in linea con “Moments in love” degli Art Of Noise , allora all’ ascoltatore di Tour de France si drizzano le orecchie perché c’è finalmente qualcosa di approfondito e in linea con l’antico spirito dei nostri.

Naturale che poi, alla notizia di un tour mondiale nel 2004, il pubblico abbia risposto andando in massa a vederli: non erano più vecchie cariatidi, ma una band ancora capace di dire qualcosa e che – si sperava – avrebbe potuto farlo anche in futuro. Dal vivo sorgeva il sospetto che i nostri si limitassero a premere play nei loro software e mutare qualche traccia al momento giusto (anche qui volendo prime mover), ma il rigore della loro presenza sul palco ripagava di tutto (e poi le loro tutine futuribili stile “Tron” non erano ancora così attillate da mostrare le maniglie dell’ amore): logico che da una tournee cosi trionfale i nostri tirassero fuori dal cilindro l’idea mai accarezzata prima di un disco dal vivo (appunto, Minimum / Maximum , ad oggi la migliore testimonianza dei nostri su un palco). Inaspettato invece che nelle classifiche mondiali si piazzassero benissimo, arrivando addirittura primi in Germania per la prima volta nella loro storia: solo negli Usa non andò come sperato, fallendo l’ entrata nella top 200 di Billboard, i nostri eroi si consolarono però con un terzo posto nella sottocategoria dance/electronic album . Segno che ad ogni modo il pubblico era con loro, ansioso di seguire il loro credo robotico : e ancora lo è, come dimostra il successo del tour partito a maggio del 2023 a Rio de Janeiro e concluso per l’ appunto alla Fiera di Rimini il 31 dicembre. La band però ci lascia con un quesito: suonano per timbrare il cartellino o perché qualcosa bolle in pentola ? Ci auguriamo che nel 2024 i Kraftwerk ci regalino un atteso nuovo album, tra i tanti artisti che continuano a girare il mondo e che ce l’hanno in canna (vedi i Cure): abbiamo ancora bisogno di “music non stop”.

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Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov

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Il dottor Petrov, appassionato di scienze occulte, è chiamato ad affrontare il viaggio più difficile. I passeggeri del treno fantasma, sospesi tra la vita e la morte, hanno tutti una storia da raccontare e indizi da fornire all’impavido dottor Petrov, che avrà l’arduo compito di non lasciarsi affascinare dalla rassicurante prospettiva dell’oblio. Le storie dei vari personaggi portano il giovane psicologo in luoghi nuovi e sconosciuti, alcuni bui, altri proibiti e altri ancora più familiari, accendendo forte in lui il desiderio di ritornare a casa. La strada però è sbarrata da una forza invincibile, che va oltre l’umana comprensione. Solamente l’intervento di uno sconosciuto potrà salvarlo…

Prologo La città era scomparsa, ammantata da una nebbia così fitta da sembrare una parete imbiancata di fresco o la tela immacolata di un pittore troppo pigro. Le uniche cose visibili in trasparenza erano delle piccole sfere di luce galleggianti a tre o quattro metri di altezza, ricordo di qualche lampione ormai diventato fantasma. Se non avessi conosciuto come le mie tasche quelle strade probabilmente non avrei fatto in tempo a prendere il treno… Erano le undici e tre quarti quando arrivai alla stazione centrale; era completamente deserta e immersa in un silenzio spettrale. Il treno sarebbe dovuto passare di lì a un quarto d’ora, sempre che fosse veramente passato. Ne avevo solo sentito parlare, ma per uno studioso dell’occulto come me era impensabile non verificare una simile diceria. Il treno dei morti, il treno fantasma… è così che lo chiamavano tutti quelli che mi avevano raccontato di averlo visto. Si diceva passasse solo una volta ogni dieci anni a mezzanotte esatta, durante l’ultima notte di luna piena dell’anno. Nessuno sapeva dove andasse il treno, nessuno sapeva chi trasportasse, nessuno aveva mai visto scendere neanche una persona dal treno, né c’era traccia o racconto di persone che ci erano salite. Il treno era avvolto nel mistero più totale. Qualcuno diceva di aver intravisto qualche passeggero dietro ai finestrini e che quei passeggeri avevano l’aspetto di spettri… fantasmi… morti.

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Mentre pensavo a queste cose, mi accorsi che ormai mancava un solo minuto alla mezzanotte e uno strano tremore si impossessò di me. Non riuscivo più a star fermo e passeggiavo sulla banchina ininterrottamente, poi a un tratto un fischio sordo ruppe il silenzio facendomi sussultare e, voltandomi, vidi una locomotiva a vapore squarciare la tela di nebbia che avvolgeva la stazione con uno strappo deciso, come una mano che scosta d’improvviso una tenda. Il treno era imponente, completamente nero, senza nome né indicazione alcuna sulla carrozzeria. Non v’era traccia né di macchinisti, né di personale. La locomotiva rallentò fino ad arrestarsi del tutto, si aprirono le porte, nessuno scese. Ora tremavo ancor di più, non riuscivo a decidermi, poi quel mostro di ferro emise un altro fischio, come un lungo ululato contro la notte, era il segno che il treno stava per ripartire, presi un lungo respiro, trattenni il fiato, feci per salire e… Con decisione scalai tre dei quattro gradini che conducevano all’interno della prima carrozza. Mentre mi apprestavo a fare il passo decisivo, però, mi si parò davanti un uomo. Rimasi per un attimo a bocca aperta di fronte a quell’enigmatico personaggio tutto vestito di nero. Aveva una divisa semplice, tuttavia non riconobbi a quale compagnia apparteneva. Sul taschino davanti recava un’unica targhetta con inciso il simbolo di una bilancia. Ci guardammo per qualche secondo in silenzio, poi mi decisi a parlare: «Buonasera, signore!». «Buonasera a lei, dottor Petrov! Mi rincresce, ma non è ammesso portare alcun bagaglio sul treno.» «Come fa a conoscere il mio nome? Chi è lei? Come sarebbe a dire che sul treno non sono ammessi bagagli?» «Mi scusi, dottore, mi presento: io sono il Capotreno ed è compito mio far rispettare le regole a bordo e le regole dicono che non si possono portare bagagli sul treno.» «Mi perdoni, ma mi sembra quanto meno singolare che su un treno non si possano portare valigie.» «Non ne avrà bisogno, caro dottore.» «Non capisco, com’è possibile che…» «Capirà!» tagliò corto l’uomo; aveva un’espressione indecifrabile. «Ora la devo pregare di lasciare a terra i suoi bagagli oppure di andare via, mi dispiace, ma le regole del treno non si possono infrangere.» Fui sul punto di alzare i tacchi e ritornare al mio laboratorio, ma qualcosa nel profondo mi diceva che dovevo assolutamente prendere quel treno. Così mi risolsi a lasciare sulla banchina la valigia contenente la mia attrezzatura e quella contenente gli indumenti, non senza qualche protesta che fu completamente ignorata dal Capotreno. «Che ne sarà dei miei bagagli?» chiesi infine al Capotreno, che non mi rispose: era già scomparso attraverso l’uscio che portava nella carrozza successiva. Quando finalmente salii sul treno, mi guardai intorno in cerca di altri viaggiatori e rimasi a dir poco pietrificato da ciò che vidi: un gruppo ristretto e male assortito di passeggeri popolava quel primo vagone: erano solo in tre ed erano senza alcun dubbio… tutti morti, o per lo meno lo erano sicuramente stati in passato.

La prima carrozza Nella prima poltrona della prima fila c’era seduta una nobildonna con lunghi capelli neri e dai tratti molto sottili. Indossava un vestito da sera di colore blu che recava uno strappo all’altezza della spalla destra e sul capo aveva posato un cappello con dei fiori intonati all’abito. Al collo portava una collana molto sfarzosa e, subito sopra quella, aveva una tremenda ferita che andava da orecchio a orecchio incrostata di sangue rappreso. Guardava fuori dal finestrino con aria vagamente sommessa. Qualche poltrona più dietro era seduto un uomo, non giovane, con degli abiti logori e in testa uno strano cappellaccio da cui spuntava un ciuffo di capelli. A un primo sguardo poteva quasi apparire normale, non fosse stato per il fatto che il suo corpo era trasparente e potevo vedere attraverso di esso le cuciture della poltrona sulla quale era seduto. Anche lui guardava fuori dal finestrino, ma con aria curiosa. Nell’ultima poltrona all’ultima fila sul lato sinistro della carrozza c’era il personaggio più strano dei tre: una mummia con le bende ingiallite dal tempo, perfettamente immobile, con la testa rivolta in avanti e le braccia distese lungo il corpo. Alla vista dei miei compagni di viaggio ero rimasto dapprima impaurito, ma ora fremevo dall’eccitazione in quanto studioso dell’occulto. Quale fantastica opportunità sarebbe stata quella per parlare con esseri soprannaturali, che non appartenevano più al mondo dei vivi? Quali enormi benefici ne avrebbero tratto le mie ricerche scientifiche? Decisi che mi sarei avvicinato subito alla donna elegante della prima poltrona e così feci un passo verso quella, ma fui sorpreso dal fischio del treno e dal movimento improvviso della partenza. Se non mi fossi tenuto sarei caduto. Appena il treno si mosse, la nobildonna distolse il suo sguardo dal finestrino all’improvviso, come ridestata da un sonno profondo, e guardò invece nella mia direzione. Vedendomi sorrise leggermente, risposi a mia volta sorridendo e avvicinandomi a lei mi presentai: «Buonasera, mia signora. Permettete che mi presenti, sono il dottor Alexander Alexandrovich Petrov!». «Buonasera, dottore, sono la Contessa Erdode Peterné Hanna. Che tipo di dottore siete voi, se non è troppo scortese chiedere?» «Non è scortese, non vi preoccupate! Sono uno psicologo, e inoltre sono uno studioso delle Scienze occulte e in merito a ciò posso dire che è stato un enorme piacere per me riuscire a prendere questo treno.» «Perché dite questo, dottore?» «Perdonatemi, Contessa, ma con tutto il rispetto, è palese che qui sul treno siate tutti trapassati.» «Voi credete? Eppure vi sto di fronte, caro dottore, e voi siete di fronte a me» mi rispose la donna con fare semplice, nonostante il suo rango. «Certo, Contessa, tuttavia, la ferita che avete al collo credo sia stata la causa della vostra dipartita, o sono in errore?» «La ferita? Si riferisce a questa?» mi disse toccandosi il lembo destro del taglio. «In effetti credo che voi abbiate ragione, dottore.» «Ricordate come ve la siete procurata, se posso chiedere?» «In effetti sì, ora che me lo domandate, lo ricordo, volete ascoltare la storia?» «Ma certo, Contessa, ve ne prego!» Iniziò a parlare…

La nobildonna In gioventù avevo sempre sognato di poter andare a vivere in un castello insieme a un uomo nobile e facoltoso. Dopotutto appartenevo anch’io a una famiglia della nobiltà nazionale e potevo legittimamente ambire a un matrimonio di tutto rispetto. Inoltre, essendo la primogenita, era un mio pieno diritto sposare un uomo ricco e titolato e al tempo non desideravo altro, che sciocca! Quando compii quindici anni fu deciso che avrei potuto prendere marito, così venne organizzato un ballo per il mio debutto in società. Durante il ballo conobbi baroni e conti e fu uno di questi ultimi a rapirmi il cuore: il Conte Peter Erdode, che nell’autunno dello stesso anno divenne mio marito. Ero la donna più felice del mondo, il mio più grande desiderio si era infine avverato. Nell’inverno che seguì concepii nostro figlio e poi diedi alla luce il nostro meraviglioso Jànos. Quello è stato senza dubbio il periodo più felice della mia vita. Amavo mio marito e avevamo un bellissimo figlio. Vivevamo nel lusso e nelle comodità e avevo anche mia sorella minore, Orsolya, accanto a condividere le mie gioie, essendo diventata la mia dama di compagnia. Per molti anni la vita trascorse tranquilla al castello mentre il nostro rampollo cresceva sano e forte; ma poi, nell’anno in cui egli compì dodici anni, si ammalò di una rara forma di febbre dalla quale nessun dottore fu in grado di salvarlo. Il mio piccolo se ne andò nell’inverno dello stesso anno portandosi via il mio amore, la mia anima, la mia vita e tutto quello che ero stata. Uscii da quella vicenda totalmente distrutta e, nonostante tutte le ricchezze e i lussi di cui potevo godere, ero inconsolabile. Non riuscivo più a sopportare il castello, ogni angolo di quel luogo mi faceva tornare in mente Jànos. Non riuscivo più a guardare mio marito e per alcuni anni non riuscii neanche più a giacere con lui nel letto coniugale; la morte di nostro figlio, però, non aveva devastato solo me, aveva cambiato profondamente anche Peter, tingendo di nero la sua anima. Il Conte con il passare degli anni era diventato malvagio fino al punto di minacciare di cacciarmi dal castello se non gli avessi dato un altro erede; mi costrinse a concepire un secondo figlio. In cuor mio cominciai a odiarlo e quando partorii il nostro secondogenito odiai anche lui al punto da non volerlo vedere per molti mesi dopo la sua nascita e non volli mai allattarlo, lasciandolo alle cure aride e senza amore delle nostre balie. Non riuscivo in alcun modo ad amare quel bambino che, pur non avendo colpa alcuna, rappresentava per me solamente un vano e grottesco tentativo di sostituire il mio Jànos. Il mio cuore non riusciva più a provare amore perché si era molto indurito. Peter e io eravamo ormai diventati nemici e lui faceva di tutto per farmi del male, mi tradiva con numerose donne e non aveva neanche la decenza di tenermi nascosti i suoi idilli amorosi. Poi un giorno tutto cambiò. Era Primavera, il sole splendeva caldo nel cielo di maggio e dopo tanti mesi grigi e spenti passati al castello decisi di uscire da sola per visitare i giardini: adoro i fiori! Verso mezzogiorno si alzò un vento forte proveniente da nord che mi convinse a rientrare. Quando fui arrivata in prossimità delle porte però una folata mi portò via il cappello e, siccome esso mi era caro, mi voltai e iniziai a rincorrerlo. Il vento però era veramente forte e lo persi di vista; percorsi un altro po’ di strada e arrivai dinanzi alle stalle e lì vidi un uomo che teneva in mano il mio copricapo e avanzava verso di me sorridendo. Indossava abiti semplici. Non sapevo chi fosse, ma ebbi immediatamente la sensazione di conoscerlo da tutta la vita. D’un tratto mi sembrò come fosse sempre stato lì, per me, sorridendo e porgendomi il cappello con fare gentile. Era un uomo possente e robusto, con i capelli corvini e con una folta barba bruna come la notte; e gli occhi… ah, i suoi occhi… erano verdi, di un verde che ricordava i boschi. Non so per quale motivo, ma immaginai che se mio figlio Jànos non fosse morto, da grande sarebbe diventato così. Mentre pensavo questo, l’uomo, che era arrivato a pochi metri da me, si fermò e con inaspettato garbo parlò: «Mia signora, questo deve essere caduto a voi. Perdonatemi, ma è finito in un posto sporco e umile come le stalle di cui mi occupo per ordine di vostro marito il Conte». Mentre parlava mi guardava intensamente. Parlò con tono rispettoso, ma sicuro; avvertii la forza e la determinazione di quell’uomo nelle sue parole e il suo sguardo profondo mi fece vagamente arrossire. Non sapevo cosa dire, così gli chiesi semplicemente quale fosse il suo nome. «Vi prego di perdonarmi, Contessa, sono proprio un maleducato! Mi sono rivolto a voi senza prima presentarmi. Mi chiamo József e lavoro qui ormai da quasi vent’anni, da quando ero appena un ragazzo. Mio padre è stato stalliere della casata Erdode per molti anni prima di me, servendo vostro suocero con lealtà.» «Non siete stato maleducato, József, tutt’altro, siete molto gentile per essere uno stalliere e parlate in maniera corretta. Com’è possibile?» «Mia signora, è merito proprio di vostro suocero, era un uomo veramente eccezionale, che dio lo abbia in gloria! Mio padre e il Conte Tamás Erdode furono ragazzi insieme e divennero, se me lo permettete, dei buoni amici. Il Conte Tamás volle insegnare personalmente a mio padre a leggere. Un giorno gli fece dono di alcuni vecchi volumi che narravano storie di cavalieri. Mio padre lesse e custodì quei titoli gelosamente per tutta la vita e poi li tramandò a me quando fui anch’io in grado di comprenderli. Sappiate che per me è stato un onore immenso poter leggere dei libri appartenuti a un uomo tanto nobile quanto vostro suocero. Da quei libri ho imparato quel poco che so su come sia giusto comportarsi.» Fece una pausa mentre continuava a guardarmi, poi dopo qualche secondo aggiunse: «Spero di non esservi sembrato troppo audace nel parlare». «Non siete stato audace, non ve ne preoccupate! Purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscere mio suocero Tamás, è morto quando mio marito era ancora in fasce, ma dalle vostre parole capisco che è stato un uomo giusto.» Mi parlò ancora di quanto benevolo fosse stato il vecchio Conte e io ascoltai le sue parole rapita e meravigliata. Non ritenevo possibile che un uomo come quello fosse solamente un umile stalliere. Poi d’un tratto, violenta, la campana della chiesa suonò le due del pomeriggio e mi convinsi, controvoglia, a tornare al castello. Quando tornai a casa, per la prima volta dopo tanto tempo, ebbi il desiderio di vedere Ince, il mio secondogenito; per la prima volta in assoluto lo presi in braccio e stringendolo piansi a lungo, in cuor mio gli chiesi perdono per non averlo amato fino a quel momento. Per la prima volta vidi veramente quel bambino e vidi che aveva i miei occhi, gli stessi occhi di Jànos: da quel momento in poi ebbi un altro figlio. Quella notte non potei dormire neanche per un momento e dopo lunghi anni provai di nuovo desiderio per un uomo. Il mattino seguente uscii presto e lasciai detto alla servitù che sarei andata a fare una passeggiata a cavallo e che non avrei voluto essere accompagnata. Arrivata fuori dalle stalle chiamai il nome di József, ma non ebbi risposta, il cuore mi batteva all’impazzata, non avrei sopportato un altro minuto senza vederlo; chiamai di nuovo, più forte, questa volta lo stalliere uscì, iniziai ad andargli incontro rapida, lo stesso fece lui, quando fummo a un metro di distanza ci fu un lungo silenzio in cui lui mi guardò come mai aveva fatto nessun uomo, ricambiai lo sguardo: non ci fu bisogno di alcuna parola, mi prese lì nella stalla e mi amò con tanto vigore da farmi dimenticare tutte le sofferenze patite in quegli anni. Da quel giorno non potei più fare a meno di lui, divenne la mia aria, e io la sua. Sentivo il fuoco della passione ardere di nuovo in me, come quando tanti anni prima avevo sposato mio marito. Tornai ad amare la vita, ad amare mio figlio, ricordai come si faceva a sorridere pur avendo perso un bambino. Perdonai Peter per tutto quello che mi aveva fatto e cominciai a non odiarlo più. Era esploso, feroce, l’amore dentro di me e quando si ama si ha la forza di perdonare e di accettare tutto e tutti. Iniziai a vedere József sempre più spesso, con qualunque scusa. Decisi di mettere a parte del mio segreto solamente Orsolya e nessun altro, poiché avrebbe potuto aiutarmi e accompagnarmi nelle mie uscite e lei si mostrò felice per me. Lunghi e infuocati mesi passarono, durante i quali io e il mio amore ardevamo di una passione che non conosceva battute di arresto, credetti di essere stata colpita da una qualche sorta di magia o incantesimo, perché mi sentivo come vent’anni prima. I nobili però diventano sempre sospettosi e Peter iniziò a dubitare delle mie “uscite”. Riuscii con qualche scusa a convincerlo che amavo ancora solo lui e volle credermi; fece perfino organizzare la solita festa in occasione del mio compleanno che cadeva nello stesso periodo dell’equinozio d’autunno. Più che una festa era un vero e proprio ballo in maschera alla quale partecipava tutta la nobiltà nazionale. Per quell’occasione fece confezionare per me un fantastico abito blu e un cappello con dei fiori di campo, i miei preferiti; l’abito aveva come accessorio una mascherina dello stesso colore che copriva gli occhi. Decisi che avrei partecipato al ballo normalmente e così avrei fatto se solo non fosse successa una cosa che non potevo prevedere. La sera del ballo il castello fu addobbato a festa, erano presenti tutti i componenti delle case più nobili della nazione. Durante il momento più importante della serata, cioè il ballo principale, mi si avvicinò un uomo con un costume verde scuro e una lunga barba, mi chiese la mano per un ballo e, non riconoscendolo, accettai con garbo, ma poi quando fummo più vicini gli guardai gli occhi, erano di un verde intenso, mi accorsi che si trattava di József e provai un misto di paura ed eccitazione. «Che cosa ci fai qui? Chi ti ha fatto entrare?» gli chiesi a metà del ballo, tremante tra le sue braccia possenti. «Sono qui per augurarti buon compleanno, mio dolce amore! Un’amica mi ha aiutato!» «Quale amica? Non saresti dovuto venire, è pericoloso, e se qualcuno ci vedesse?» «Affronterei le conseguenze a testa alta, Hanna» dicendo questo mi sfiorò leggermente il viso con il dorso della mano. «Vediamoci tra venti minuti nella foresteria» concluse lesto. «Va bene, che follia! Mi raccomando, fai attenzione!» gli lasciai la mano e iniziai a ballare con un vecchio signore che credo fosse uno zio di Peter. Ballai per qualche altro minuto, poi con una scusa mi allontanai dalla sala e iniziai a dirigermi verso la foresteria per incontrare il mio vero amore. Durante il tragitto, mi voltai più e più volte: sembrava che nessuno mi stesse seguendo. Arrivai alla foresteria ed entrai; nella terza stanza mi aspettava József, aveva tolto la maschera nel frattempo e ora vedevo il suo bel viso. Mi avvicinai e lui mi prese, mi baciò e mi strappò la mascherina dagli occhi, la buttò per terra e iniziammo ad amarci… Improvvisamente la stanza si riempì di una mezza dozzina di guardie e vidi mio marito, portava in mano la sua spada, aveva un’espressione indecifrabile ma terrificante; dietro di lui, mezza nascosta, c’era mia sorella Orsolya. Peter ordinò alle guardie di prendere József; ci vollero tre uomini per strapparlo da me e tenerlo fermo, un quarto per tenere me in disparte. Mio marito colpì József forte, sul viso, più e più volte, ingiuriandolo nei modi più spregevoli; ogni colpo produceva un suono raccapricciante. Iniziai a gridare di smetterla, ma un demone si era impadronito di Peter, non si fermava, poi quando non ci fu altro che una maschera di sangue sul volto dello stalliere, si frenò. «È tutta colpa mia» sussurrò József con un filo di voce. «Vi prego di non fare del male ad Hanna.» Peter ricominciò a colpirlo intimandogli di stare zitto, ero disperata, urlavo, piangevo, mi stavano strappando l’amore dalla carne, un’altra volta. Quello che un tempo era stato mio marito mi guardò con aria disgustata, alzò la sua spada e la appoggiò sul petto ampio di József che non gli aveva dato ancora la soddisfazione di gridare, nonostante tutti i colpi ricevuti e poi spinse la lama lentamente attraverso le sue carni fino al cuore e lo trapassò da parte a parte. Solo allora il mio adorato urlò, per un momento, prima di chinare il capo per sempre. Mi mancò il respiro, ebbi paura di svenire, ma poi un pensiero iniziò a occupare la mia mente: come avevano fatto a trovarci? Erano tutti al ballo. «Sei stata tu, Orsolya! Perché?» le gridai, tra le lacrime. «Perché hai voluto uccidermi un’altra volta? Perché mi hai tradito così spietatamente?» La mia domanda rimase senza risposta, mia sorella non parlò mai, scappò via, che donna debole! Peter a quel punto si avvicinò a me, con aria feroce e gli occhi di fuoco: faceva paura. «Come hai osato disonorare il mio nome? Come hai osato tradirmi nella mia stessa casa?» «Tu parli di tradimento?! Mi hai tradito innumerevoli volte!» «Io potevo farlo, sono il padrone qui» dicendo ciò mi strattonò per la spalla destra e mi gettò a terra costringendomi in ginocchio dinanzi a lui. «Adesso morirai, lurida sgualdrina!» «Non uccidermi!» presa da improvviso terrore, lo supplicai di risparmiarmi la vita. «Pensa a Ince, come potrà vivere senza la madre?» «Penserà Orsolya a lui, sai, è molto più brava di te a fare la donna!» In quel momento realizzai tutto. Ebbi la certezza che era stata mia sorella a tradirmi: aveva sempre voluto essere lei la signora del castello e quando le avevo raccontato di József aveva intravisto la possibilità di riuscire nel suo intento. Doveva essere stata lei a portare Peter alla foresteria, forse mi aveva vista mentre mi allontanavo dalla sala del ballo. O peggio, forse era stata lei a far entrare József, magari era lei “l’amica” di cui parlava. Tutte queste idee però non ebbero conferma né smentita perché Peter, che intanto aveva gettato in terra la spada insanguinata e aveva preso a brandire un pugnale, ora era sopra di me. Sento ancora la sua mano afferrarmi per i capelli e tirarmi forte la testa verso l’alto, ricordo ancora il freddo gelido della lama appoggiata sul mio collo e il taglio netto che seguì, riesco ancora a sentire il sangue sgorgare dalla ferita e poi… non ricordo altro. Mi sono risvegliata direttamente alla stazione, vicino al binario. Per terra accanto a me giaceva il mio amato cappello a fiori, ho aspettato per un po’ e poi è arrivato il treno.

Aggiornamento

il mistero del treno fantasma

Ivan Napolitano (proprietario verificato) 28 Ottobre 2020

Libro semplicemente stupendo. Ho letto centinaia di libri, di qualità molto variabile, da quelli di infima lega che non meritano menzione fino a pilastri della letteratura come “Il Conte di Montecristo”. Non è facile stupirmi ma questo testo ci è riuscito. Avventura meravigliosa, storia di fantasia ma cui volendo ci si potrebbe anche credere, sita in una zona d’ombra dello scibile umano. Testo che tocca un tema caro all’uomo, una sua profonda paura, quello della morte. Ho constatato una cura nella scelta delle parole e nella lunghezza dei capitoli. Presenta anche numerosi cambi di scena senza perdere in coerenza. Leggerlo è stata una continua sorpresa, ne suggerisco a chiunque la lettura, a riprova di ciò ho già deciso di regalarlo anche a qualcun altro.

il mistero del treno fantasma

Annafortuna Cifuni (proprietario verificato) 22 Giugno 2020

Un viaggio all’insegna del mistero. Un viaggio in cui l’unico bagaglio che è concesso portare è la curiosità di sapere adove porterà questo treno. I personaggi a bordo sono tutti diversi tra loro, ma accomunati da un sentimento comune, l’Amore..l’amore in tutte le sue forme, l’amore che li fa vivere mille avventure..e che, per vari motivi, li porta alla morte. Il dottor Petrov ascolterà le loro storie e scoprirà tanto su questi curiosi passeggeri, ma scoprirà tanto anche su di lui e sulla sua vita. Questo romanzo è una scoperta delle zone più recondite della nostra mente, un percorso dove realtà e fantasia si fondono e creano un mondo parallelo perfettamente plausibile e immaginabile. Nonostante tratti temi impegnativi e prenda in seria considerazione la vita e la morte, il libro è ben strutturato e scritto con un linguaggio semplice e diretto, nobile..che ricorda in alcuni punti lo stile elegante della letteratura vittoriana. Il lettore viene catturato subito dalla storia e la curiosità aumenta ad ogni pagina, in un crescendo di emozioni che vi farà scendere anche qualche lacrimuccia, come è successo a me. Non vi resta che salire a bordo e scoprire se poi riuscirete a scenderne di nuovo..buona lettura e buon viaggio.

il mistero del treno fantasma

Rosanna Milzi (proprietario verificato) 26 Settembre 2019

UNA LETTURA INDIMENTICABILE Qualsiasi cosa abbiate da fare, fatela prima di iniziare il viaggio con il Dottor Petrov! Vi assicuro che, una volta timbrato il biglietto, non sarà possibile scendere dal treno… fintantoché la corsa non giungerà a destinazione. Lo leggerete tutto d’un fiato 😉

il mistero del treno fantasma

Carmela D’Errico (proprietario verificato) 11 Settembre 2019

Un libro in cui nulla è lasciato al caso e niente può essere dato per scontato. La curiosità del lettore cresce ad ogni pagina, quasi ad inseguire una trama che viene fatta scorrere con sapienza e precisione. Il protagonista conduce le fila di tante storie senza perdere mai di vista il suo obiettivo. Una storia originale, intrigante e in grado di stupire raccontata senza rinunciare alle emozioni. E la cura dei dettagli rende tutto più che verosimile…Il Dottor Petrov, con la sua voglia di conoscere la storia di ogni passeggero, vi conquisterà e vi accompagnerà in un viaggio speciale in cui ogni indizio sarà prezioso per il curioso psicologo e per l’attento lettore… Buon viaggio!

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    Il mistero irrisolto del mondo Il fantasma apparso sul treno, finora nessuno ha confermato (treno fantasma) Ci sono molte storie bizzarre nella storia che sono accadute sui treni, come il raccapricciante incidente del treno fantasma.Credo che chiunque ascolti questo incidente sarà spaventato e si rialzerà.

  21. Silverpilen, il treno fantasma che terrorizza la Svezia

    Ma nel caso di Silverpilen, treno fantasma che infesta la metropolitana di Stoccolma, il treno fantasma è reale. La storia del treno locomotiva poltergeist di Stoccolma ha inizio nel 1965 , secondo Christoffer Sandahl, direttore del Spårvägsmuseet, il Museo Svedese dei tram.

  22. Il Mistero Del Treno Italiano Che Svanì Nel Nulla In Un Tunnel

    2.95M subscribers Subscribe 924K views 3 years ago #mistero #viaggioneltempo Nel 1911 l'azienda ferroviaria Zanetti offrì a molti clienti benestanti un viaggio gratis sul loro nuovissimo treno....

  23. Donna travolta e uccisa da un treno: orrore a Senigallia, sulla

    Donna investita da un treno. L'identificazione della donna è ancora in corso e non è chiara la dinamica dell'accaduto. La circolazione dei treni sulla linea adriatica, si legge sul sito web di ...

  24. Il 2024 sarà l'anno del ritorno dei Kraftwerk

    Ecco, i Kraftwerk che aprono le danze del 2024 sono un mistero gaudioso, affascinante ma nello stesso tempo oscuro: il perché della loro esistenza oggi non è infatti più tanto chiaro. Oramai ...

  25. Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov

    Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov di Ciro Neri - bookabook Che cos'è Bookabook? Il treno fantasma. Il viaggio del Dottor Petrov Il dottor Petrov, appassionato di scienze occulte, è chiamato ad affrontare il viaggio più difficile.