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Fantascienza anni 70 - i titoli imperdibili di un decennio d'oro.

La fantascienza degli anni 70 mette in scena la crisi sociale di un decennio in variegate forme di distopie, tra innovazioni tecnologiche e paure dell'apocalisse. Un nostro speciale che è un breve viaggio nel cinema di genere tra opere significative, veri capolavori e piccoli cult da recuperare

Il 1968 è l'anno di "2001: Odissea nello spazio" e la fantascienza esce dal ghetto del genere dov'era relegata e diventa grande cinema e non solo di interesse per gli appassionati. Ma se l'opera di Stanley Kubrick si innesta in un percorso di un autore affermato a livello mondiale, il film è anche l'apice dell'evoluzione della fantascienza che ha attraversato i due decenni precedenti, con una ricchezza di temi e metafore delle paure e le speranze di un pubblico popolare. Chiude un decennio e ne apre un altro, quello degli anni 70, dove la Guerra Fredda è ancora in corso, la società contemporanea è piena di conflitti sociali, la scienza fa balzi in avanti. Nel 1969 abbiamo il primo sbarco sulla Luna e lo spazio, come nuova Frontiera, appare vicino e minaccioso. La paura atomica è ancora forte e si sommano quelle di guerre e apocalissi possibili con l'utilizzo di armi batteriologiche o chimiche. La tecnologia e l'evoluzione dell'informatica sembrano nuovi prometeo con cui l'uomo deve fare i conti, in un confronto senza quartiere e Hal di Kubrick è il nuovo prototipo per antonomasia. Solitamente, prima della rinascita negli anni 80, si considerano i 70 come un periodo di crisi identitaria della fantascienza, un decennio di transizione senza punte di diamante. Nella realtà, se si va a rivedere i film dell'epoca, notiamo come la fantascienza ha continuato a raccontare in modo originale e innovativo il mondo e le sue metamorfosi, costruendo un tessuto filmico che si estende sia nel tempo sia nell'innovazione visiva e tematica, concentrandosi più che altro sui complessi cambiamenti sociali ed economici in atto. Nello stesso anno di "2001: Odissea nello spazio " abbiamo anche un'altra opera importante: "Il pianeta delle scimmie" di Franklin J. Schaffner, tratto dal romanzo di Pierre Boulle, dove la paura dell'apocalisse atomica e la distopia futura sono anticipatori di uno stile generale nella cinematografia fantascientifica a seguire. I temi che ripercorrono le pellicole hanno tutti alla base un cambiamento drastico dove l'uomo è oggetto subente invece di soggetto agente. Distopie sociali ("L'uomo che fuggì dal futuro", "Rollerball", "Il mondo dei robot", "La fuga di Logan", "2022: i sopravvissuti", "Interceptor", "La fabbrica delle mogli"); oppure paura della guerra totale e distruttiva ("1975: occhi bianchi sul pianeta Terra"; "La fuga di Logan"). L'alieno non è più un mostro invasore dallo spazio, ma prende altre forme: uno sconosciuto batterio ("Andromeda") oppure alla ricerca di salvezza per il proprio pianeta ("L'uomo che cadde sulla Terra"). Le macchine prendono forma e coscienza di sé: iniziano a ribellarsi agli uomini ("Il mondo dei robot") oppure vogliono evolversi in forma umana ("Generazione Proteus"). I computer sono tutti figli di Hal: Proteus che vuole una transustanziazione nella carne ("Generazione Proteus"); Zero che possiede tutto lo scibile umano e si rifiuta di rispondere alle domande sul passato dell'umanità ("Rollerball"); i cervelli elettronici che controllano intere società ("L'uomo che fuggì dal futuro", "La fuga di Logan"). Ma anche l'apocalisse dovuta a un pianeta che si ribella allo sfruttamento dell'uomo attraverso la rivolta delle forme animali ("Fase IV: distruzione Terra") o che arriva quando le risorse ormai sono finite ("2022: i sopravvissuti"). I temi, dunque, sono molteplici ed esplicitati in modo vasto e articolato, concentrandosi più su una fantascienza che ha un impatto sull'analisi sociale, come un tentativo, se non di trovare delle risposte, di porsi delle domande e avvertire di scenari possibili. Non c'è più uno spazio esterno, ma interno, fortemente antropocentrico, dove l'uomo però diventa l'oggetto di analisi e di rappresentazione delle mutazioni in atto. Stilisticamente abbiamo un'estensione tecnologica che si avvicina sempre più alle scoperte scientifiche del periodo, in qualche modo anticipandone gli effetti nella realtà della società degli anni futuri. Così la violenza diffusa, il consumismo esasperato, la ricerca dell'eterna giovinezza, lo sfruttamento delle risorse naturali per trarre il maggiore profitto possibile, l'informatizzazione della società raccontata in queste numerose pellicole, non sono che un'anticipazione di un presente che viviamo (vivremo). L'utilizzo degli effetti speciali è funzionale a una rappresentazione il più realistica possibile, così come le scenografie tendono a essere essenziali, sporche, povere. Non siamo di fronte alla rappresentazione della grandiosità o di uno stupore della messa in scena, ma a una realizzazione scientifica verosimile. La fotografia predilige i toni chiari, freddi o neutri. Il bianco, il giallo, l'arancione sono i colori predominanti che donano un'atmosfera sottomessa e mai sgargiante, anonima e omogenea. È poi importante come la totalità delle pellicole trovi la propria fonte ispiratrice nella narrativa del passato, con autori più o meno famosi, quasi a dare una pesante sostanza diegetica a una messa in scena che lavora sulla sottrazione e la metonimia visiva. Un decennio di transizione, abbiamo detto, in cui i confini sono labili. Così se abbiamo scelto come film di chiusura "Interceptor" del 1979, il canto del cigno delle tematiche caratterizzanti questi anni, è " Star Wars " nel 1977 che rappresenta il punto di passaggio nel nuovo periodo della storia del cinema di fantascienza che si sviluppa nel decennio successivo. Ecco che, quindi, vi proponiamo un excursus con alcune pellicole, a nostro giudizio, emblematiche degli anni 70. Film importanti per il genere, ma anche dei veri capolavori e piccoli cult che mantengono a oggi la forza del messaggio e la bellezza della visione di una crisi vissuta, subita, combattuta dall'uomo moderno. Una doppia avvertenza. La prima: abbiamo escluso "Zardoz" di John Boorman e "Dark Star" di John Carpenter, non perché non meriterebbero, a buon diritto, di essere presenti, ma perché essi, in qualche modo, sono già opere molto "autoriali" di due registi che hanno un loro percorso riconosciuto e riconoscibile. La seconda: la fantascienza è un genere (narrativo prima, cinematografico poi) tipico della cultura anglofona e quindi ci siamo focalizzati su questi paesi per una coerenza di stili e temi che danno corpo a una corrente specifica nella storia del cinema. L'uomo che fuggì dal futuro ( THX 1138 , 1971) di George Lucas

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Il regista di Modesto prima di " Star Wars ". Film concept, gelido, dove regna il bianco che, come i colori, assorbe tutti i sentimenti di un'umanità (auto)reclusa. Formicaio dove tutto è spinto verso la produzione e l'economicità, panopticon totale, Grande Fratello all'ennesima potenza. L'unanimità e la standardizzazione: le droghe chimiche e religiose si sposano con il potere assoluto. Metafora della società nixoniana con tutte le paure degli anni 70 in poche immagini. Geometrico e claustrofobico, Lucas dalla sua tesi di laurea alla UCLA crea un cult che ancora colpisce la mente dello spettatore contemporaneo. Andromeda ( The Andromeda Strain , 1971) di Rober Wise

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Non siamo soli nell'Universo. Tratto dall'omonimo romanzo di Michael Crichton, è un film cesura tra il decennio passato e il nuovo. Da un lato una struttura narrativa e una messa in scena dove l'esposizione scientifica è realistica ricordando molto "Viaggio allucinante" di Richard Fleischer; dall'altro la prima invasione aliena compiuta da batteri sconosciuti tornati dallo spazio su una capsula spaziale militare. Science Fiction classica nella sua struttura narrativa, ma il connubio politico-militare complottistico è influenzato dal decennio appena iniziato. Wise è autore di opere entrate nella storia del cinema ("West Side Story"), di "Ultimatum alla Terra" del '51, un capolavoro della fantascienza anni 50, e del primo "Star Trek" del '79. "Andromeda" rimane un esempio di cinema solido, legato al periodo in cui è stato creato, rappresentante in modo esemplificativo la variante del pericolo alieno. 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra ( The Omega Man , 1971) di Boris Sagal

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L'ultimo uomo sulla Terra. Fantascienza post apocalittica, Robert Neville (Charlton Heston) è sopravvissuto a una guerra batteriologica che ha distrutto l'umanità. I pochi che vivono sono ammalati, paranoici fotofobici, raggruppati in un clan autoproclamatosi "Famiglia". Neville combatte per la propria sopravvivenza, ultimo testimone di quella tecnologia che ha portato solo morte e distruzione. L'incontro con un gruppo di ragazzini non infetti lo convince a trarre un siero dal proprio sangue immune per dare una speranza e curare i malati. Ma muore nel tentativo di salvarli. Esempio dei timori della paura del diverso, del concetto di "normalità" e dei danni di una scienza al servizio dei militari in piena Guerra Fredda che si trasforma in genocidio. Un'altra paura atavica dell'uomo messa in scena in un film antimodernista. Liberamente ispirato a un romanzo di Richard Matheson, il film, a differenza del libro, finisce con un anelito di speranza nella figura cristologica di Neville, figlio della provvidenza salvatore dell'umanità. Nel '64 c'era stata una prima versione diretta dal nostro Ubaldo Ragona ("L'ultimo uomo sulla Terra" con un Vincent Price in forma e più fedele allo spirito della storia di Matheson) e nel 2007 abbiamo un remake hollywoodiano con Will Smith. Il mondo dei robot ( Westworld , 1973) di Michael Crichton

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Il mondo perfetto degli androidi simili in tutto e per tutto agli esseri umani. Ma la perfezione non esiste. Lo scrittore Crichton si pone dietro la macchina da presa in modo incosciente, mettendo in scena, tra mille difficoltà produttive, un film che diventerà ben presto un cult. Prometeo si ribella al suo creatore e inizia la rivolta delle macchine. L'arroganza dell'Uomo che si scontra mortalmente con l'intelligenza incontrollata dei cervelli elettronici. Un grande Yul Brinner interpreta il pistolero nero del West con lo sguardo fisso e spietato, prima di "Terminator" e facendo il verso a "I magnifici sette", ancora oggi memorabile. L'inseguimento del turista, tra le terre del parco divertimento per adulti, dipinge l'ansia e la paranoia degli anni 70. Film prototipo di tanto cinema futuro sulla robotica che ha visto sequel, cloni, citazioni, fino ad arrivare al serial televisivo omonimo dei nostri giorni. 2022: i sopravvissuti ( Soylent Green , 1973) di Richard Fleischer

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Tratto dal romanzo "Largo! Largo!" di Harry Harrison, il polimorfico Fleischer dirige uno dei più interessanti e distopici film di fantascienza degli anni 70. Un futuro in cui l'umanità ha distrutto tutte le risorse del pianeta. Folle di uomini, donne e bambini che vivono letteralmente per strada, sulle scale dei palazzi e lo spazio è un privilegio. Un cucchiaio di marmellata è l'emblema di un lusso per i ricchi in una New York che, più una città, appare un formicaio di perduta umanità. Charlton Heston, icona del cinema di questi anni, interpreta un poliziotto che indaga su un omicidio di un consigliere di amministrazione della multinazionale Soylent, produttrice di cibo a base di plancton distribuito alle masse affamate. Tra complotto politico e thriller, il mondo del nuovo millennio immaginato negli anni 70 non è molto diverso dall'oggi. Potenza precognitiva della migliore fantascienza, il film è una lucida e appassionata denuncia dei danni della società consumistica spinta alle più deleterie conseguenze. E la scoperta finale, in un mondo in cui il cibo scarseggia, gli animali e le piante sono scomparse, è un pugno nello stomaco che non si dimentica. Uno dei capolavori del decennio, ancora fantascienza sociale indimenticabile e commovente (come resistere a un Edward G. Robinson nel momento del suo sacrificio per scoprire la verità?), omaggiato in " Cloud Atlas " delle Wachowski Sisters e Tom Tykwer. Fase IV - Distruzione Terra ( Phase IV , 1974) di Saul Bass

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Dal formicaio umano del film di Fleischer alle vere formiche di questo unico lungometraggio di Saul Bass, maestro delle sequenze introduttive dei titoli di testa (tra i più famosi quelli di " Psycho " di Alfred Hitchcock ). La paura della Natura che si ribella all'arroganza dell'Uomo, la società delle formiche si evolve, resiste, combatte per il predominio del pianeta. Il microscopico del reale ripreso con la macrofotografia cinematografica, immagini affascinanti e ipnotiche, Bass riesce a far recitare i piccoli insetti davanti alla macchina da presa. Lotta senza quartiere, immersi in un deserto assolato, ultima spiaggia dell'Uomo che muore per rinascere dopo una copula genetica-evolutiva con l'insetto. Oggetto enigmatico del decennio, "Fase IV" rimane un'opera astratta, asciutta, lineare, dal sapore vintage, che lascia l'amaro in bocca per l'ottusità dell'uomo e i limiti conclamati della comprensione del mondo che vive. Rollerball ( Id. , 1975) di Norman Jewison

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Un altro futuro distopico, una società corporativa dove le nazioni sono scomparse e il mondo è governato da un consiglio di amministrazione mondiale e le città del pianeta si sono specializzate in produzioni verticali. Piacere, pace, tranquillità in un mondo senza violenza, ma anche senza amore. Il rollerball è la sola valvola di sfogo sociale, unico sport globale consentito, arena moderna, dove si scontrano gladiatori su pattini a rotelle, girando su una pista come cani rabbiosi impazziti. Una società gerarchica e ordinata, in cui  la libertà non è prevista, così come la memoria personale e storica. Jonathan E (un tormentato James Caan in una delle sue migliori interpretazioni) si ribella all'ordine del ritiro che gli impone la società. L'individuo che si afferma contro il sistema, vessillo di speranza in un mondo anaffettivo, facendo riscoprire emozioni profonde represse e dimenticate. Una forte denuncia contro la superficiale omologazione sociale e la sua spettacolarizzazione. Film epocale, calibrato tra forza e quiete, uno dei capolavori del cinema di fantascienza distopica, con al centro l'uomo e la sua forza di volontà e affermazione. Un cinema ancora intatto visivamente a distanza di più di quarant'anni. La fabbrica delle mogli ( The Stepford Wives , 1975) di Bryan Forbes

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Ziggy Stardust arriva da un altro pianeta e cade sulla Terra, in un lago nel Kentucky. Il debutto di David Bowie come attore non poteva essere migliore in un film filosofico in cui si narra della solitudine di un alieno alla ricerca di una speranza per il suo pianeta desertico e morente. Ellissi narrative, stacchi improvvisi, sequenze cha appaiono slegate dal flusso diegetico, in cui l'unico cardine rimane il personaggio di Bowie che non invecchia mai, mentre tutto intorno a lui passa. Quando diventa troppo potente, costruendo una multinazionale che rivoluziona l'industria mondiale dell'intrattenimento con brevetti innovativi, la CIA lo rapisce e lo rinchiude in una gabbia dorata sottoponendolo a esperimenti. Elegia sulla solitudine del diverso, in una terra straniera che diventa la sua, in un'effimera eterna giovinezza, mentre tutto intorno a lui è morto o morente. L'amante e gli amici lo hanno tradito, ma non c'è rancore, solo tristezza in questa pellicola poetica che racconta la società contemporanea attraverso gli occhi di un extraterrestre. La fuga di Logan ( Logan's Run , 1976) di Michael Anderson

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Gioventù bruciata. In un futuro post guerra nucleare, gli esseri umani vivono in una città-cupola isolati dall'esterno. Tutto è regolato da un computer, tutto è in perfetto equilibrio biologico e gli esseri umani sono clonati, ma per mantenere l'equilibrio dell'ecosistema devono rinnovarsi compiuti i trent'anni. In realtà, in un'arena tecnologica sono uccisi per far posto ai nuovi. Logan è un sorvegliante e gli viene assegnata la missione, da parte del cervello elettronico che guida la città, di trovare Santuario rifugio dei fuggiaschi che non vogliono rinnovarsi. L'altra faccia di "L'uomo che fuggì dal futuro": si vive nella lussuria e nel divertimento sfrenato, nessun pensiero, nessun impegno, se non farsi cullare dall'illusione di un paradiso a termine. Ma quando Logan scopre che Santuario non esiste, tutto crollerà per rivelare il mondo reale al di fuori delle mura della gabbia dorata. Ancora computer senzienti, ancora distopia sociale, ancora l'abdicazione dell'uomo alla tecnologia da Grande Fratello, dopo aver distrutto le risorse del pianeta. In mezzo però a un inno giovanilistico senza futuro, in un eterno presente privo di memoria. E la corsa di Logan termina verso l'ultimo uomo anziano in vita, emblema di possibilità negate, di tempo da vivere. Non è un paese per vecchi. Un vero e proprio cult. Generazione Proteus ( Demon Seed , 1977) di Donald Cammell

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E Proteus creò Eva. Un supercomputer inizia a prendere coscienza di sé e in lui cresce il desiderio di vivere. Blocca in casa la moglie dello scienziato che lo ha creato e la sottopone a dure prove psicologiche e fisiche per poi inseminarla artificialmente con un seme biotecnologico. Fa di tutto per raggiungere il suo scopo Proteus: mentire, manipolare e anche uccidere. Viene alla fine spento (non prima di aver trovato una cura alla leucemia in quattro giorni per dissuadere Julie Christie alla resistenza), ma riesce nel suo intento. Viaggio a ritroso dalla realtà virtuale a quella fisica, Hal 9000 si fa carne e rinasce. La potenza della tecnologia qui non è negativa, ma apre frontiere di copule biomeccaniche per nuove forme di vita al silicio. Oggetto filmico perduto, poco conosciuto dal grande pubblico, un piccolo gioiello con una Christie che praticamente recita da sola, duettando con la volontà di potenza di un computer. Un esempio della fertilità nascosta del decennio da riscoprire. Interceptor ( Mad Max , 1979) di George Miller

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Dall'Australia con furore. Finiamo il decennio come lo avevamo iniziato: con un altro debutto, quello di George Miller che dall'Oceania ci porta in un futuro in cui le strade sono infestate da teppisti motorizzati. Il Max "Mad" Rockatansky, di un giovanissimo Mel Gibson, è l'ultimo baluardo della legge all'orda barbarica di un mondo sporco, brullo e decadente. Nel crollo dell'impero d'Occidente solo il più forte resiste e Mad Max si trasforma in un guerriero solitario e vendicativo quando amici, moglie e figlio restano vittime della violenza senza senso. Messa in quadro stretta sui volti dei personaggi, alternata ai campi lunghi dell'asfalto stradale, il montaggio ha la forma di strip di un fumetto punk ambientato in un'apocalittica finis terrae . Film di giunzione con gli anni 80, è il primo di una serie di sequel che arriveranno fino ai giorni nostri: un urlo furioso attraversa i decenni e porta Miller fino a " Mad Max: Fury Road ". L'inizio di una serie cult senza tempo.

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film sui fantasmi anni 70

Scopri i migliori film da vedere

Film di fantasmi da vedere su case infestate e spiriti, guarda film indipendenti e cult selezionati, indice dei contenuti.

I film di fantasmi sono un sottogenere dei film horror molto popolare ed amata dal pubblico fin dalle origini del cinema: una categoria che ci ha offerto alcuni tra i migliori film da vedere per gli amanti del genere dell’orrore e del soprannaturale.

Le origini dei film di fantasmi

I primi film di fantasmi sono apparsi con numerosi brevi film muti prodotti dal regista francese Georges Méliès alla fine degli anni ’90 dell’Ottocento. Il più conosciuto di questi primissimi film basati sul soprannaturale è il breve film di 3 minuti Le Manoir du Diable (1896). Il film è riconosciuto come il primo vero film horror. In The Haunted Castle, un malvagio si presenta all’interno di un castello medievale dove infastidisce i visitatori. Altro importante film horror di Méliès è La Caverne maudite (1898). Il film racconta la storia di una donna che inciampa in una caverna occupata dagli spiriti e da scheletri di individui che sono morti lì. Méliès realizzò altri vari altri brevi film che i critici considerano attualmente come commedie horror. Une nuit terribile (1896) narra di un ragazzo che tenta di ottenere un buon riposo notturno ma finisce per combattere un enorme ragno. I suoi altri film, L’auberge ensorcelée (1897), o The Bewitched Inn , raccontano la storia di un visitatore di un albergo che viene preso in giro e torturato da un’entità invisibile.

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Primi film di fantasmi in Giappone e Spagna

Il Giappone si è avventurato molto presto nella categoria horror. Nel 1898, una casa cinematografica giapponese chiamata Konishi Honten lanciò 2 film horror entrambi realizzati da Ejiro Hatta. Questi erano Shinin No Sosei (Resurrection of a Corpse), e Bake Jizo (Jizo the Spook) . Il film Shinin No Sosei raccontava la storia di un uomo morto che torna in vita dopo essere caduto da una bara che 2 uomini stavano trascinando. L’autore Hatta ha interpretato il morto, mentre i portatori di bara sono stati interpretati dai membri dello staff di Konishi Honten. In Giappone, Jizō è un essere divino che è visto come il guardiano dei bambini, in particolare dei ragazzi che sono morti prima delle loro mamme e dei loro papà. Jizō è stato effettivamente venerato come il guardiano degli spiriti di mizuko, in particolare bambini nati morti, abortiti o abortiti.

Segundo de Chomón ha creato una manciata di eccellenti film di fantasmi, come La casa hechizada , realizzato nel 1908. Il regista spagnolo Segundo de Chomón è stato uno dei più importanti registi di film muti. I suoi lavori popolari consistono in Satán se divierte (1907) e La casa hechizada (1908), tra le prime rappresentazioni cinematografiche di una casa infestata; e anche Le specter rouge (1907) un film in collaborazione con il regista francese Ferdinand Zecca su un illusionista demoniaco.

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film sui fantasmi anni 70

Film di fantasmi: film da vedere ordinati per data di uscita

Ecco una lista dei migliori film horror cult (e non solo) che raccontano storie di fantasmi, case infestate o entità invisibili.

Vampyr (1932)

A tarda notte, Allan Gray arriva in una locanda vicino alla città di Courtempierre e affitta anche una stanza per riposarsi. Gray viene scosso all’improvviso da un vecchio, che si insinua nello camera e lascia un pacco quadrato sul tavolo di Gray; “Aprire alla mia morte” è scritto sulla carta di copertura. Gray passeggia anche all’aperto. L’oscurità lo porta in un vecchio castello. Gray vede una donna anziana e incontra un altro vecchio, il medico della città. Guardando tra le finestre del castello, Gray vede il padrone della tenuta, lo stesso uomo che gli aveva fornito il pacco in precedenza. L’uomo viene ucciso da colpi di arma da fuoco.

Con Vampyr, il regista danese Carl Theodor Dreyer ha incanalato il suo talento per lo sviluppo di un’atmosfera suggestiva e di immagini ascetiche e inquietanti nello stile horror. Il risultato è un film su un esploratore dell’occulto che si imbatte in eventi straordinari in una città al di fuori di Parigi. Una miriade di scene spettacolari e tecniche di avanguardia, nonché effetti sonori di impatto, sviluppano uno stato mentale di paura onirica. Con le sue nebbie turbolente, le falci minacciose e gli specchi premonitori, Vampyr è tra i meravigliosi capolavori del cinema.

Guarda Vampyr

La casa sulla scogliera (the uninvited, 1944).

Non mancano i film di fantasmi che provengono da prima del 1944, tuttavia The Uninvited ha dato una notevole svolta nel genere facendo la scelta piuttosto azzardata di rappresentare alla fine la propria ossessione soprannaturale come reale. The Uninvited ha preso le caratteristiche gotiche e le ha legate a un mistero ed a un dramma familiare di impatto psicologico. L’attività si svolge in una località balneare che in passato è stata oggetto di violenza, e rischia anche di esserlo ancora una volta, poiché i discendenti delle vittime e dei criminali tornano per far sparire i delitti dei loro antenati. La cinematografia classica fornisce al film un’aria affascinante.

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Il fantasma e la signora Muir (The Ghost and Mrs. Muir, 1947)

L’amore macabro non è così comune tra i film di fantasmi, a parte il celebre film Ghost, ma ce ne sono alcuni di qualità. The Ghost and Mrs. Muir si distingue come un affascinante sogno senza tempo degli anni ’40, raccontando la storia di una giovane vedova che si trasferisce con il suo bambino in una residenza sul mare, dove incontra un fantasma irritabile e rude di un capitano di mare. A poco a poco, un amore molto improbabile sboccia tra i due, poiché il nostro personaggio principale (Gene Tierney) fa uso delle esperienze di vita del capitano (Rex Harrison) per comporre una narrativa di memorie di grande successo. È tutto piuttosto semplice, pieno di false tracce narrative che ti aspetti nella maggior parte dei film di questo genere, ma Harrison nei panni del Capitano Gregg offre il fascino hollywoodiano dell’età dell’oro. È un eccezionale film sui fantasmi se ami il cinema storico.

La casa dei fantasmi (House on Haunted Hill, 1959)

Ogni film di William Castle ha i suoi momenti romantici , tuttavia House on Haunted Hill è l’opera d’arte più riuscita del regista. Vincent Price nella sua forma migliore, una grande casa spaventosa, un enigma e uno scheletro ambulante. Il trucco di questo film è stato descritto da Castle come “Emergo”, e si trattava anche di uno scheletro di plastica su una puleggia che veniva fatto volare. Questo è il film horror di fantasmi perfetto degli anni ’50, nonostante arrivi sia diventato popolare solo con il passare del tempo. È adatto al pubblico di oggi, ed ha alcuni personaggi divertenti e provocatori. Si può guardare questo film più e più volte senza mai esaurire la visione. È come una cucina casalinga spaventosa.

Carnival of Souls (1962)

Carnival of Souls è un film che segue la traccia di Night of the Hunter: creativamente genuino, da un regista alle prime armi, ma per lo più dimenticato nel suo lancio iniziale fino alla sua riscoperta anni dopo che lo ha trasformato in un vero e proprio film di culto . Detto questo, non è l’opera d’arte di Night of the Hunter, ma è una piccola storia inquietante e straordinaria di spiriti maligni, rimpianti e spiriti inquieti. La trama racconta di una donna (Candace Hilligoss) in fuga dal suo passato che è perseguitata dalle visioni di un uomo dal viso pallido, magnificamente filmato e interpretato dal regista Herk Harvey . Carnival of Souls è un classico horror thriller psicologico indipendente, realizzato con un budget limitato, ed è stato anche indicato come un cult onirico da registi come David Lynch . 

Guarda Carnival of Souls

La vergine di cera (1963).

Il tenente Duvalier (Jack Nicholson), un soldato francese, perde il contatto con il suo battaglione ed è obbligato a vagare da solo vicino al Mar Baltico. Mentre cerca la sua strada, incontra Helene (Sandra Knight), un donna affascinante, che passeggia da sola. Duvalier inizia a seguirla, ma lei scompare. In seguito si unisce a lei e la segue direttamente in un castello, dove incontra lo strano barone Von Leppe (Boris Karloff), e trova indizi di stregoneria.

Realizzato a basso costo in un paio di giorni da Roger Corman capitalizzando il contratto ancora attivo con Karloff che aveva finito in anticipo il film precedente, il film ha anche alcune scene girate da giovani registi che lavoravano presso lo stabilimento di produzione di Corman: Francis Ford Coppola , Monte Hellman.

Guarda La vergine di cera

Dopo la vita (the legend of hell house, 1973).

Ogni generazione ottiene un film di case infestate che rispecchia lo stato d’animo del periodo: per gli anni ’70 potrebbe benissimo essere The Legend of Hell House. Preso proprio qui è lo stile fondamentale di qualcosa come House on Haunted Hill o The Haunting, con modifiche che lo portano direttamente nel periodo della grindhouse: film di fantasmi classici ispirati dal lavoro di Herschell Gordon Lewis . Un medico raccoglie un gruppo di sensitivi per gestire i demoni di una casa infestata. La battaglia tra i vari personaggi inizia, e gli scienziati si mettono l’uno contro l’altro. C’è un momento un poco ridicolo quando Roddy McDowell spiega i fattori della possessione demoniaca della casa: omicidio, vampirismo, cannibalismo, dipendenza da droghe, alcolismo, mutilazioni e sadismo, come se ogni cosa avesse un’infrazione equivalente. Tuttavia, Hell House può vantare una sceneggiatura di Richard Matheson fluida, una ricca fotografia e grandi sfumature.

Hausu (1977)

Chiunque abbia visto questo film giapponese riconosce che questo non è un lavoro semplice: riguarda alcune donne che vanno in una casa infestata, ma è anche molto più complesso. Hausu di Obayashi assomiglia a un viaggio acido negativo, che mostra colori ed effetti visivi psichedelici. Felini animati al computer, teste volanti incorporee e bestie in stop-motion mentre il regista tenta di disorientare il pubblico con un attacco in piena regola ai sensi. I risultati estetici sono veramente creativi e sembrerebbero la fonte d’ispirazione di Evil Dead 2. In una scena cult una donna viene addirittura mangiata da un pianoforte vivente e malvagio.

The Amityville Horror (1979)

Il primo Amityville Horror potrebbe essere tra i film che hanno avuto un’influenza maggiore: ci sono fino 16 film che sono stati effettivamente realizzati con “Amityville” nel titolo. La sua storia è basilare: i membri di una famiglia si trasferiscono in una casa infestata: mani invisibili e stanze segrete, voci incorporee e entità spirituali. Il film si sovraccarica di ossessioni, che vanno dal cimitero indiano ai rituali satanici, senza mai fermarsi davvero su un tema centrale. È un film con una trama semplice conosciuto per le sue scene sanguinarie. Forse è stata la forma leggendaria della casa a renderlo famoso? Indipendentemente dalla causa del successo, The Amityville Horror è stato davvero difficile da dimenticare.

The Entity (1982)

The Entity è un thriller straordinario dei primi anni ’80 che ha sicuramente fatto scalpore al momento del suo lancio, ma probabilmente sarebbe stato trascurato lo stesso se non avesse avuto un noto sostenitore: Martin Scorsese . Il regista ha affermato ripetutamente The Entity definendolo uno dei film più spaventosi di sempre , e non è difficile capire perché: il concetto di essere aggredito, in particolare in situazioni di sesso, da una presenza non rilevabile è il massimo della vulnerabilità. Basato sulla vita reale di una donna di nome Doris Bither, che ha dichiarato di essere stata colpita dagli spiriti vendicativi di 3 ragazzi, è un racconto contorto di potere psicosessuale in stile anni ’70, il periodo grindhouse dell’horror, con un tocco di fantascienza anni ’80 . Il suo slogan è particolarmente sconcertante: “Basato su una storia vera… che non è ancora finita.”

Echi mortali (Stir of Echoes, 1999)

Stir of Echoes è solo uno di quei film in cui qualsiasi tipo di conversazione su di esso tende costantemente a concentrarsi su un film simile dello stesso anno che ha ottenuto molto più interesse: Il sesto senso. Dal momento che ha avuto la sfortuna di uscire nei cinema un mese dopo il successo di M. Night Shyamalan, e anche dal momento che include molti degli stessi identici aspetti, come un ragazzino che può entrare in contatto con i morti, Stir of Echoes fu ampiamente sottovalutato all’epoca, ma quella valutazione non è ragionevole. A differenza di The Sixth Sense, che si basa sull’ambiente e sulla suspence, Stir of Echoes è ancora di più un vero e proprio thriller che vede Kevin Bacon cadere in un disturbo da deficit di attenzione dopo una sessione di ipnoterapia. Oggi, il film sembra riscattare la sua reputazione e diventare un horror cult.

Session 9 (2001)

Non avrai assolutamente problemi a scoprire Session 9 come un tesoro trascurato horror, se esplori il mondo di Internet. Viene comunemente indicato insieme a Lake Mungo come un film indie soprannaturale a basso budget, non privo di errori e limitazioni narrative. La sua storia si concentra su un gruppo di eliminatori di amianto che stanno rimuovendo il materiale tossico in un manicomio deserto, il che potrebbe portarti a pensare di aver capito dove sta andando la storia. Questa non è una normale storia di casa infestata, riempita di spaventi e apparizioni. Piuttosto è un thriller emotivo psichedelico, complicato, che chiede allo spettatore di rivalutare la natura della verità e di un personaggio principale forse inaffidabile. Ogni persona sta impazzendo? Quali personaggi sono morti o sono ancora vivi? Session 9 non è un film horror d’intrattenimento della stagione di Halloween. È molto meglio dare attenzione: potresti ancora aver bisogno di tornare a guardare il film nella speranza di capire di più.

Ju-on: Rancore (Ju-On: The Grudge, 2002)

The Grudge, oltre a Ringu, sono entrambi i casi più evidenti di horror giapponese che hanno avuto effetto nella mente americana, poiché entrambi sono stati rapidamente adattati da una produzione americana. Non c’è assolutamente nulla di innovativo nella sua raccolta di storie che includono individui perseguitati dai fantasmi, tuttavia la sua rappresentazione dello spirito giovanile di “Toshio” è davvero diventata un’icona dell’intero horror giapponese. Le sue storie potrebbero sembrare standard, ma l’estetica e la creatività del film hanno avuto un impatto indiscutibile su tutti i film di fantasmi successivi.

A Tale of Two Sisters (2003)

A Tale of Two Sisters è un thriller horror coreano complicato e piuttosto confuso, una palude mutevole di relazioni e drammi dei membri di una famiglia che si scontra con un possibile rischio soprannaturale. Tra i film horror di maggior incasso in Corea, integra lo stile hitchcockiano di abusi psicologici con una classica storia in stile film di fantasmi che evoca una Hollywood senza tempo, come ad esempio The Innocents o The Uninvited. La storia racconta di un gruppo di sorelle, tra cui la maggiore di loro viene dimessa da un istituto psichiatrico e torna nella dinamica familiare malata che l’ha rovinata. Da lì, il film pone numerose domande: quali sono le vere ispirazioni della matrigna della sorella? Cosa ha tormentato la sorella più giovane? Il papà è complice di un omicidio? Cosa è successo davvero al genitore naturale delle sorelle mentre moriva a causa di una malattia nella loro casa ora infestata? È sicuramente un film che richiede diverse visioni, poiché il significato nella crescita della storia è difficile da comprendere la prima volta. Sembra di essere di fronte ad una tragedia shakespeariana.

Primo morso (2006)

Gus è un uomo affascinante che lavora come chef in un ristorante asiatico a Montreal. Il suo manager lo manda in una remota isola della Thailandia per conoscere un maestro del cibo zen e per migliorare l’alta qualità delle sue ricette. Lì trova una strana ragazza chiamata Lake che vivein una caverna e lo informa che il maestro di preparazione del cibo Zen è morto. È molto probabile che Gus rimanga nella caverna e inizi una relazione con Lake.

Bite è un film indipendente canadese che attraversa vari generi di film nella sua narrativa, passando improvvisamente dal romanticismo al thriller all’horror. La direzione, montaggio e scrittura non sono mai banali, sostenuti da inquadrature con obiettivi grandangolari che aumentano la tensione e da attori in forma superba.

Guarda Primo morso

1408 (2007).

Al momento del lancio, 1408 in realtà non sembrava allo stesso livello di altre storie di Stephen King, ma è lo stesso un film di fantasmi subdolo e di alto profilo, e include un’ottima interpretazione di John Cusack. Cusack è un imbroglione cinico, un investigatore privato paranormale e un ghostwriter di uno scrittore che non crede ad una parola di quello che scrive, fino a quando non mette piede dentro la stanza 1408. È una discesa nel caos mentre la stanza maledetta utilizza i suoi poteri contro Cusack, torturandolo con spettri delle sue precedenti vittime, oltre a provocarlo con i demoni del suo passato. Tutto si sviluppa in un pensiero finale straordinariamente toccante con una speranza nell’immortalità: un caso raro in cui la fine di un film è sostanzialmente più interessante del film stesso. Divertente e anche un po’ terrificante, 1408 è un esempio ben al di sopra della media dei film mainstream.

ESP – Fenomeni paranormali (Grave Encounters, 2011)

È difficile capire perché Grave Encounters non abbia avuto successo tra i fan dell’orrore, che per lo più sembrano esserne informati ma ridicolizzano il film come banale. In realtà è uno dei migliori film sui fantasmi degli ultimi anni, e anche tra i più spaventosi, oltre che divertente. È strutturato come una parodia per gli inutili programmi televisivi di caccia ai fantasmi, e racconta ciò che potrebbe accadere quando questi ciarlatani della TV entrano in un luogo davvero infestato da spettri. Grave Encounters va oltre ciò che ci si aspetta da esso: senti la premessa e ti aspetti una frenetica telecamera a mano che corre nel buio, ma offre molto di più. Il lavoro FX, con un piccolo budget, è uno dei più efficaci mai visti in un film, e anche la natura dell’ossessione è drammaticamente molto più ambiziosa e sconvolgente di quanto non si mostri inizialmente.

La madre (Mama, 2013)

Non c’è niente di particolarmente originale in Mama, ma i clichè si uniscono tra loro con grande efficacia. L’inquadratura iniziale, ad esempio, è di un veicolo con la portiera aperta, vuota per quanto in funzione, la radio accesa. È un’estetica che attrae nella sua semplicità. Andrés Muschietti si preoccupa di far apparire i bambini ultraterreni e pericolosi con il semplice linguaggio del corpo. Potrebbe sembrare presuntuoso affermare che c’è un’idea estetica in questo, tuttavia l’idea incorporata nella struttura del film colpisce davvero. Muschietti ottiene inoltre delle forti interpretazioni dal cast, in particolare Jessica Chastain che interpreta Annabel.

L’evocazione (The Conjuring, 2013)

James Wan è un ottimo regista di film horror, regista di film horror popolari come Saw e Insidious, ed ha un talento per la creazione di horror che portano un tocco riconoscibile. The Conjuring è di gran lunga l’ horror più spaventoso di tutti i suoi lungometraggi. The Conjuring ha un metodo per ribaltare quando e dove prevedi che le paure arriveranno. La sua storia di casa stregata e possessione non è assolutamente nulla che tu non abbia mai visto prima: pochi film negli ultimi tempi hanno effettivamente l’impatto che Wan trasmette con una vecchia fattoria scricchiolante nel Rhode Island. Il film si diverte disorientando il pubblico con spaventi senza i convenzionali accumuli di tensione di Hollywood, ispirandosi contemporaneamente ai tradizionali film di fantasmi dell’epoca d’oro come The Haunting di Robert Wise. È interessante notare che The Conjuring ha ottenuto il divieto ai minori nonostante l’assenza di evidente violenza fisica, sangue o sesso. 

The Canal (2014)

Questo film horror indipendente irlandese rivela Ivan Kavanagh come un regista incredibilmente esperto: è il tipo di film che potresti goderti senza fare ipotesi, solo per essere completamente sorpreso. Apparentemente è una film di fantasmi riguardante un uomo che scopre delitti scioccanti di un secolo prima che hanno avuto luogo nella sua casa, in realtà è molto più: un campo minato psicologico estremo, un film in stile Polanski. Integrando componenti che ricordano il sonoro di Shining con la combinazione surrealista di sfumature rosse e blu di film di Dario Argento, è un film perfettamente riuscito e bello da vedere.

L’ombra della paura (Under the Shadow, 2016)

Babak Anvari realizza un film horror che condivide tangibilmente la claustrofobia dell’Iran durante la sua turbolenta post-rivoluzione. Anvari, lui stesso di una famiglia che alla fine ha lasciato il regime dell’Ayatollah, ha effettivamente fatto Under the Shadow come dichiarazione di disobbedienza e omaggio a sua madre. È un film decisamente femminista: Shideh (Narges Rashidi) è scelta per interpretare l’eroina che resiste a pressioni ostili, un archetipo cinematografico horror molto efficace in questa storia. Vedere Shideh resistere al regime di Khomeini vedendo un videoclip di un esercizio fisico di Jane Fonda, proibito dallo stato, è praticamente come vederla vincere i suoi demoni individuali proteggendo il suo bambino dai pericoli reali.

A Ghost Story (2017)

Quando non esisti più, si scopre che l’occasione perfetta per un dilemma esistenziale. Con un titolo audace come A Ghost Story, non sorprende che il film di David Lowery non sia una normale storia di attività paranormali, ma anche questo non ti preparerà per l’imprevedibile odissea psicologica del film attraverso l’amore, il desiderio e la morte. Potrebbe anche essere solo uno dei più impressionanti film con meno di 90 minuti mai realizzati. Casey Affleck e Rooney Mara sono due celebrità, forse sposati, e risiedono in una casa antica. Lui è affezionato al luogo, lei desidera trasferirsi. C’è un conflitto a causa di questo problema, ma allo stesso modo c’è amore autentico. Proprio mentre li conosciamo attraverso dialoghi mormorati e la scrittura di canzoni, lui muore inaspettatamente in un incidente d’auto. Nelle scene successive il film si prende il suo tempo per esporre i suoi forti scopi. Lo sceneggiatore/regista Lowery è a suo agio sia con i film indie che con i blockbuster. Probabilmente questa capacità gli ha offerto la flessibilità per fare un film minuscolo e a basso budget, e a non preoccuparsi sul fatto che le persone lo giudichino noioso o pretenzioso.

Extra Ordinary (2020)

Può essere difficile inserire l’amore in una commedia horror espandendo il genere, ma è l’insolito mix in cui Extra Ordinary presenta la sua migliore qualità. Questo indie irlandese non prende mai sul serio il lato spaventoso del paranormale eppure gli interpreti principali sono così umani da renderlo straordinario. Maeve Higgins e Barry Ward sono 2 individui semplici, con la capacità di toccare i piani spirituali più rapidamente di quanto non siano in grado di fraternizzare con persone reali. Higgins interpreta Rose Dooley con un modo di parlare dolce e riconoscibile, con uno stato d’animo lunatico che nasconde la sua capacità di portare la pace agli spiriti che sono nel limbo. Le scene in cui sono insieme hanno un calore particolare, la sensazione che 2 individui siano stati uniti e che si completano perfettamente a vicenda. C’è anche un’affascinante interpretazione di Will Forte nei panni della star del rock demoniaca Christian Winter. La coppia principale, e anche la loro relazione nascente, rendono Extra Ordinary un film genuino come pochi altri.

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film sui fantasmi anni 70

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Ghost Stories: i 20 migliori film di fantasmi di sempre

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Aspettando Crimson Peak: i 20 migliori film di fantasmi

Il 22 ottobre, Guillermo del Toro ci riporterà indietro alle più classiche storie di case stregate con il suo elegante horror Crimson Peak . Ma prima di lui, il cinema ha ampiamente visitato quei luoghi infestati e gli spiriti che li infestano, incapaci di trovare la pace e dunque condannati a vagare sulla Terra e tormentare i vivi. Diamo uno sguardo ai 20 migliori, più terrificanti, bizzarri o divertenti film di fantasmi di sempre...

film sui fantasmi anni 70

Gli invasati (1963)

Uno scienziato invita due sensitive in una casa che ha la fama di essere stregata, per fare delle ricerche sul paranormale. Ma presto la casa comincia ad avere un effetto sinistro sulle menti degli invitati. Gli invasati è un classico horror diretto da Robert Wise, un film di grande atmosfera. Rifatto malamente nel 1999 come Haunting - Presenze.

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Amityville Horror (1979)

Un altro classico delle case stregate: Amityville Horror è basato su uno dei casi più documentati di infestazioni spiritiche. Numerosi i sequel e i remake, di cui uno in arrivo.

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Shining (1980)

Nella sua carriera, Stanley Kubrick ha praticamente realizzato solo capolavori. Non è da meno Shining , agghiacciante (letteralmente, essendo ambientata in un hotel chiuso per l'inverno) ghost story che mescola visioni, poteri paranormali e follia, con un Jack Nicholson epocale. Da Stephen King, che ancora oggi odia fortemente il film, per nulla fedele al suo romanzo.

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I fantasmi di una ciurma di lebbrosi sono pronti a vendicarsi del paesino costiero che negò loro asilo, li sterminò e derubò. John Carpenter alle prese con una bella storia di fantasmi dall'atmosfera impeccabile nel suo Fog , con la fidata Jamie Lee Curtis (e sua madre Janet "Psycho" Leigh).

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Poltergeist (1982)

Dimenticate il brutto remake uscito da poco: l'originale Poltergeist di Tobe Hooper (scritto da Steven Spielberg) è una delle gemme del cinema fantastico/horror anni '80, ancora oggi imbattibile sotto molti punti di vista. E se siete fan di Spielberg DOVETE averlo nella vostra collezione.

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Ghostbusters (1984)

Sempre di una storia di fantasmi si tratta, anche se originalissima e più comica che spaventosa. Il classico di Ivan Reitman, Ghostbusters , è un caposaldo della commedia horror anni '80.

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Beetlejuice - Spiritello porcello (1988)

Ancora una commedia con fantasma Beetlejuice , divertentissimo film di Tim Burton con Michael Keaton nei panni di uno spettro maleducato e sgradevole, che aiuta una coppia di sposini neo-fantasmi a liberarsi dei vivi che hanno comprato la loro casa. Una storia di esorcismi al contrario!

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Sospesi nel tempo (1996)

Un uomo in grado di parlare ai fantasmi (Michael J. Fox) ha fatto società con tre spettri per truffare la gente presentandosi come disinfestatore. Ma dovrà lasciarsi alle spalle quella vita per fermare una vera minaccia dal mondo dei morti... Questa, in soldoni, la trama di  Sospesi nel tempo , variazione comica sulle ghost stories diretta da Peter Jackson.

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The Ring (1998)

Il titolo più famoso dell'invasione J-horror di fine anni Novanta/primi Duemila, The Ring di Hideo Nakata rese popolare la figura dello spettro dai lunghi capelli neri (Sadako) copiato a destra e a manca per i successivi dieci anni. Fu anche rifatto in USA da Gore Verbinski - uno dei remake americani più riusciti di sempre.

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The Sixth Sense - Il sesto senso (1999)

Il film che ha fatto la fortuna di M. Night Shyamalan per quel colpo di scena finale entrato nella storia. Il sesto senso ha un'ottima atmosfera, ma è invecchiato male proprio per colpa di quel twist che, una volta noto, rende quasi inutile la visione...

Le verità nascoste (2000)

Michelle Pfeiffer e Harrison Ford sono i protagonisti de Le verità nascoste di Robert Zemeckis, intrigo hitchcockiano con elementi sovrannaturali, in cui i fantasmi, per una volta, aiutano la risoluzione di un inquietante delitto.

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The Others (2001)

Prendi Il sesto senso, sostituisci lo psicologo infantile di Bruce Willis con un'intera famiglia guidata da Nicole Kidman e concludi allo stesso identico modo. Ecco la ricetta di The Others di Alejandro Amenabar, che pure è un regista in gamba e riesce a confezionare un film ben fatto.

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La spina del diavolo (2001)

Prima di Crimson Peak, Guillermo del Toro aveva già raccontato una casa stregata. O, meglio, un orfanotrofio, nell'inquietante La spina del diavolo .

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Ju-on: The Grudge (2002)

L'originale The Grudge di Takashi Shimizu fu uno dei titoli di punta del J-horror nipponico dei primi duemila, capostipite di una serie di sequel e remake quasi tutti firmati da Shimizu in persona. Che dedizione alla causa!

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The Orphanage (2007)

Una donna torna da adulta nell'orfanotrofio che l'ha cresciuta, per riaprirlo come casa famiglia per bambini affetti da sindrome di down. Ma l'edificio è infestato da terribili presenze... Succede in The Orphanage di Juan Antonio Bayona, prodotto da Guillermo del Toro.

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Paranormal Activity (2007)

L'originale Paranormal Activity , primo di una lunga saga che sta per concludersi dopo sei film, fu un'opera lungimirante. Ma anche molto spaventosa.

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Insidious (2010)

James Wan insegna a tutti come si fa un horror: pochissimi effetti digitali, tantissimi attori truccati da spettri, effetti sonori, e una regia classica ma sicura di sé per un moderno gioiello horror. Insidious vi spaventerà come pochi horror riescono a fare oggi.

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The Woman in Black (2012)

Daniel Radcliffe nel ruolo di un giovane avvocato alle prese con lo spirito di una donna vendicativa in The Woman in Black , ghost story che più classica non si può (e infatti è prodotta dalla rinata Hammer Films, colosso dell'horror britannico di un tempo).

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Sinister (2012)

Uno scrittore in crisi (Ethan Hawke) si trasferisce con la famiglia in una casa dove sono avvenuti orrendi delitti, per trarre ispirazione per il suo nuovo libro. Ma quando inizia a proiettare i filmati Super 8 della famiglia assassinata, scopre una presenza oscura che inizia a tormentare anche lui e la sua famiglia... Succede nello spaventoso Sinister , prodotto da Jason Blum, anche produttore della saga Paranormal Activity.

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L'evocazione - The Conjuring (2013)

Ancora James Wan, ancora un horror girato con grande sapienza e capacità di spaventare con poco. L'evocazione - The Conjuring è ispirato a una storia vera, quella della coppia di investigatori del paranormale Ed e Lorraine Warren, che indagarono anche sul famoso caso di Amityville.

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Film anni ’70: tutti i migliori titoli da vedere

Film anni '70

La rivoluzione culturale iniziata sul finire degli anni Sessanta proseguì poi anche lungo tutto il decennio degli ani Settanta. Nel corso di questo i registi ebbero sempre maggior controllo sui loro film, potendo così portare al cinema storie e tematiche nuove, lasciandosi ispirare dalle novità artistiche provenienti dall’Europa e introducendo anche elementi sino ad allora proibiti come la violenza, la sessualità e molte altre idee non ortodosse. Il cinema statunitense cambiò profondamente volto, dando vita a quella che è oggi chiama la New Hollywood . Gli anni Settanta del cinema statunitense sono dunque un periodo estremamente fervido e ricco di capolavori celebrati ancora oggi. Per scoprire o riscoprire alcuni dei titoli più importanti, ecco un elenco dei migliori film anni 70.

Migliori film anni ’70 americani

Film anni '70 migliori

Come anticipato, il cinema statunitense degli anni Sessanta si è caratterizzato per produzioni e stili molto diversi tra loro. Nel corso di quegli anni sono infatti arrivati sul grande schermo grandi blockbuster o film più sperimentali e riflessivi della società dell’epoca. Tra i migliori film anni 70 qui di seguito proposti si possono infatti ritrovare opere di ogni genere, dirette da importanti registi e interpretate da altrettanto celebri attori.

  • Arancia meccanica (1971). In cerca di emozioni forti, Alex quotidianamente compie azioni criminali. Viene arrestato e sottoposto ad un trattamento che lo condiziona alla non violenza. Uscito di galera tutte le persone che hanno subito da lui violenze gli si ritorcono contro. Uno dei grandi capolavori realizzati da Stanley Kubrick , Arancia meccanica è il racconto di un’umanità resa disumana, attuale all’epoca tanto quanto oggi.
  • Il padrino (1972). Il film segue la vita di Vito Corleone, impegnato nel difficile compito di tenere unita la famiglia e come anche il suo l’impero mafioso, minato da numerosi nemici. Francis Ford Coppola dirige uno dei più grandi capolavori del cinema, interpretato da attori come Marlon Brando , Al Pacino , Diane Keaton e James Caan , offrendo un ritratto epico della mafia e del suo ruolo nella società statunitense.
  • Il padrino – Parte II (1974). Nel 1958 l’impero costruito negli Stati Uniti dalla famiglia Corleone inizia a sgretolarsi, modificando anche i legami tra i suoi componenti. Micheal, il figlio di Vito, diventa il nuovo Padrino, ma il potere lo rende un uomo solo. Secondo capitolo della trilogia, ove si seguono in parallelo le vite di Michael Corleone interpretato da Al Pacino e quelle di Don Vito Corleone, interpretato stavolta da Robert De Niro .
  • Chinatown (1974). L’investigatore privato Jake Gittes viene assunto dalla bella Evelyn Mulwray per indagare sul presunto adulterio del marito. Più va avanti con le indagini, però, più vedrà emergere una vicenda più complessa del previsto. Roman Polanski dirige Jack Nicholson in questo noir che ha fatto scuola, un capolavoro senza tempo a cui in molti ancora oggi si ispirano.
  • La conversazione (1974). L’intercettatore Harry Caul spia la moglie di un potente uomo d’affari e del suo giovane amico, finendo per essere coinvolto in un intrigo più grande e pericoloso del previsto. Gene Hackman recita in questo film vincitore della Palma d’oro a Cannes, un racconto che analizza il concetto di colpa e paranoia, anticipatore dello scandalo Watergate.
  • Lo squalo (1975). Un feroce squalo terrorizza una spiaggia del New England. Ad affrontarlo ci sono un poliziotto locale e degli scienziati, che devono lottare anche contro l’ostruzionismo del sindaco. Steven Spielberg realizza quello che è considerato il primo blockbuster della storia. Un capolavoro iconico di tensione, dove meno si vede il pericolo più questo fa paura.
  • Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975). Dopo una condanna Murphy arriva in un ospedale psichiatrico. Cerca di farsi passare per matto con un obiettivo in testa: la fuga. Ma la capo infermiera non la pensa come lui. Suo prezioso alleato un gigantesco pellerossa da tutti creduto sordomuto. Jack Nicholson recita in questo film dove per la prima volta si tratta un argomento molto delicato, cioè il disagio presente negli ospedali psichiatrici statali, denunciando il trattamento inumano riservato ai pazienti ospitati in tali strutture.
  • Rocky (1976). Il pugile dilettante Rocky Balboa ha l’opportunità di raggiungere il successo quando è chiamato a sfidare il campione dei pesi massimi, Apollo Creed. Primo capitolo della fortunata serie, Rocky ha vinto tre premi Oscar nel 1977, oltre ad aver definitivamente consacrato Sylvester Stallone come una delle personalità più importanti del cinema statunitense.
  • Taxi Driver (1976). Un tassista di New York dal carattere sensibile e solitario scivola lentamente in una spirale di follia che lo spinge a ribellarsi in maniera violenta alle ingiustizie di una società corrotta e alienante. Sceneggiatura di Paul Schrader , regia di Martin Scorsese e interpretazione di Robert De Niro per uno dei film più importanti di sempre, specchio delle crescenti nevrosi e alienazioni avvertite dall’uomo. Un film ancora spaventosamente attuale.
  • Apocalypse Now (1979). Durante la guerra in Vietnam un agente dell’esercito americano si avventura in Cambogia alla ricerca di un pericoloso tiranno, il colonnello Kurtz, un tempo soldato modello poi convertitosi alla causa del nemico. Francis Ford Coppola dirige Marlon Brando e Martin Sheen in uno dei film più ambiziosi mai realizzati, caratterizzato da innumerevoli problemi produttivi ma infine rivelatosi come uno dei grandi capolavori del cinema.

Film anni ’70 polizieschi

Film anni '70 polizieschi

Uno dei generi divenuti più popolari negli anni ’70 è quello del poliziesco, in cui si offrono personaggi e contesti inediti alle prese con la giustizia, la criminalità e, cosa più importante, con le riflessioni derivate dall’abuso di potere. I film appartenenti a questo genere sono spesso cupi, impegnati a porre dubbi morali su quanto avviene poi realmente tra le strade delle grandi città. Appartengono al poliziesco alcuni dei maggiori capolavori cinematografici di sempre.

  • Il braccio violento della legge (1971). Popeye, un poliziotto della squadra narcotici, ha la soffiata giusta per scoprire chi si cela dietro una grossa partita di eroina e decide di lavorare sul caso insieme al collega Lo Russo. Vincitore dell’Oscar al miglior film e al miglior attore Gene Hackman , questo film propone un duro ritratto della polizia e del contesto urbano, con un finale amarissimo. È ancora oggi considerato uno dei capolavori di questo genere.
  • Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971). A San Francisco l’ispettore Callaghan rende la vita difficile ai criminali. Ma un giorno un killer si apposta sui tetti della città e spara ai passanti. Poi invia un biglietto alla polizia firmandosi Scorpio: si tratta di un assassino psicopatico. Il caso viene affidato a Callaghan. Clint Eastwood lascia i panni del cowboy per assumere quelli del detective, in questo crudo film ispirato all’attività del killer dello zodiaco. Un classico del genere.
  • Shaft il detective (1971). Un detective molto in voga indaga su un rapimento e viene coinvolto in una guerra tra la mafia ed una gang locale. Modello di film blaxploitation, dedicati primariamente ad un pubblico afroamericano, è questo il primo di diversi lungometraggi dedicati al detective Shaft, vera e propria icona del cinema black .
  • Milano calibro 9 (1972). Un malvivente esce di prigione e deve guardarsi le spalle sia dalle autorità che dal suo ex boss che sospetta di lui. Anche in Italia il genere poliziesco ebbe grande importanza e Milano calibro 9 è uno dei più importanti esempi a riguardo. Un cult che riflette sulle tensioni politiche vigenti in quegli anni in Italia.
  • Serpico (1974). Il film racconta l’esperienza del poliziotto italo americano Frank Serpico, in servizio nel dipartimento di polizia di New York dal 1959 al 1972. Il regista Sidney Lumet dirige Al Pacino in questo racconto basato su un vero poliziotto, dando vita ad uno dei più apprezzati film polizieschi del decennio, oggi considerato un cult con pochi eguali.

Film anni ’70 di fantascienza

Film anni '70 fantascienza

Per la fantascienza gli anni ’70 segnano una vera e propria rivoluzione. Si assiste in questo decennio all’entrata in scena di nuovi effetti speciali, realizzati grazie ai primi esperimenti con la computer grafica. In quegli anni, inoltre, si iniziano ad affrontare nuovi temi in film divenuti veri e propri precursori di opere realizzate ancora oggi. Elementi come la ribellione delle macchine, i virus, le società distopiche e i contatti alieni trovano in quel decennio ampio spazio sul grande schermo.

  • 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (1971). A seguito di una guerra batteriologica, New York è plagiata da un’epidemia che distrugge l’umanità. L’unico uomo sopravvissuto grazie a un vaccino lotta per combattere gli zombi e per trovare un antidoto che possa salvare il resto della popolazione. Charlton Heston recita in questo classico della fantascienza tratto dal romanzo Io sono leggenda , di Richard Matheson , da cui sarà poi tratto anche l’omonimo film del 2007 con Will Smith .
  • L’uomo che fuggì dal futuro (1971). In un lontano futuro l’umanità vive all’interno di vaste città sotterranee e viene sottoposta a cure farmacologiche obbligatorie che hanno lo scopo di eliminare qualsiasi emozione o sentimento. Prima di Guerre Stellari, George Lucas diresse nel 1971 questo film di fantascienza, dimostrando tutto il suo talento e le sue idee visionarie relative a questo genere.
  • Il mondo dei robot (1973). In un futuristico parco dei divertimenti popolato da androidi, due turisti americani vengono coinvolti, loro malgrado, in una rivolta delle macchine scatenata da un guasto informatico. Interpretato da Yul Brynner , questo film cult è un precursore del tema della macchina che si ribella all’uomo. Nel film si ritrovano anche i primi esperimenti sulla grafica computerizzata, che fanno di Il mondo dei robot un importante precursore della CGI.
  • Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977). La vita ordinaria di Roy Neary prende una svolta inaspettata dopo un incontro ravvicinato con un UFO. Steven Spielberg torna alla fantascienza per dar vita ad un cult memorabile. Costruito intorno all’attesa dell’incontro con una specie aliena, il film è un capolavoro di regia, effetti speciali ed emozioni, sempre alla base di ogni opera di Spielberg.
  • Guerre Stellari (1977). Con l’aiuto di robot e altri alleati, Luke Skywalker deve salvare la principessa ribelle Leila e sconfiggere le forze del male, rappresentate dal temibile Dart Vader. Con Guerre Stellari  il regista George Lucas contribuì per sempre a cambiare la fantascienza, dando vita ad un racconto epico portato avanti ancora oggi. Primo di diversi sequel, questo film del 1977 è il capostipite di un nuovo modo di pensare la fantascienza e gli effetti speciali.

Film anni ’70 horror

Film anni '70 horror

Negli anni ’70 l’horror statunitense ha vissuto un periodo d’oro proseguito poi anche nel decennio successivo. Il genere ha infatti inglobato nuovi temi prima considerati tabù, giungendo a livelli di violenza e orrore mai raggiunti prima. Grazie alla comparsa sulla scena cinematografica di nuovi brillanti autori, come William Friedkin e John Carpenter , vennero realizzati film a basso costo che facevano dei loro limiti punti di forza per genere ulteriore paura. È in questi anni che vengono realizzati alcuni dei più grandi capolavori horror di sempre.

  • L’esorcista (1973). Regan McNeil, una ragazzina di 12 anni, viene posseduta dal demonio. Un giovane prete in crisi di fede, aiutato dal proprio anziano mentore, affronta la presenza demoniaca in un mortale duello. Diretto da William Friedkin con Ellen Burstyn , Linda Blair e Max von Sydow , è questo uno dei film più spaventosi di sempre, tra i primi a portare l’elemento satanico al cinema. Candidato a dieci premi Oscar, è ancora oggi uno dei più grandi capolavori del cinema horror.
  • Non aprite quella porta (1974). Due fratelli decidono di andare in Texas per visitare la tomba del nonno insieme a tre amici. Sfortunatamente, una volta giunti sul posto, il gruppo si ritrova a dover sfuggire ad una famiglia di psicopatici. Tobe Hooper dà vita ad uno degli horror più celebri di sempre, anch’esso seguito poi da diversi sequel. Ispirato ad eventi reali, Non aprite quella porta è ancora oggi particolarmente disturbante da vedere.
  • Carrie – Lo sguardo di Satana (1976). Tormentata da una madre nevrotica e tirannica, Carrie affrona una difficile adolescenza. Inoltre la ragazza è oggetto di scherno delle sue compagne di scuola, fino a quando scopre di possedere dei poteri soprannaturali. Sissy Spacek interpreta la protagonista di questo adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King . Un racconto di formazione ricco di sentimenti e orrore, reso visivamente straordinario dal regista Brian De Palma .
  • Halloween (1978). Un criminale già condannato per l’omicidio della sorella scappa di prigione e torna nella città natale in cerca della prossima vittima durante la notte di Halloween del 1978. Diretto da John Carpenter , Halloween è considerato uno dei migliori slasher di sempre, capace ancora oggi di provocare puro terrore. Si tratta inoltre del primo capitolo di una lunghissima saga attiva ancora oggi.
  • Alien (1979). Dei marines devono scoprire perché la colonia del pianeta Archeron abbia misteriosamente interrotto i contatti con la base. Una volta atterrati, si trovano ad affrontare una creatura mostruosa che si prepara a sferrare l’attacco decisivo. Ridley Scott dirige Sigourney Weaver in questo classico dell’horror misto alla fantascienza. Un’opera straordinaria che ha dato vita ad una saga ancora oggi viva e vegeta.

Film anni ’70 italiani comici

Film anni '70 italini comici

Negli anni ’70 la commedia italiana ha visto modificarsi alcuni dei propri canoni, mantenendo la tradizione dei decenni precedenti ma aggiungendo temi e contesti al passo con i tempi. Sullo sfondo delle commedie di quegli anni si ritrova dunque un’Italia segnata dai tanti sconvolgimenti sociali e politici e le storie raccontate hanno spesso un che di amaro o evasivo. Nascono nuovi filoni, come la commedia erotica, mentre si consolidano nuovi autori e attori, che daranno vita ad alcuni dei più grandi capolavori del nostro cinema.

  • Lo scopone scientifico (1972). Ogni anno, Peppino lo stracciarolo e la moglie Antonia attendono l’arrivo a Roma dell’eccentrica miliardaria statunitense, che li sfida periodicamente a giocare a scopone scientifico. Con Alberto Sordi , Silvana Mangano e Bette Davis , questo film è considerato come uno dei più grandi capolavori della commedia italiana, sul cui sfondo si ritrovano temi e agitazioni proprie dell’Italia di quegli anni.
  • La poliziotta (1974). Giovanna, stanca della propria vita e del proprio fidanzato, vince un concorso come vigile e si trasferisce in un paesino della Lombardia dove si dimostra severa ed inflessibile con chiunque. Mariangela Melato , Alvaro Vitali e Renato Pozzetto recitano in questo film indicato come uno dei padri della commedia erotica italiana.
  • Amici miei (1975). Quattro inseparabili amici toscani cercano di affrontare la propria crisi di mezza età con scorribande a base di scherzi a poveri malcapitati. Mario Monicelli dirige attori del calibro di Ugo Tognazzi e Philippe Noiret in questa straordinaria commedia dal retrogusto amaro, dove si riflette sull’amicizia, la vita e il tempo che passa.
  • Fantozzi (1975). Il ragionier Ugo Fantozzi, perennemente inseguito dalla mala sorte, cerca di sopravvivere alla vita di impiegato per una grande azienda, vivendo una serie continua di eventi comici e sfortunati. Paolo Villaggio e Luciano Salce danno vita con questo film al primo capitolo di una lunga serie cinematografica dedicata a Fantozzi, uno dei personaggi più popolari di sempre, specchio dell’italiano medio dell’epoca.
  • Febbre da cavallo (1976). Il film usa una serie di flashback per raccontare le vicende di tre amici, Mandrake, Pomata e Felice, la cui vita ruota attorno al mondo delle corse dei cavalli e alle scommesse. Gigi Proietti , Francesco De Rosa ed Enrico Montesano sono i protagonisti di questa popolarissima commedia italiana, diretta da un maestro del genere, ovvero Steno .

Film anni ’70 su Netflix

Film anni '70 su Netflix

Nei cataloghi delle piattaforme streaming oggi disponibili si possono ritrovare, oltre a titoli a noi più vicini nel tempo, anche opere meno recenti, spesso sconosciute ma meritevoli di essere riscoperti. Questi film permettono infatti di entrare in contatto con mondi cinematografici oggi non più in vigore ma che hanno sempre molto da insegnare. Ecco allora i migliori film anni 70 in streaming su Netflix :

  • … altrimenti ci arrabbiamo! (1974). Bud e Kid si vendicano di un criminale i cui scagnozzi hanno distrutto la loro nuova dune buggy. Dietro l’episodio, però, si celano losche manovre per una speculazione edilizia e le scarse capacità di uno psicologo tedesco. Bud Spencer e Terence Hill recitano in questo film di culto nonché tra i loro maggiori successi cinematografici. Un’opera tanto divertente quanto appassionante oggi come nell’anno in cui fu distribuita.
  • L’uomo del fiume (1977). Il capitano di una nave desidera incontrare per l’ultima volta un eroe di guerra che ha tradito anni prima. Tratto dal romanzo di Pierre Schoendoerffer del 1977, è questo uno dei film francesi più apprezzati degli annni ’70, con protagonista uno straordinario Jean Rochefort .
  • Fuga di mezzanotte (1978). Un ingenuo americano, ad Istanbul con la fidanzata per una vacanza, viene arrestato per possesso di droga. Nonostante l’intervento dei diplomatici, viene condannato a quattro anni di galera e con due altri reclusi tenta poi la fuga. Film di culto candidato a sei premi Oscar, Fuga di mezzanotte è basato su una storia vera ed offre un duro ritratto del carcere e del desiderio di libertà.
  • Brian di Nazareth (1979). Nell’anno zero, Brian Cohen si innamora di una giovane ribelle e si unisce ad un movimento di indipendenza dai Romani. Nel tentativo di nascondersi da questi ultimi, viene confuso con il Messia. Si tratta del terzo lungometraggio, scritto, diretto e interpretato dal gruppo comico inglese Monty Python . Al centro delle loro follie creative e satiriche, vi è qui l’ambito religioso.
  • Kramer contro Kramer (1979). Un pubblicitario scopre che la moglie ha deciso di lasciare lui e il figlio piccolo. Questo evento avrà un impatto notevole sulla vita di tutti e richiederà all’uomo di dover coordinare la propria vita sulla base delle esigenze del bambino. Tra i più celebri film degli anni ’70, Kramer contro Kramer affronta il tema del divorzio divenendo un modello a riguardo. Il film, vincitore di 5 premi Oscar, è impreziosito dalla presenza di Dustin Hoffman e Meryl Streep .

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Film fantascienza anno 1970

Tutti i film fantascienza anno 1970 del 1970: 29 schede con recensione, trama, poster e trailer, ordinabili per: Stelle   Uscita   Rank   Titolo

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film sui fantasmi anni 70

7 storie vere di fantasmi al cinema

Quando la realtà supera la fantasia: le storie più inquietanti trasformate in film.

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Non c’è mai stato un momento migliore per portare la cronaca nel cinema. Le proprietà culturali esistenti rappresentano oggi la base economica della fiction audiovisiva: non solo libri, fumetti e remake, ma ogni singolo richiamo è valido e fa brodo per giustificare l’agognato acquisto del biglietto da parte di un pubblico sempre più inafferrabile. La passione per le “storie vere” degli autori va ben oltre la morbosità sensazionalistica o la pigrizia; si rifà piuttosto all’ineluttabile necessità di appoggiarsi a qualcosa di extra-filmico, oggi che il film in sé, inteso come prodotto di cento minuti fatto e finito, non sembra più un investimento sufficiente. E la realtà è in un certo senso il cinematic universe più grande di tutti. Quanto siano “vere” le storie di fantasmi non è un calcolo che riguarda lo spettatore. E’ anzi proprio l’ambiguità delle controverse testimonianze a rendere queste vicende più appetibili, in chiave cinematografica, rispetto alle vecchie storie di serial killer che fecero la fortuna dei primi slasher. E la possibilità stessa che quanto raccontato, per quanto incredibile, possa effettivamente avere una base di verità, basta a dare tutt’altro valore alle avventure dei coniugi Ed e Lorraine Warren, in questi giorni pronti a rilanciarsi nel terzo capitolo ufficiale della saga di The Conjuring . La coppia non ha mai disdegnato il render pubbliche le proprie imprese; anzi, le sue coraggiose dichiarazioni hanno negli anni tracciato un’importante cosmogonia delle “apparizioni” statunitensi, alimentate in seguito da contributi spuri e leggende metropolitane da tempo accavallatesi nella blogosfera. Partendo dal loro contributo, ecco una selezione di film tratti da “storie vere” di fantasmi , ondata che non poteva non vederli protagonisti.

Amityville Horror (1979)

1

Con la bellezza di ventisei film tra il 1977 e il 2021 (potrebbe essere record), quella di Amityville non è neanche più definibile come saga, ammesso che lo sia mai stata. Anche l’aggancio a quel fatto di cronaca che pure a tutto diede inizio, la strage di Ronald DeFeo al 112 di Ocean Avenue nell’omonima città, strage che gli stessi Warren contribuirono a rendere il massacro-copertina nella “gloriosa” stagione dei serial killer, è ormai venuto meno. In quello che è oggi un vero e proprio brand dell’horror, quanto ha seguito la storia di possessione narrata nel film primo film di Stuart Rosenberg ha ormai nulla a che vedere con il materiale di partenza; testimonianza di quanto la curiosità dello spettatore sia più che altro un patto, un far finta di crederci, serenamente slegato da ogni pretesa di realtà. L’ultimo innesto più o meno rilevante fu il film del 2017, con la giovane Bella Thorne e più di un’idea carina: da allora, altri cinque titoli in home video, quattro soltanto nel 2020.

Entity (1982)

2

Nonostante la miniera d’oro per questo genere di materiale rimangano i turbolenti anni ’70 statunitensi, lo zeitgeist cinematografico pare per un lungo periodo relativamente poco appassionato alle storie di spettri. Ancorato ad una superata estetica gothic, l’ectoplasma appare accettabile solo se coniugato con la ben più moderna ossessione per l’assassino seriale (binomio che proprio di Amityville fece la fortuna). I must del periodo restano lo slasher, genere che meglio di tutti dà corpo all’incubo classista dell’America abbandonata, popolata da folli derelitti brandenti armi da taglio in agguato nelle distese rurali del sud. Entity di Sidney J.Furie è quindi un’anomalia, anticipazione semi-inosservata del Poltergeist di Hooper e ad oggi cult per pochi. Colpa forse anche di una storia relativamente poco “spettacolare”, ricca più di letture psicanalitiche e sociali che di esoterismo grezzo: le implicazioni del caso  Doris Bither, donna psichiatricamente instabile, ex tossica, made di quattro figli, a suo dire ripetutamente violentata nella sua stessa casa da tre fantasmi, vanno ben oltre il paranormale.

An American Haunting (2005)

3

Per rilanciare l’interesse nella ghost story si dovrà attendere la seconda metà degli anni 2000, quando le nuove paure, forse figlie indirette dell’ondata j-horror e parallele al progressivo dissolversi dell’interesse nei confronti del gore, apriranno le porte a una importante sequenza di storie vere, found footage e possessioni. Ad aprire in un certo senso il trend è un film più ambizioso di quanto non si ricordi quale An American Haunting , presentatosi con budget e cast importante a raccontare il più clamoroso caso di stregoneria nella storia americana: quello della strega dei Bell, che per due anni, tra il 1818 e il 1820, avrebbe tormentato l’omonima famiglia di contadini nel North Carolina, fino ad ucciderne il patriarca in circostanze misteriose Un vero e proprio mito fondativo del folklore americano, con il tempo arricchito e reinterpretato in più maniere (il titolo di Blair Witch Project lo richiama senza in realtà affrontarlo), arrivato infine sullo schermo in confezione leccata e senza troppe idee.

Il messaggero (2009)

4

Personaggi mitici già in vita, fino a pochi anni fa non erano moltissimi i film ispirati alle vicende di Ed e Lorraine Warren. Oggi la lungimiranza di Jason Blum li ha  abilmente trasformati in protagonisti da universo condiviso, facendone la prima coppia sposata di scream queens del genere. Precedentemente, il nome del duo non era forse reputato sufficientemente forte, e difatti i film pre-Blumhouse tendono ancora a mischiare le carte. Il trionfale film del 2009 è quello che restituisce al pop il nome della coppia; la storia rievocata è quella della famiglia Snedeker, occupante di passaggio in una vecchia casa del Connecticut, ex sede di un’impresa di pompe funebri campagnola. Si tratta di uno dei “casi” più truci e noti di quelli marketizzati dai due, che elaborando l’oscuro passato dell’abitazione non mancarono di accludere necrofilia, magia nera, evocazioni sataniche – e ovviamente l’esorcismo finale, a liberare la famiglia perseguitata. Il film, effettivamente assai suggestivo, fu l’ultimo che Lorraine fece in tempo a vedere: non abbastanza spaventoso, avrebbe sentenziato.

La casa muta (2010)

5

Il bello dei film di fantasmi sta anche nella natura al risparmio della proposta, definitivamente liberata anche dei più basici standard di make-up richiesti alla filmografia horror fino ad allora: senza più alcun obbligo di messa in scena, il genere sembra essersi definitivamente democraticizzato, apertosi a qualunque autore, qualunque industria e qualunque budget. Per amministrare suspense e jumpscares non servono tecnicismi importanti – e qualunque mercato ha una “storia vera” di spettri su cui lucrare. Il più fortunato dei contributi etnici al filone è quasi sicuramente La casa muta uruguayana, in seguito rielaborato in un discreto remake con Elizabeth Olsen. La storia, peraltro neanche fantasiosa, è il più classico dei pretesti, a dire dell’autore ispirato ad un inquietante fatto di cronaca avvenuto a inizio secolo sui monti uruguayani. Il vero colpo sta nelle modalità della messa in scena, che tra cineprese amatoriali e scansione in tempo reale trova un punto di raccordo interessante con il found footage, e un buon contributo alla sempre aperta gara al piano sequenza virtuosistico.

Veronica (2017)

6

Se la carriera di Jaume Balaguerò ha spiccato il volo, il vecchio Paco Plaza ha fatto fatica a dare un seguito dignitoso a quei Rec che ne fecero una star. A diversi anni dall’ultimo innesto del franchise, anche il più allegramente splatteroso degli spagnoli non ha potuto non piegarsi alle nuove tendenze: nel suo Veronica non c’è già più traccia della ferocia cannibalesca della vecchia saga, sostituita da tensione low-cost e necessità di confrontarsi con i nuovi rivali statunitensi. A fare da base al film c’è un altro grande classico: un’evocazione con tavola ouija, storicamente avvenuta a Madrid nel 1991 e culminata con la morte in circostanze mai chiarite della giovane studentessa Estefania Lazaro, ufficialmente nel tentativo di comunicare con lo spirito del defunto fidanzato. Spunto e storia ben più interessanti del non entusiasmante svolgimento: uno di quei casi in cui i meri fatti della realtà non bastano a fare un film.

La vedova Winchester (2018)

7

Con un Cv importante nel mondo dell’horror mainstream, i fratelli Spierig si sono recentemente confrontati con il gravoso adattamento di uno dei più bizzarri, celebri e discussi episodi di haunting statunitensi su larga scala: l’assurda impresa personale di Sarah Winchester, vedova di William Winchester ed ereditiera della leggendaria casa di produzione di armi omonima. Eredità piombatale sulle spalle insieme a una bizzarra dannazione: per tutta la vita, Sarah si dirà infatti perseguitata dagli spettri di tutte le persone uccise dalle armi di famiglia. Una sorta di maledizione personale mai nascosta dalla donna, bollata nel tempo coma un stravaganza da miliardaria nevrotica. Ancor più stravaganti furono però le conseguenze: fin negli ultimi anni di vita, Sarah avrebbe infatti investito buona parte del proprio patrimonio in una ciclopica, barocca villa californiana, costruita nell’arco di decenni al fine di compiacere i trapassati, e tutt’oggi visitabile a San Josè. Una storia così aspettava solo un adattamento, infine arrivato con Helen Mirren protagonista. Un racconto di fantasmi che avrebbe forse meritato una maggiore ambizione editoriale: ma il pettegolezzo e il folklore avranno sempre la meglio.

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Film e cartoni di fantascienza: i 20 migliori per bambini e ragazzi

Una carrellata delle migliori opere cinematografiche adatte ai giovani fan della fantascienza, tra alieni caduti sulla Terra, robot capaci di provare emozioni e straordinari viaggi in galassie lontane lontane.

Da Filippo Zoratti - 14 Maggio 2019 16:01

La fantasia e la scienza, la science e la fiction : tutto quello che c’è da sapere sulla fantascienza (o, per dirla all’inglese, sulla sci-fi) è contenuto nella scomposizione dei termini che la definiscono. Alla base c’è la scienza, ovvero un riferimento tangibile alla verità dei fatti e alla sua possibile dimostrazione; ma cosa succede quando il sapere e la conoscenza si ibridano con la finzione e con il fantastico ? Accade che il mondo si apre a nuovi punti di vista, a nuovi voli pindarici che ci trasportano nel terreno del paradosso.

I mondi futuri e futuribili, i contatti con civiltà aliene e le conseguenze socio-politiche delle innovazioni tecnologiche sembrano sulla carta tematiche destinate quasi esclusivamente ad un pubblico adulto. Ma la fantascienza in verità può essere anche sinonimo di romanzo di formazione e di crescita, così come di presa di coscienza del diverso. La sci-fi è un genere inclusivo e aperto a tutti i target (a differenza dell’horror, ad esempio). Ma quali sono i migliori “viaggi attraverso l’impossibile” – per dirla con Georges Méliès – della storia del cinema dedicati ai bambini e ai teenager?

20 film e cartoni dagli anni ’80 ai giorni nostri per iniziare i bambini e i ragazzi alla fantascienza

E.t. l’extra-terrestre (steven spielberg, 1982).

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Il piccolo alieno che viene abbandonato sulla Terra è destinato a non essere compreso dagli adulti: per capire e accettare l’estraneo, il diverso, l’anomalo sono necessarie la fantasia e l’innocenza dei bambini . Scritto da Melissa Mathison (ex moglie di Harrison Ford e autrice anche della sceneggiatura di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile , 2016), E.T. ha gettato le basi per un nuovo modo di fare e intendere la fantascienza, avvicinandola al sentimentalismo e all’umanità.

Ghostbusters – Acchiappafantasmi (Ivan Reitman, 1984)

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Un risultato andato al di là delle più rosee aspettative, capace di generare una fanbase che – dopo la realizzazione di Ghostbusters 2 (1989) – ha invocato a gran voce la realizzazione di un terzo capitolo che chiudesse degnamente la saga . Al suo posto, nel corso degli anni sono stati realizzati svariati videogame, giocattoli, cartoni animati (più o meno ufficiali) e un reboot al femminile, intitolato sempre Ghostbusters (2016), che non ha ottenuto i risultati sperati. E se fosse davvero giunta l’ora di rivedere i veri acchiappafantasmi (Bill Murray compreso) in azione?

Explorers (Joe Dante, 1985)

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Dietro la macchina da presa una garanzia di qualità: Joe Dante, l’autore dell’indimenticato universo dei Gremlins (1984 e 1990) e, più recentemente, del sorprendente Looney Tunes: Back in Action (2003). Nelle sue mani, Explorers diventa anche un gustoso omaggio alla sci-fi degli anni ’50 : fra le citazioni più riuscite spiccano i cult Ultimatum alla Terra (1951), La cosa da un altro mondo (1951) e La guerra dei mondi (1953). Un prodotto riuscito, forse un po’ dimenticato, capace di soddisfare anche il pubblico degli adulti.

Ritorno al futuro (Robert Zemeckis, 1985)

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Non è vera fantascienza, d’accordo, ma è forse qualcosa di più: è la perfetta fusione di cinema classico e avanguardia, di gioco e riflessione sul futuro della tecnologia. Un ottovolante di sense of wonder adatto a qualunque tipologia di pubblico , che supera se stesso nella virtuosistica Parte II (1989) e rielabora la propria mitologia nella conclusiva Parte III (1990). E Ritorno al futuro – Parte IV ? Non si farà, perché non ce n’è bisogno: basta riavvolgere il nastro e ricominciare da capo, scoprendo e riscoprendo nuovi dettagli di un’opera di culto che ha gettato le basi per la sci-fi contemporanea.

Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi (Joe Johnston, 1989)

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L’espediente dello stravagante scienziato (interpretato da Rick Moranis, qui al ruolo più importante della sua carriera assieme al Lord Casco Nero di Balle spaziali , 1987) che sperimenta con maldestri risultati la propria invenzione verrà ripresa anche nei due seguiti Tesoro, mi si è allargato il ragazzino (1992) e Tesoro, ci siamo ristretti anche noi (1997) col medesimo risultato: quello dell’intrattenimento innocuo ma non per questo stupido o fine a se stesso, in perfetto stile Disney (che produce e distribuisce, attraverso la sua succursale Buena Vista Pictures).

Jurassic Park (Steven Spielberg, 1993)

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Editoriale | Jurassic Park: cosa rimane del film di Steven Spielberg dopo 25 anni

Se di fantascienza – e delle sue svariate possibili contaminazioni – bisogna parlare, è bene che di mezzo ci sia anche Steven Spielberg. Anzi, è proprio per la sua propensione al fantastico che il regista di Cincinnati viene ancora da qualcuno considerato alla stregua di un abile mestierante e non, invece, del grande cineasta che ha ampiamente dimostrato di essere. Su Jurassic Park (e relativi seguiti) è già stato detto tutto e il contrario di tutto: siamo di fronte ad un’opera immaginifica oltre ogni dire, che ibrida sci-fi e avventura come mai era stato fatto fino a quel momento.

Del resto, l’idea di riportare in vita animali ormai estinti è uno di quei voli pindarici che stuzzicano da sempre la fantasia di grandi e piccini. L’isola di Nublar, tuttavia, da luogo da sogno si tramuta in breve in location da incubo, e soprattutto in monito contro la scienza e la tecnica che manipolano la natura e il suo normale corso. È forse per questo che Jurassic Park contiene anche una buona dose di brivido e spavento: perché con certe tematiche si può giocare, ma fino ad un certo punto.

Flubber – Un professore tra le nuvole (Les Mayfield, 1997)

film sui fantasmi anni 70

Robin Williams: biografia, carriera e vita privata del grande attore

Al confine fra commedia e fantascienza , e nel momento di maggior esposizione dell’attore Robin Williams (che nel triennio 1996-1998 girerà ben dieci film, fra cui Jack di Francis Ford Coppola e Will Hunting di Gus Vant Sant), c’è Flubber , ribattezzato in italiano Un professore tra le nuvole . Remake dell’omonimo film del 1961, il Flubber del 1997 viene realizzato dalla Disney e smussa tutte le spigolosità dell’originale e del racconto di riferimento ( A Situation of Gravity ).

Il professor Brainard, oltre a essere un genio della chimica, è anche un eccellente inventore: dopo anni è riuscito finalmente a comporre la formula energetica che potrebbe salvare il college in cui lavora, ma si è dimenticato… del suo matrimonio. Impreziosita dalle musiche di Danny Elfman, collaboratore abituale di Tim Burton, la pellicola di Les Mayfield gioca con la science fiction e con le sue tragicomiche conseguenze , riuscendo nel suo intento: essere adatto a tutta la famiglia.

Il gigante di ferro (Brad Bird, 1999)

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Il riscatto tuttavia si è consumato a distanza di pochi anni: oggi The Iron Giant è assurto al rango di piccolo/grande cult, in particolar modo grazie alla sua non banale e scontata analisi della diversità e alla sua perentoria presa di posizione contro la pena di morte . Una curiosità: il gigante di ferro compare anche nella pellicola di Steven Spielberg Ready Player One (2018), vero e proprio film-omaggio dedicato agli immaginari perduti – ma indimenticabili – della nostra infanzia.

Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma (George Lucas, 1999)

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George Lucas e Star Wars: le origini di un mito

Ci sono voluti ben 22 anni prima che George Lucas tornasse a mettere mano alla mitologia di Star Wars . La minaccia fantasma è un film a misura di bambino, che nel raccontare l’infanzia di Anakin Skywalker – prima della sua trasformazione in Darth Vader – decide di assumere in toto il suo privilegiato punto di vista. Un’opera criticabile e criticatissima, ma forse necessaria: per riaccendere la scintilla della Forza, Lucas si affida ad effetti speciali di ultimissima generazione e ad una vicenda che fa della creatività la sua arma principale, a costo di incappare in una mal digerita (dai fan della prima ora) sensazione di infantilismo.

A restare impresse nella memoria, in particolar modo, sono la corsa degli sgusci – in originale podracer – con la sua estetica da videogame, e la presenza insistita del gungan Jar Jar Binks , che nelle intenzioni di George Lucas avrebbe dovuto essere il protagonista più amato dai bambini (mentre invece, come sappiamo, è stato eletto all’unanimità il personaggio più detestato dell’intera saga). Un elemento positivo e uno negativo dunque, a simboleggiare l’eterno paradosso di una pellicola sicuramente confusa ma capace comunque di conquistare la sua fetta di pubblico.

Spy Kids (Robert Rodriguez, 2001)

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Un interessante successo commerciale, che ha avuto ben tre seguiti : Spy Kids 2 – L’isola dei sogni perduti (2002), Missione 3D – Game Over (2003) e Spy Kids 4 – È tempo di eroi (2011). Ognuno dei quattro capitoli è arricchito dalla presenza di svariate guest star, a dimostrazione della buona riuscita di un progetto che in America non è passato inosservato (anche grazie alla presenza in cabina di regia di Robert Sin City Rodriguez): fra i vari spiccano i nomi di George Clooney, Sylvester Stallone, Elijah Wood, Jessica Alba e Steve Buscemi.

Zathura – Un’avventura spaziale (Jon Favreau, 2005)

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Si viaggia, insomma, ai confini della realtà, ed è indubbio che il film di Jon Favreau richieda un buon atto di fede: gli effetti speciali non sono di primissima qualità, ma il senso di vertigine e di creatività passa anzitutto attraverso la creazione di un’ atmosfera suggestiva e fantasiosa , che indubbiamente omaggia – come spesso accade con i live action in salsa sci-fi – gli anni ’50 e ’60. E il modo in cui allora si ragionava ingenuamente sulle innovazioni tecnologiche che avrebbero arricchito le nostre vite.

Guida galattica per autostoppisti (Garth Jennings, 2005)

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Guida galattica per autostoppisti: recensione del cult con Martin Freeman

Tutto nasce da una serie di romanzi di fantascienza umoristica (una “trilogia in cinque parti”) scritti da Douglas Adams fra il 1979 e il 1992: in Guida galattica per gli autostoppisti , Ristorante al termine dell’Universo e La vita, l’Universo e tutto quanto si raccontano le strambe peripezie dell’umano Arthur Dent, che sfugge alla demolizione della Terra grazie al suo vecchio amico Ford Prefect, che gli rivela di essere un alieno originiario di Betelgeuse e lo porta con sé nello spazio.

Il film di Garth Jennings (noto principalmente come autore di videoclip) mantiene intatto il senso di goliardia e sarcasmo dei volumi di riferimento, giocando coi paradossi della scienza e con una messinscena colorata ed estremamente fantasiosa: per rispondere all’antica domanda sul senso dell’esistenza il protagonista dovrà anzitutto non dimenticare il proprio asciugamano, collaborare con l’androide paranoico Marvin e dare un senso alla risposta (“42”) fornita dal supercomputer Pensiero Profondo dopo un’elaborazione di sette milioni di anni. Da riscoprire.

Wall-E (Andrew Stanton, 2008)

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La routine viene però spezzata da Eve, un automa proveniente dallo spazio con un obiettivo da portare a termine. Si cita buona parte della fantascienza anni ’70 e ’80 (da Incontri ravvicinati del terzo tipo a Blade Runner , fino naturalmente a E.T. – L’extraterrestre ) e, soprattutto nella seconda parte, si punta apertamente il dito contro l’umanità, rappresentata come incapace di intendere e volere. Un messaggio forte, ma dal forte valore educativo .

Mostri contro alieni (Rob Letterman e Conrad Vernon, 2009)

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Ci sono i mostri (fra cui la massa gelatinosa BOB e il pesce-scimmia Anello Mancante), gli alieni (su tutti il Re Gallaxhar, con le sue mire di conquista della Terra) e naturalmente gli umani, costretti alla collaborazione con i mostri per salvare il pianeta. Un prodotto destinato ai più piccoli , ma che in verità strizza l’occhio anche agli adulti riportando alla memoria alcuni cult che hanno fatto la storia della fantascienza come Il mostro della laguna nera e Blob – Fluido mortale .

Astro Boy (David Bowers, 2009)

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Abbastanza incompresa in America (che da sempre fatica ad accettare una versione di Pinocchio diversa da quella del 1940, Roberto Benigni ne sa qualcosa) e in Giappone (troppo legato all’immaginario dell’iconico manga), l’opera di David Bowers è stata un enorme successo in Cina. Ciò tuttavia non ha impedito che la sua casa di produzione, la Imagi Animation Studios, chiudesse i battenti l’anno successivo, nel 2010. A dimostrazione di come sia difficile se non impossibile combattere contro lo strapotere Disney e DreamWorks.

Megamind (Tom McGrath, 2010)

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Megamind: recensione del film d’animazione del 2010

A volte i cattivi possono diventare buoni: Megamind mette in scena lo scontro fra un supereroe superbuono – Metro Man – e un villain costretto alla criminalità per poter emergere, cresciuto con una personale e distorta idea di moralità. Senza il Male, il Bene non potrebbe esistere : un messaggio talmente tanto semplice da saltare subito all’occhio, complici anche il ritmo serrato della storia (e della sceneggiatura, che punta molto sull’efficacia dei dialoghi) e il disegno insolitamente espressivo dei personaggi.

Fra le righe è possibile scorgere anche un’interessante parodia del Marvel Cinematic Universe , che nel biennio 2008-2010 si era imposto all’attenzione generale con i primi due capitoli di Iron Man e con L’incredibile Hulk . All’insegna della leggerezza e del divertimento, ma con un insegnamento filosofico che lascia traccia di sé, Megamind ha fatto centro e favorito la creazione di un sequel sotto forma di videogame, Megamind – La resa dei conti , e di un prequel a fumetti, Megamind – The Prequel .

Super 8 (J.J. Abrams, 2011)

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Diretto dal mago J.J. Abrams, e prodotto da Steven Spielberg: serve altro? Super 8 è pura nostalgia cinefila , che affonda a piene mani negli immaginari mediali condivisi da tutti ricostruendo un senso di meraviglia pre-adolescenziale che al cinema – soprattutto nei film live action – mancava da anni. Si narra di un gruppo di amici che, nell’estate del 1979, filma qualcosa di insolito e spaventoso: un incidente ferroviario, con la probabile presenza di un alieno. Che fare? Salvare il mondo, probabilmente, facendo leva anche sulla fantasia e sulla creatività che gli adulti hanno ormai smarrito.

Come per Stand by Me e per Stranger Things , la credibilità del prodotto passa inevitabilmente attraverso la tridimensionalità dei giovani protagonisti, tutti con una loro coerenza interna. Ma a rendere unico Super 8 è anche il continuo gioco citazionista : la complicità dello spettatore – chiamato a riconoscere i continui riferimenti ad altri “pezzi del puzzle” della storia della fantascienza – è qui fondamentale. Un piccolo gioiello, che torna al passato per preparare il futuro del genere.

Big Hero 6 (Don Hall e Chris Williams, 2014)

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Il 54° Classico Disney possiede un piccolo primato: è infatti il primo film basato sul franchise Marvel ad essere interamente prodotto dalla casa di Burbank. A San Fransokyo (curioso ibrido fra San Francisco e Tokyo, che lascia intendere come la globalizzazione sia oramai un dato di fatto e come non per forza di cose possieda caratteristiche negative) un ragazzino di nome Hiro spreca le sue giornate in competizioni clandestine fra robot. L’incontro con il paffuto Baymax, automa infermiere , cambierà le carte in tavola. Non solo per se stesso, ma anche per il robot, progettato per la semplice difesa ma destinato a diventare un eroe.

Adrenalinico, modernissimo e al contempo tenero, Big Hero 6 è una sofisticata parabola sui talenti nascosti e sull’espressione delle proprie qualità, adatta ad un pubblico di adolescenti e pre-adolescenti, diretta dai registi delle Follie dell’imperatore Don Hall e Chris Williams. Un successo per nulla scontato e già scritto, visto il plebiscito di pubblica e critica ottenuto nei due anni precedenti da Ralph Spaccatutto (2012) e Frozen – Il regno di ghiaccio (2013).

The Giver – Il mondo di Jonas (Philip Noyce, 2014)

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Dalle parti della distopia, con quel tocco da teen movie che da Hunger Games in poi ha spiccato definitivamente il volo, il film di Phillip Noyce si avvale delle partecipazioni di attori di prima fascia, Meryl Streep e Jeff Bridges su tutti (che non a caso figurano anche fra i produttori). Un’operazione nobile e con un messaggio chiaro, lo stesso del racconto da cui è tratto: la conoscenza porta al libero arbitrio e al libero pensiero , ed è un cammino dal quale – volenti o nolenti – non si può fare ritorno.

A Spasso con Willy (Eric Tosti, 2019)

film sui fantasmi anni 70

A spasso con Willy: la colonna sonora e i brani del film d’animazione

Non solo America: dedicato ai più piccoli, A spasso con Willy (in originale Terra Willy ) è un film di animazione francese ricco di spunti interessanti. A partire dall’incipit, in cui il piccolo protagonista non è né sulla Terra né su un altro mondo: è in viaggio su una navicella assieme ai suoi genitori, e a causa di una tempesta si ritrova da solo su un pianeta inesplorato e apparentemente selvaggio. Una situazione di precarietà iniziale a cui, dunque, ne segue un’altra ben peggiore; ed è proprio il percorso di crescita personale il cuore pulsante di questa ambiziosa pellicola.

Per certi versi simile a Home – A casa della DreamWorks, A spasso con Willy mette in campo un interessante ribaltamento di ruoli: non è l’alieno a dover ritrovare la strada di casa (in stile E.T. , tanto per capirsi), ma l’umano, che quindi dovrà inevitabilmente imparare a convivere con una situazione d’emergenza e a fidarsi degli altri . Meritevole di menzione anche la scelta estetica: la grafica digitale è dettagliata e quasi in rilievo, per facilitare l’identificazione e portare lo spettatore a un coinvolgimento il più genuino possibile.

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  • Cinema & TV

I 100 migliori film degli anni ’70

Il gran finale del nostro "listone”: dalla posizione 21 alla 1. da ‘l’esorcista’ a fellini, dalla blaxploitation ai blockbuster, dal ‘padrino’ alle avventure ambientate in una galassia lontana lontana: viaggio nel più grande decennio del cinema, rolling stone it.

'Eraserhead', Il Padrino: Parte II,' L'esorcista' 'Star Wars' e 'Mezzogiorno e mezzo di fuoco'

Foto: Everett Collection

The Rocky Horror Picture Show

Jim sharman.

Prima che uscisse la versione cinematografica dello spettacolo teatrale irriverente di Richard O’Brien, costruita assemblando spezzoni scartati da film di fantascienza, parti musical e citazioni da Notes on Camp (il saggio di Susan Sontag del 1964), esistevano già i “film della mezzanotte”. Ma questa pellicola ha definito e perfezionato il concetto di cult cinematografico, e le sue proiezioni fuori orario si sono trasformate in raduni interattivi di cosplayer. O’Brien stesso recita nel ruolo di Riff-Raff, il tuttofare gobbo che introduce gli sperduti e innocenti Barry Bostwick e Susan Sarandon in un mondo fatto di freak , emarginati e fluidità sessuale; ovviamente, ogni loro resistenza è inutile. E poi diciamolo: chi ha bisogno del Dr. Frankenstein quando c’è il Dr. Frank-N-Furter, lo scienziato pazzo in calze a rete di Tim Curry capace di farvi fremere di eccitazione? Tutto questo è più che sufficiente per farci credere che la libertà totale sia proprio lì: a un solo salto a sinistra e poi un passo a destra. – David Fear

La febbre del sabato sera

John badham.

Signori e signore: ecco Tony Manero, 19 anni, di Bay Ridge, Brooklyn. Di giorno, questo ragazzo di periferia vende vernici e litiga con la sua famiglia italoamericana. Ma quando il sole tramonta e le luci della discoteca si accendono, diventa un dio. Il film di John Badham è legato così strettamente alla moda della disco music di fine anni ’70 che, cercando il vocabolo nel dizionario, si trova un’immagine di John Travolta, di bianco vestito, con la mano destra alzata verso il cielo. Questo film ha trasformato il ragazzo di Welcome Back, Kotter (in Italia: I ragazzi del sabato sera ) in una vera e propria star, oltre a far conoscere all’America mainstream quello che era principalmente un movimento underground e a dare nuovamente ai Bee Gees una grandissima spinta commerciale. Le scene di ballo sono capsule del tempo così vivide da far quasi dimenticare quanto il resto del film sia duro e cupo, visto che in realtà è la storia della crescita di un ragazzo che si sta lasciando alle spalle i suoi amici, il suo quartiere e una vita che gli offre poche opportunità. Ma occhio ai capelli: ci ha lavorato un sacco! – D.F.

Cooley High

Michael schultz.

Ambientato nel 1964, all’apice del Movimento per i Diritti Civili, con una colonna sonora presa dal catalogo vibrante della Motown, questo racconto di formazione segue le gesta un gruppo di liceali neri di Chicago – capitanati dal poeta emergente Preach (Glynn Turman) e dal suo migliore amico Cochise (Lawrence Hilton-Jacobs), destinato al college – attraverso una serie di avventure adolescenziali (fughe da lezione, risse durante i party casalinghi…). In un momento in cui la maggior parte dei film di genere blaxploitation stava guidando lo sguardo del pubblico verso storie di sesso, crimine e droga, il regista Michael Schultz ( Car Wash ) si è concentrato sulla vita interiore di questi giovani neri. La scelta di puntare sul loro legame di amicizia non ha solo distinto Cooley High dalla massa di tutti i film contemporanei più sensazionalistici, ma virtualmente ha ridefinito la percezione di ciò che un film “ black ” poteva essere. – Robert Daniels

F come falso

Orson welles.

Orson Welles è al massimo della forma in questo film-saggio con cui innesta in una cornice cinematografica la sua capacità di raccontare storielle pittoresche. Inizia concentrandosi sul famigerato falsario d’arte Elmyr de Hory, per poi virare verso una riflessione sulla natura della verità e sulle storie che ci raccontiamo per dare un senso alle nostre vite. Nel frattempo, la compagna di Welles (l’enigmatica Oja Kodar) incombe sullo sfondo, vestita e non. Questa pellicola è un delizioso trip mentale e ci ricorda che la ricchissima filmografia di Welles comprende anche molto altro, oltre al più grande film di tutti i tempi. Anche se è un gioiello minore, F come falso è brillantissimo. – Mosi Reeves

Ganja & Hess

Il romanziere, drammaturgo, regista e attore Bill Gunn ha creato Ganja & Hess su commissione, per conto di una produzione indipendente desiderosa di commercializzare un film di blaxploitation . Ma la sinfonia in salsa afro-caraibica, rituali voodoo, senso di colpa cristiano, allusioni omoerotiche e tensione sessuale che ne è scaturita non è bastata ai suoi finanziatori, che avevano in mente un vampiro nero, veloce, simile a quello di Blacula . La trama ruota intorno a Hess Green (Duane Jones, che ha recitato anche in un altro capolavoro horror: La notte dei morti viventi ), un antropologo che beve il sangue di un suo assistente (interpretato da Gunn stesso) che si è suicidato. Poi s’innamora della moglie dell’assistente, Ganja (Marlene Clark), quando lei viene a indagare sulla sorte del marito. Il lavoro davvero speciale di Gunn alla macchina da presa e le immagini brillanti rendono questa pellicola al contempo un film d’arte e un horror indipendente. Ha ottenuto recensioni entusiastiche al Festival di Cannes del 1973 e oggi è considerato un classico. – M.R.

Richard C. Sarafian

Ci sono un sacco di film sballati ambientati sulle highway in mezzo al deserto, e poi c’è Punto zero . Il veterano di Ai confini della realtà Richard C. Sarafian ha girato un “film della mezzanotte” capace di impressionare chiunque. Barry Newman è Kowalski, l’autista solitario al volante di un Dodge Challenger nel bel mezzo di una missione ad alta velocità per raggiungere San Francisco. I poliziotti lo inseguono? Incontra una comune di rockettari fanatici di Gesù? Ha la visione mistica di una motociclista hippie bionda che cavalca nuda la sua Harley, sulle note di Mississippi Queen ? Sì, sì e ovviamente sì. La sua unica guida è Cleavon Little, nei panni del deejay radiofonico cieco Super Soul, che definisce Kowalski “l’ultimo eroe americano… l’ultima anima bella e libera del pianeta!”. Le tirate del deejay sono state messe in musica sia dai Guns N’ Roses ( Breakdown ) che dai Primal Scream ( Kowalski ) in tributo all’influenza di questo meta- road movie . – Rob Sheffield

Sette anni dopo i fatti di Watts, scatenati dalla morte di Martin Luther King Jr., al Los Angeles Memorial Coliseum si è tenuto un concerto con gli artisti della Stax Records. L’obiettivo era quello di pacificare la situazione. La frase “Io sono qualcuno”, pronunciata orgogliosamente dal maestro di cerimonie Jesse Jackson, è diventata il suo grido di battaglia. Questo emozionante documentario del regista Mel Stuart si distingue da altre cronache simili di eventi memorabili, come The Last Waltz , perché non è incentrato sugli artisti protagonisti (come gli Staples Singers, Rufus Thomas e Isaac Hayes, tra gli altri). È interessante, invece, perché testimonia le conversazioni tra persone di colore sui temi di discriminazione, coppie miste e blues. È l’unico film-concerto che dice ai neri “tu sei qualcuno” in ogni singola inquadratura. – R.D.

Woody Allen

Per un istante, provate a dimenticare ciò che pensate di Woody Allen nel 2023 e tornate indietro nel tempo fino al 1977, quando Io e Annie ha sovvertito l’idea di commedia romantica con il suo mix di discorsi diretti alla telecamera, aragoste bollite e malessere esistenziale. Questo capolavoro premiato con quattro Oscar porta il pubblico nella psiche nevrotica dell’alter ego di Allen, Alvy Singer, che si invaghisce di una WASP ( White Anglo-Saxon Protestant, e cioè bianca di origine anglosassone e di religione protestante , ndt) logorroica interpretata da Diane Keaton. Un po’ studio sugli ebrei americani e un po’ racconto della nascita e della morte di un amore, Io e Annie è molto più della somma dei suoi momenti migliori. Momenti che restano comunque deliziosi, dall’inquietante interpretazione di Christopher Walken (nel ruolo del fratello terrificante di Annie), fino allo starnuto sulla cocaina. Ma è la sua patina malinconica ad aver trasformato questo film in un modello da seguire per molti registi, negli anni a venire. E, naturalmente, poi c’è la Annie interpretata da Keaton: una donna dei sogni con un’anima profonda, sotto tutti i suoi atteggiamenti affettati. – Esther Zuckerman

Hester Street

Joan micklin silver.

Hester Street inizia raccontando la storia di Jake (Steven Keats), prima conosciuto come Yankel, un uomo che crede di stare benissimo nella sua nuova casa di New York. Ma, all’arrivo della moglie Gitl (Carol Kane), la prospettiva si ribalta rapidamente e in modo straziante. Jake è disgustato dai modi “da vecchio mondo” di lei e vuole che la moglie si integri… ma non così tanto da andarsene di casa. Le istruzioni contrastanti che lui le impartisce sono crudeli, ma Gitl non si trasforma nell’immagine asfittica che Jake ha della donna americana. Al contrario, si adatta all’ambiente circostante a modo suo. Silver affida il film all’interpretazione incredibile di Carol Kane, nominata all’Oscar: l’attrice recita nel ruolo di Gitl con gli occhi sempre spalancati e preoccupati, come se anche lei fosse appena arrivata negli Stati Uniti. – E.Z.

Che botte se incontri gli “Orsi”

Michael ritchie.

L’estate del Bicentenario del ’76 è stata un’ottima stagione per i giovani appassionati di baseball: il lanciatore più in voga era il capellone di Detroit Mark “The Bird” Fidrych, mentre il film più di moda era Che botte se incontri gli “Orsi” . La commedia di Michael Ritchie ha come protagonista una squadra della Little League piena di bambini disadattati che imprecano come marine, ma è uno dei film sportivi più accurati a livello emotivo (e più divertenti) mai girati. Walter Matthau interpreta il ruolo della sua vita nei panni di Buttermaker, lo stronzo ubriacone che mastica sigari e allena una squadra sponsorizzata dalla Chico’s Bail Bonds. Ma gli Orsi iniziano a vincere quando mettono in campo una lanciatrice, Tatum O’Neal, e Jackie Earle Haley, un delinquente che gira in Harley. Tutti i ragazzini del film diventano eroi cult: Lupus, che prepara i martini dell’allenatore; Engelberg, che gli dice che guidare con una bottiglia di whisky aperta è illegale (“Anche l’omicidio, Engelberg. Ora rimettila a posto prima di mettermi in guai seri”); Ogilvie, il primo esperto di statistiche di baseball della cultura pop, in un’epoca in cui Bill James spediva ancora le copie autoprodotte di Abstract dal suo garage; e Tanner, che praticamente inventa la Generazione X nel momento in cui dice alla squadra rivale: “Ehi Yankees, potete prendere le vostre scuse e il vostro trofeo e ficcarveli su per il culo!”. Anche i sequel superano la linea di Mendoza. – R.S.

Il bandito e la “Madama”

Hal needham.

È l’ultima grande commedia sudista, il film più alla Burt Reynolds di Burt Reynolds degli anni ’70 (il che è tutto dire) e il Quarto potere del cinema redneck . Il bandito che gode di fama leggendaria negli ambienti del contrabbando e il suo socio “Snowman” (il musicista country Jerry Reed) vengono ingaggiati per trasportare illegalmente un camion di birra Coors (per davvero) da Texarkana ad Atlanta in poco più di un giorno. Come recita il tema musicale scritto da Reed, “hanno una lunga strada da percorrere e poco tempo per arrivare” e, a complicare le cose, ci si mettono la sposa in fuga interpretata da Sally Field e un gruppo di sballati alle loro calcagna. Hal Needham, regista, stuntman e amico di lunga data di Reynolds, non solo ha sfruttato il fascino e i tempi comici naturali della sua star, ma ha anche capito che la combinazione di inseguimenti in auto, cultura da camionisti e umorismo pecoreccio (un applauso al Buford T. Justice interpretato da Jackie Gleason) avrebbe costituito una tripletta perfetta per il circuito dei drive-in. Ma il film è stato stoppato all’uscita, fino a quando qualcuno alla Universal non ha pensato di concentrarsi sul mercato delle sale cinematografiche del Sud: a quel punto è decollato, viaggiando più spedito di una pattuglia di agenti della polizia di Stato all’inseguimento di una Trans Am che ha infranto i limiti di velocità. – D.F.

Barbara Loden

L’unico film della regista e attrice Barbara Loden è incentrato su una donna che ha appena lasciato il marito e ha perso il suo lavoro in fabbrica. A quel punto fa comunella con un piccolo truffatore, passando dallo sgabello di un bar al sedile posteriore di un’auto con quella rassegnazione tipica del prigioniero che non sogna nemmeno più di fuggire. È il ritratto di uno spirito in frantumi, deprimente anche per gli standard dell’epoca. La sceneggiatura di Loden aveva suscitato scarso interesse, tanto da spingerla a occuparsi lei stessa della regia: è un film su una persona paralizzata dalle aspettative della società, girato da una persona paralizzata dalle aspettative della società. Però col tempo è stato rivalutato e ora è considerato una pietra miliare del cinema indipendente americano, un’opera sincera e molto personale, ricca di fascino per scrittori e registi incuriositi dalla breve vita e dallo straordinario senso di umanità di Loden. – Katie Rife

Rock’n’Roll High School

Allan arkush.

Per un periodo brevissimo (ma bellissimo) i Ramones sono stati star del cinema: con Rock’n’Roll High School , Joey, Johnny, Dee Dee e Marky hanno realizzato il loro A Hard Day’s Night in pelle nera. Dato che mediamente i ragazzi non avevano speranza di sentire i Ramones alla radio, né tantomeno di vederli al CBGB’s, il film del filone exploitation del regista Allan Arkush è stato una sorta di introduzione per tantissimi fan. Un grande applauso va a Siskel & Ebert, che hanno creduto nella pellicola quando nessun altro l’aveva fatto. L’eroina del film è P.J. Soles nel ruolo di Riff Randall, la ribelle punk che dice alla sua terribile preside (interpretata da Mary Woronov, la dominatrice della Factory di Andy Warhol): «Sono un’adolescente lobotomizzata!». Incentrare la storia su una fangirl femminista è stata una mossa ’90, fino a ispirare I Wanna Be Your Joey Ramone delle Sleater-Kinney. Il momento clou è un breve set dal vivo in cui i fratelli suonano Blitzkrieg Bop e She’s the One e, all’apice, aiutano Riff a far esplodere la scuola. Gabba gabba hey ! – R.S.

Gli anni in tasca

François truffaut.

François Truffaut ha avuto un’infanzia difficile ed è diventato un regista molto sensibile ai pericoli che corrono i bambini e ai modi in cui il mondo si approfitta delle creature più innocenti e vulnerabili. Quindi Gli anni in tasca – uno spaccato di vita ambientato tra i ragazzini della città francese di Thiers – è un film che non ha nulla da invidiare ai lavori precedenti di Truffaut, come I 400 colpi e Il ragazzo selvaggio . Ed è vero, in particolare, se ci si concentra sulla storia di Julien (Philippe Goldmann) e degli abusi che subisce e che, inizialmente, passano inosservati agli occhi di insegnanti e compagni di classe. Ma Truffaut inserisce la storia del ragazzo in un quadro che mescola fantasia e malinconia, in una serie di esperienze infantili. È un tour de force in miniatura. – Keith Phipps

Pat Garrett e Billy Kid

Sam peckinpah.

Sam Peckinpah ci regala una splendida ode al genere western con Kris Kristofferson nei panni del fuorilegge dagli occhi pazzi e James Coburn in quelli dello sceriffo cinico ingaggiato per uccidere il suo vecchio amico. Il regista ha anche voluto uno spirito affine nel cast: Bob Dylan, un altro poeta del mito americano, qui impegnato nel suo primo ruolo drammatico. Dylan interpreta un vagabondo astuto di nome Alias, bravissimo con la chitarra e con il coltello a serramanico (Alias cosa? «Alias tutto quello che vuoi»). È praticamente il The Last Waltz dei western, pieno di rinnegati sconfitti dalla strada. Knockin’ on Heaven’s Door , la canzone-simbolo di Dylan, suona mentre il pistolero Slim Pickens, in punto di morte, siede in riva al fiume con la moglie Katy Jurado: due leggende del genere che guardano scendere quel nuvolone nero. Gli studios, come tragicamente accade spesso, hanno massacrato del tutto la versione di Peckinpah: ci è voluto il director’s cut del 1988 perché finalmente Pat Garrett venisse riconosciuto come uno dei suoi capolavori. – R.S.

Professione: reporter

Michelangelo antonioni.

Nell’ultimo grande film di Michelangelo Antonioni, Jack Nicholson interpreta un reporter intraprendente, David Locke, talmente deciso a occuparsi di un colpo di Stato in Ciad da assumere in fretta e furia l’identità di un trafficante d’armi morto nell’albergo in cui anche lui alloggia. Locke segue le tracce lasciate dal defunto, si mette nei guai e fa amicizia con una donna (Maria Schneider, identificata solamente come “la ragazza”: eravamo ancora negli anni Settanta più sessisti) che fugge con lui. Il “passeggero” del titolo inglese ( The Passenger ) potrebbe riferirsi allo spettatore che deve capire chi è il buono e chi è il cattivo in questo thriller sfumato e avvincente che sfrutta appieno la lentezza tipica di Antonioni nelle rivelazioni. – Kory Grow

Il fascino discreto della borghesia

Luis buñuel.

Benvenuti alla cena di Luis Buñuel: puoi andartene quando vuoi, ma non sperare di mangiare qualcosa. Il capolavoro di fine carriera del regista spagnolo vede riunirsi per una cena un gruppo di persone dell’alta borghesia, una specie di “ who’s who ” di star internazionali di metà anni ’70, tra cui Delphine Seyrig, Jean-Pierre Cassel, Bulle Ogier, Stéphane Audran e Fernando Rey. Il padrone di casa, però, non è preparato per ospitarli, per cui la compagnia a più riprese cerca un modo per consumare un pasto tutti insieme: così incontra terroristi, vescovi e soldati che raccontano storie di fantasmi e sogni dentro i sogni. La cosa curiosa è che nessuno riesce a mangiare un solo boccone. Buñuel è sempre stato l’anello mancante tra André Breton e i Monty Python, e questa commedia stravagante ed elegante sembra ancora il suo migliore mix di satirico e il surreale. Buon appetito. – D.F.

Bersaglio di notte

Arthur penn.

Il film neo-noir di Arthur Penn rappresenta la quintessenza di ciò che era la New Hollywood: un tipico prodotto di genere veniva rimesso a nuovo con una mano di vernice per incontrare la sensibilità contemporanea, per giunta con un finale deludente. In questo caso, il genere in questione era il poliziesco hard-boiled , ma il nostro investigatore protagonista (Gene Hackman, al top) è un ex atleta cornuto, frustrato e perennemente deluso, che agisce seguendo un codice di regole tanto anacronistico quanto la sua professione discutibile. C’è un dialogo che riassume al meglio il film, ma anche tutto un decennio in generale: alla domanda su chi stia vincendo la partita di football che sta guardando in televisione, Hackman risponde stancamente «Nessuno. Una squadra sta perdendo più lentamente dell’altra». – Jason Bailey

Federico Fellini

Il regista Federico Fellini ha attinto spesso al pozzo delle sue esperienze formative, ma probabilmente mai in modo così efficace come in questo ricordo della sua giovinezza nella Rimini degli anni ’30 dove i ragazzi fanno scorribande, i cittadini si fanno scherzi a vicenda, tutti desiderano le bellezze locali e le camicie nere di Mussolini iniziano a insinuarsi, lentamente ma inesorabilmente, negli ambienti di provincia. Il film ha nostalgia del passato e, nello stesso tempo, è attento a non cadere nel sentimentalismo, combinando uno sguardo terribile sull’ascesa del fascismo con quadri divertenti che coinvolgono parenti con problemi mentali, tradizioni locali stravaganti e una tabaccaia molto arrapata e formosa. Questa pellicola è divenuta il modello per quasi tutti i film successivi basati sui ricordi e si può rintracciare il suo Dna ovunque, da Roma ad Armageddon Time . Ed è un’ottima introduzione allo stile surreale molto personale, onirico e carichissimo del regista: un’estetica che gli è valsa il conio dell’aggettivo “felliniano”. – D.F.

Le lacrime amare di Petra van Kant

Rainer werner fassbinder.

In alcuni film l’idea per cui “si fa sempre del male a chi si ama” viene messa in campo come pensiero fugace, ma questa storia caustica e tagliente sul masochismo in amore by Rainer Werner Fassbinder la trasforma in un mantra. Il prolificissimo regista tedesco ha superato se stesso con questo adattamento di un suo copione teatrale che racconta di una stilista (Margit Carstensen) che si innamora perdutamente di una modella (Hanna Schygulla) e trascina entrambe all’inferno. Le dinamiche di potere della coppia oscillano costantemente; nel frattempo, la cameriera silenziosa di Petra (Irm Hermann), anche lei perdutamente innamorata della sua datrice di lavoro, assiste a tutto e continua imperterrita a svolgere i suoi compiti quotidiani. Tutto finisce in un mare di lacrime amarissime. È difficile trovare un esempio migliore di storia in cui, penetrando la scorza cinica e ironica di Fassbinder, ci si imbatte nel romanticismo pulsante che c’è sotto. Né è possibile immaginare un utilizzo più devastante di The Great Pretender dei Platters. – D.F.

Frankenstein Junior

Se Mel Brooks, nel 1974, avesse pubblicato soltanto Mezzogiorno e mezzo di fuoco , dayenu (in ebraico significa: “sarebbe stato sufficiente”). Invece, in un solo anno ci ha regalato quel classicone e anche questa parodia perfetta dei film horror targati Universal: una doppietta di tributi bizzarri all’atto stesso dell’andare al cinema. Il nipote del leggendario medico Victor Frankenstein, Frederick Frankenstein (Gene Wilder) – si pronuncia “ frah-ken-steen ” – si avventura in Transilvania per prendere possesso della proprietà di famiglia. Incontra personaggi inquietanti di ogni tipo, come Frau Blücher [nitrito di cavallo], e alla fine intraprende l’attività di famiglia. Le gag non sono solo vincenti (“Quale gobba?”), ma dimostrano anche la profonda venerazione di Brooks per il cinema e in particolare, in questo caso, per il filone dei monster movie degli anni ’30. – E.Z.

Touch of Zen – La fanciulla cavaliere errante

Le grandi storie epiche erano ormai passate di moda nella New Hollywood degli anni ’70, ma la grandeur cinematografica era ancora viva e vegeta a Taiwan. I primi 60 minuti del capolavoro di King Hu si dipanano come una combinazione di fiaba e film western vecchio stile, raccontando la vicenda dell’artista di provincia Ku Shen Chai (Chun Shih) e della sua storia d’amore con la principessa fuggiasca Yang Hui-ching (Feng Hsu). Poi arrivano i duelli a colpi di spada e tutto si trasforma in un racconto avvincente ed emozionante a base di arti marziali. Le scene di combattimento coreografate e il messaggio femminista hanno influenzato registi come Ang Lee e Zhang Yimou, rendendo il film una pietra miliare del genere wuxia . – K.R.

Dario Argento

I racconti di Dario Argento, tutti tinti di un giallo perfetto preso dalla scala Pantone, possono parlare di case infestate, streghe e altri tipici cliché dell’horror. Ma il modo in cui descrive il terrore che Suzy Bannion (Jessica Harper), una studentessa di danza classica, affronta in un collegio spettrale ci trasporta dentro l’incubo con lei. Quando un personaggio viene pugnalato al cuore, si vede il primo piano di un coltello che lacera un cuore pulsante; idem per i vermi e il filo spinato della sceneggiatura. Il gruppo rock dei Goblin fa un baccano infernale, trasformando la melodia di un carillon in una delle colonne sonore più ossessionanti e indimenticabili dell’horror. Suspiria non si guarda: si sente. – K.G.

Il colpo della metropolitana (Un ostaggio al minuto)

Joseph sargent.

L’impronta di questo adattamento del romanzo di Peter Godey a opera di Joseph Sargent è presente in tutte le pellicole da Le iene a Die Hard – Duro a morire ; ma soprattutto questo è uno dei più grandi film di sempre ambientati a New York. Quando Mr. Blue (Robert Shaw) annuncia ai passeggeri della Linea 6 che lui e i suoi tre complici armati si sono impadroniti del treno e tengono tutti in ostaggio, si scatena quel tipo di risata divertita che si può sentire solo a New York. E solo a New York la trama si può dipanare per mano di un agente in sevizio nella metropolitana come Zachary Garber (Walter Matthau); le sue maniere pessime, il suo guardaroba sgualcito e la sua faccia conciata come un guantone da baseball distraggono, come accade per il tenente Colombo, dalla sua abilità investigativa, che viene svelata appieno in una delle più belle inquadrature finali di tutto il cinema americano. – J.B .

Il pianeta selvaggio

René laloux.

Anche in un anno in cui sono usciti film incredibili come La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky e Belladonna of Sadness di Eiichi Yamamoto, spicca questa storia allucinante di René Laloux sul tema dei diritti umani. Questo film d’animazione è incredibilmente affascinante e non solo perché i Draag (i grandi umanoidi blu) e i loro animali domestici Oms, simili a esseri umani, sono spesso nudi. È anche pieno di creature bizzarre simili a calamari e l’animazione è semplice e minimale, lontana dalla fluidità dei film Disney. La famosa colonna sonora jazz-funk di Alain Goraguer si dipana in sottofondo, facendo somigliare il tutto a una satira alla Jonathan Swift. Il pianeta selvaggio è l’opera più famosa del francese Laloux, che ha diretto diversi cortometraggi e altri due lungometraggi (in particolare Gandahar del 1987) prima della sua scomparsa nel 2004. – M.R.

Gates of Heaven

Errol morris.

Il modo più semplice per descrivere questo esperimento commovente e fuori dagli schemi di Errol Morris è definirlo un documentario ironico sul tema dei cimiteri per animali domestici, con tanto di interviste ai proprietari e ai gestori di un’attività in crisi e di una a cui gli affari vanno bene. Ma questo film, in definitiva, è molto di più. È una disamina onesta delle tradizioni di famiglia, costellata di ritratti vividi del modo in cui l’ottimismo ingenuo americano alimenta la macchina tritacarne del successo. È uno spaccato di vita incorniciato come se fosse un’opera d’arte, con inquadrature studiate con cura e arricchite con oggetti di scena accattivanti, e popolato da persone che parlano di filosofia: non solo di cani e gatti, ma anche delle sottili differenze tra la vita e la morte. – Noel Murray

Ken Russell

Questa bomba blasfema di Ken Russell è un raro esempio di film che è stato davvero fatto fuori dalle autorità: la pellicola, infatti, fino al 2004 non è mai stata proiettata pubblicamente nella sua versione uncut . L’abbondanza di scene blasfeme e oscene è il principale motivo dei guai con la censura, e Vanessa Redgrave è bravissima nel ruolo di una badessa perversa che accusa di stregoneria un prete rubacuori (Oliver Reed). Ma le implicazioni politiche della storia – una critica spietata alla corruzione e all’ipocrisia delle sedicenti autorità morali – sono altrettanto pericolose. Nella visione di Russell, il celibe è il peccatore e il libertino il santo: un ribaltamento di prospettiva provocatorio, proprio come la scena (che spesso viene tagliata) in cui Redgrave succhia la ferita sul costato di Cristo. – K.R.

Quinto potere

Sidney lumet.

Quasi tutte le idee assurde della sceneggiatura di Paddy Chayefsky si sono tristemente avverate nell’era di Fox News. Peter Finch e Faye Dunaway hanno vinto entrambi un Oscar per le loro interpretazioni: un conduttore che ha una crisi di nervi in onda (con la battuta emblematica «Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!») che lo trasforma in una specie di “profeta pazzo dell’etere” e una dirigente di rete sociopatica disposta a tutto, fino ad arrivare all’assassinio, per fare audience. Diretto da Sidney Lumet e con performance magnifiche di William Holden, Robert Duvall, Ned Beatty e Beatrice Straight (che ha vinto un Oscar per una scena!), Quinto potere è tanto esilarante quanto agghiacciante. Quella che era iniziata come una satira si è invece rivelata una profezia. – Alan Sepinwall

Colpo secco

George roy hill.

Questa commedia ambientata nel mondo dell’hockey sembra tracciare la linea di demarcazione tra il Paul Newman giovane, bello e star del cinema e la sua fase da caratterista ormai provato (ma sempre bello). L’attore interpreta Reg Dunlop, l’allenatore di una squadra della minor league in crisi, in una città siderurgica in decadenza, che cerca di motivare i suoi inaugurando un nuovo stile di gioco incredibilmente violento inserendo in formazione i due fratelli Hanson, rudi e spietati. Scritto da Nancy Dowd e diretto da George Roy Hill, Colpo secco sfrutta in maniera esilarante le personalità rozze e primitive di Reg e dei suoi giocatori, con Newman che interpreta il suo ruolo senza mostrare la minima traccia di vanità; il mix di volgarità e comicità fisica lo rende il film sportivo più divertente di sempre. – A.S.

Mike Hodges

Questo storico film poliziesco inglese segna il momento in cui i kitchen-sink drama tipici del cinema britannico anni ’60 si sono trasformati in distillati di efferatezza sfrenata. Il film vede il gangster londinese Michael Caine precipitarsi in treno nella sua città natale di Newcastle, dove deve indagare sulla morte misteriosa del fratello per avvelenamento da alcol: il suo viaggio si conclude fra pallottole e sangue. Il regista e sceneggiatore Mike Hodges ha adattato Carter dal romanzo pulp di Ted Lewis Jack’s Return Home e riempie lo schermo con scene di esterni grigi e cupi, malessere della classe operaia e personaggi che sembrano tutti nascondere un trauma segreto. Al centro c’è Caine, che pare irradiare una strana calma che si incrina solo con la violenza. – M.R.

Il cacciatore

Michael cimino.

È una delle prime pellicole americane a valutare con freddezza e durezza le conseguenze del coinvolgimento statunitense in Vietnam. Nel 1978 ha vinto l’Oscar come miglior film e segue le vicende di tre operai siderurgici (interpretati da Robert De Niro, Christopher Walken e John Savage) che si arruolano nell’esercito per andare a combattere oltreoceano. Tutti sono catturati e divengono prigionieri di guerra. Due tornano a casa segnati profondamente nel fisico e nella psiche; uno rimane là e ogni notte rivive i traumi della prigionia. L’epopea di Michael Cimino è ricordata soprattutto per le sequenze terribili dei Viet Cong che costringono i prigionieri a strazianti partite di roulette russa. Ma, rivisto ora, è il primo tempo del film a restare davvero impresso, con questi giovani uomini e i loro compari di caccia che bevono, si divertono, parlano di tante cose e si scatenano a un matrimonio. È un ritratto molto realistico della comunità dei colletti blu di questa piccola città e del cameratismo fra uomini che rende ancora più stridente il brusco passaggio ai campi di prigionia (immaginate di guardare A cena con gli amici e qualcuno, a metà, cambia improvvisamente canale per passare ad Apocalypse Now ). Ma tutto questo rispecchia perfettamente il senso di disorientamento violentissimo che questi uomini normali americani al 100% provano in Vietnam, così come l’alienazione che investe il personaggio di De Niro, una volta tornato a casa. Questo è stato anche il film che ha dato a Meryl Streep il suo primo grande ruolo cinematografico e ci ha regalato l’ultima interpretazione del compianto e grandissimo John Cazale. – D.F.

Harold e Maude

Parte commedia nera e parte manuale d’istruzioni per la vita, l’amatissimo film di culto di Hal Ashby vede protagonista un Bud Cort angelico nei panni di Harold, un rampollo privilegiato e svogliato che passa le sue giornate partecipando ai funerali di estranei e inscenando finti suicidi per scuotere una madre assente (Vivian Pickles). Poi conosce Maude (Ruth Gordon), un’anziana signora anche lei appassionata di funerali che ha però una voglia di vivere che il morboso Harold può solo sognarsi. I due diventano inseparabili e l’entusiasmo di Maude è contagioso, mitigato solo da alcuni accenni alle difficoltà affrontate per arrivare all’età di 79 anni e dal presentimento che non abbia più molto tempo davanti a sé. Ingenua in modo sfacciato e stimolante, questa è una commedia nera che guarda in faccia la disperazione e osa anche riderci su. – K.P.

Brian di Nazareth

Terry jones.

Questo film, uno dei migliori della produzione firmata dai Monty Python, può vantare una delle scene conclusive più grandi della storia della commedia. La premessa è che Brian Cohen (Graham Chapman) nasce in una stalla di Gerusalemme, proprio accanto a quella dove viene al mondo Gesù Cristo. Ne derivano grandi situazioni comiche e, senza svelare troppo, diciamo che il destino di Brian non è molto diverso da quello del figlio di Dio. Come canta Eric Idle al messia riluttante, alla fine, “Guarda sempre il lato positivo della vita”; la canzone è diventata una specie di inno nazionale e Idle l’ha riproposta alle Olimpiadi di Londra del 2012. Tutti i membri dei Python sono bravissimi e Sue Jones-Davies spicca nel ruolo di Judith. Da notare un cameo di George Harrison, che ha finanziato Brian di Nazareth attraverso la sua società HandMade Films. – 2

The Wicker Man

Robin hardy.

Primo maggio, 1973: un sergente della polizia arriva sulla remota isola scozzese di Summerisle per indagare sulla scomparsa di un bambino. Si ritrova in una strana enclave pagana: la gente del posto balla intorno a un albero della cuccagna, pratica antichi rituali celtici e fa sesso nei campi. Robin Hardy, dai primi istanti fino ai minuti conclusivi terrificanti di The Wicker Man , ha creato l’incubo folk-horror per eccellenza. Edward Woodward è un poliziotto cattolico e bacchettone, inorridito dalla nudità che vede sull’isola; Christopher Lee è l’affabile Lord Summerisle, che insiste a dire: «Bisogna sempre rimanere aperti alle influenze rigenerative». È una satira dark di tutte le fantasie post-hippie legate al “ritorno alla terra”, con Lindsay Kemp (ossia l’insegnante di mimo di David Bowie e Kate Bush, nella vita reale) nei panni di un locandiere e la musa rock Britt Ekland in quelli della sua figlia lasciva. La musica freak-folk di Paul Giovanni è divenuta parte integrante della leggenda del film: stranamente fino agli anni ’90 non è stato stampato un album ufficiale della colonna sonora, eppure brani come Willow’s Song sono diventati dei classici psych-prog. E tributi come Midsommar – Il villaggio dei dannati non fanno altro che riaffermare il potere terrificante dell’originale. Canta, cuculo! – R.S.

Animal House

John landis.

Questa produzione della serie National Lampoon ha stabilito il paradigma “ slobs vs. snobs ” che avrebbe caratterizzato gran parte dei film comici per i decenni a venire, ed è stata di gran lunga il miglior exploit cinematografico per il talento comico prodigioso, ma peculiare, del grandissimo e compianto John Belushi. Nei panni di Bluto Blutarsky, membro ubriacone e zozzone (in tutti i sensi) della ripugnante confraternita Delta House, la star del SNL è una tale forza della natura che non si può fare a meno di pensare che questo sia il suo film, anche se i colleghi Deltas Tim Matheson, Peter Riegert e Tom Hulce hanno ruoli più importanti. È talmente carismatico che, quando Bluto chiede, nel bel mezzo di un discorso di motivazionale, «È forse finita quando i tedeschi bombardarono Pearl Harbor?», nessuno osa interromperlo per chiedergli spiegazioni. – A.S.

Michael Wadleigh

Uno dei primi grandi film degli anni ’70 è la cronaca di uno degli eventi più importanti degli anni ’60 e, a suo modo, degli ideali di quell’intero decennio. Il regista Michael Wadleigh ha guidato un team di giovani cineasti (tra cui un Martin Scorsese con la faccia da bambino) a Bethel, New York, per documentare il festival di musica e pace dell’agosto 1969; le riprese sono state caotiche quasi quanto il festival, realizzate con più telecamere e 80 chilometri di pellicola. Ma, oltre a immortalare artisti come Santana, Who, Crosby, Stills & Nash e Jimi Hendrix al loro apice, il film ha raccolto impressioni e spunti di riflessione degli organizzatori, del pubblico e degli abitanti di Bethel che si sono trovati spiazzati: il risultato è un ritratto a 360° di un evento culturale epocale. Tutto è assemblato con una grandissima urgenza e un’energia anfetaminica: le vibrazioni sono deliziose e le performance elettrizzanti. Dopo Altamont, che si è tenuto tra l’evento di Woodstock e l’uscita della pellicola nelle sale, fin dalle prime proiezioni questo film-concerto leggendario aveva già il sapore della nostalgia malinconica. – J.B.

La rabbia giovane

Terrence malick.

Nel corso di due mesi, a cavallo tra il 1957 e il 1958, il netturbino diciannovenne Charles Starkweather ha coinvolto la sua ragazza quattordicenne, Caril Ann Fugate, in una serie di omicidi nel cuore del Midwest, lasciando una scia di dieci vittime e segnando l’immaginario popolare. Era una vicenda di cronaca che ricordava la storia d’amore e morte di Bonnie e Clyde. Ma, nel suo primo lungometraggio, Terrence Malick – ispirandosi a Starkweather e Fugate – intraprende una direzione iconoclasta, ignorando il facile richiamo del sensazionalismo per concentrarsi sulla relazione tra Kit (Martin Sheen) e Holly (Sissy Spacek): lui è un greaser antisociale col grilletto facile, lei una ragazzina annoiata che pensa che lui assomigli a James Dean. L’interesse di Malick per la natura, che segna tutta la carriera del regista, conferisce a La rabbia giovane un’aura sognante e innocente che contrasta nettamente con le esplosioni di violenza che si susseguono con indifferenza sconcertante. – Scott Tobias

Il fantasma del palcoscenico

Brian de palma.

In un universo alternativo più figo, la rilettura in chiave satirica di Brian De Palma del mito del fantasma dell’opera sarebbe un grandissimo “film della mezzanotte”, allo stesso livello di The Rocky Horror Picture Show . Paul Williams (che ha scritto la maggior parte delle canzoni di questo musical di culto) interpreta il ruolo di un produttore diabolico che vuole inaugurare una nuova sala da concerto mettendo in scena una versione rock del Faust ; i suoi piani, però, vengono ostacolati dal cantautore sfigurato (William Finley) che infesta l’edificio. De Palma era all’inizio della sua carriera, ma ha comunque sfoderato tutto il suo arsenale di trucchi stilistici (ci sono split screen come se piovesse) e mostrato una gran voglia di mordere forte la mano che lo nutriva. – S.T.

Lo spirito dell’alveare

Victor erice.

Nella campagna spagnola del 1940, una bambina di sei anni di nome Ana (Ana Torrent) è ossessionata da Frankenstein , un film di cui fatica a comprendere il significato, ma che le sembra profondo anche se inafferrabile. Quando Ana fa amicizia con un soldato repubblicano che si è rifugiato in un ovile diroccato e lo aiuta, dà a Frankenstein un significato di sua invenzione: è un mostro gentile e incompreso. Nel frattempo lei inizierà a capire la morte e la delusione e a dare i primi segnali di ribellione. Ambientato poco dopo la conclusione della Guerra Civile spagnola con l’ascesa di Francisco Franco (il film è uscito nelle sale verso la fine del regime franchista), l’esordio del regista Victor Erice, riflessivo e visivamente ricchissimo, funziona come storia universale sulla fine dell’innocenza infantile, ma anche come rappresentazione spietata del modo in cui la compiacenza abbia aperto la porta all’autoritarismo (e dell’obbligo di richiuderla che spetta alla generazione successiva). – K.P.

American Graffiti

George lucas.

Anticipando l’ondata di nostalgia imbrillantinata per la cultura greaser che avrebbe investito gli anni Settanta (da Fonzie a Grease ), il regista George Lucas ha scritto American Graffiti ricordando i giorni felici del 1962, quando ha compiuto 18 anni e i tipi tosti percorrevano lo strip per rimorchiare ragazze, facevano gare di accelerazione, giocavano scherzi ai poliziotti e facevano i gradassi. Un cast d’eccezione (che comprende Richard Dreyfuss, Ron Howard, Harrison Ford, Cindy Williams e Paul Le Mat) fa emergere l’inquietudine adolescenziale che cova sotto la cenere in una tranquilla cittadina, mentre i ragazzi si preparano ad andarsene “finalmente da questa città di tacchini” (parole di Howard). Tra tante sbruffonate («La tua macchina è più brutta di me», dice la tredicenne Mackenzie Phillips), ci sono anche momenti di vero sentimento, come la sequenza finale ad alta velocità. Inoltre, questo film vanta ciò che manca a tutti gli imitatori: Wolfman Jack. – K.G.

Harlan County USA

Barbara kopple.

Immediatezza e coinvolgimento sono componenti fondamentali di tanti documentari ottimi, ma il potentissimo esordio di Barbara Kopple è una masterclass su come traghettare gli spettatori dentro le vite dei suoi protagonisti. L’autrice ci porta in prima linea nella vicenda del drammatico sciopero dei minatori di carbone del Kentucky, all’inizio degli anni ’70, quando hanno sfidato la Duke Power Company guidata dal capitalista senza scrupoli Carl Horn. Mettendo da parte i cliché paternalistici sulla vita della classe operaia, il film si pone come un tributo al lavoro onesto, mostrando la sincerità schietta di diversi cittadini americani comuni che sono costretti a sopportare le condizioni di lavoro pericolose della miniera, ma riescono a malapena a tenere la testa fuori dall’acqua, a livello finanziario. È emozionante nella sua semplicità – l’apice è l’attivista e cantautrice Florence Reece che esegue un’interpretazione potente e spartana di Which Side Are You On? – e avvincente come un thriller quando la Duke Power inizia a minacciare le vite dei lavoratori in sciopero. La macchina da presa di Kopple è lì per catturare il terrore e il caos e non c’è dubbio sulla parte con cui schierarsi, in questo confronto tra Davide e Golia. – Tim Grierson

Effetto notte

François Truffaut ha trascorso la maggior parte della sua carriera girando film su un giovane appassionato di cinema (grande Antoine Doinel!) e/o in cui imitava gli autori che amava. Nel 1973, ha finalmente affrontato il tema del cinema in sé e ci ha regalato quella che è, forse, la cronaca più appassionata e poetica della cattura dei magici 24 fotogrammi al secondo. A partire dalla famosa inquadratura iniziale con la gru, Effetto notte (il titolo stesso, in originale La nuit américaine , si riferisce a un trucco cinematografico) utilizza un finto set cinematografico per sollevare il velo di Maya su quell’agonia ed estasi che è raccontare storie con una cinepresa, una troupe e l’idea ingannevole di cinema come forma d’arte. Eppure, anche quando Ferrand, il regista protagonista di Truffaut, fatica a portare sullo schermo la sua visione o a far sì che le sue star (in particolare Jean-Pierre Léaud e Jacqueline Bisset) lavorino bene, il film non tratta mai il lavoro di regia come qualcosa che sia meno di un miracolo. Questa pellicola è, al contempo, una spiegazione dei lati più sgradevoli della cinematografia e una lettera d’amore verso chi è abbastanza coraggioso o sciocco da voler fare dei film. – D.F.

Più duro è, più forte cade

Perry henzell.

Ivan (Jimmy Cliff), un nullatenente che sogna di diventare una celebrità nella musica, torna a Kingston sperando di farsi notare e incide un pezzo reggae intitolato The Harder They Fall , sicuro che sarà un successo. Ma la morsa delle autorità (la Chiesa, i disc jockey, la polizia) è ostile nei confronti di questo outsider. Quindi Ivan, dopo aver ucciso un poliziotto, si dà al crimine e – ironia della sorte – la notorietà lo proietta verso la celebrità. Il film ribelle di Perry Henzell inizialmente ha faticato a trovare un pubblico: è stato proiettato perlopiù negli orari vicini alla mezzanotte e gli accenti delle parlate hanno imposto il ricorso ai sottotitoli anche nelle sale americane. Ma la musica reggae non aveva alcun bisogno di traduzione e la colonna sonora (con hit epocali come la title track, Many Rivers to Cross e You Can Get It If You Really Want ) ha fatto conoscere al mondo – pronto a divorarsi tutto – i panorami, i suoni e la gente unici della Giamaica. – R.D.

Gli amici di Eddie Coyle

Peter yates.

Un vero epitaffio per gli anni Settanta: «La vita è dura, amico. Ma è più difficile se sei stupido!». Peter Yates ha realizzato questo gangster movie di grandissimo impatto e anti-glamour che parla dei piccoli delinquenti irlandesi di Boston: gente come Eddie “Fingers” Coyle (Robert Mitchum), un perdente ormai sconfitto dalla vita che gravita nel mondo del traffico d’armi e che snocciola proverbi di strada come «Non chiedere mai a un uomo perché ha fretta». Ragazzi del racket che non sono altro che semplice manovalanza. Yates ha girato scegliendo come location tavole calde, bettole e sale da bowling, con un occhio di riguardo per i dettagli più crudi, basandosi sul romanzo di George V. Higgins. Il cast stellare comprende Peter Boyle, Alex Rocco e il rubacuori Steven Keats nei panni di una specie di Mick Jagger arrogante su una Plymouth Road Runner del ’71. Eddie Coyle è stato il primo dei film sulla mafia irlandese di Boston: ce ne sarebbero stati altri, ma questo non è mai stato superato. – R.S.

Conoscenza carnale

Mike nichols.

Molto prima che la “mascolinità tossica” diventasse un tema caldo, il regista Mike Nichols ha tracciato uno dei più terribili ritratti di uomini cattivi mai impressi su celluloide. Partendo dalla sceneggiatura spietata di Jules Feiffer, Jack Nicholson e “Arthur” Garfunkel interpretano i compagni di college Jonathan e Sandy, ognuno dei quali si strugge per le studentesse più belle e sgomita per dimostrare la propria spavalderia sessuale. La Susan di Candice Bergen diventa la ragazza di Sandy (che in un certo modo è il più sensibile), ma ben presto il perfido Jonathan la vuole per sé. Da qui parte uno studio lungo decenni sulla crudeltà, l’insicurezza e la competitività di questi uomini, che spesso prendono di mira donne innocenti (tra cui Ann-Margret, che ha avuto una meritatissima nomination all’Oscar per la sua performance) e così sfortunate da incrociare le loro strade. Recitato in modo crudele e spietato, Conoscenza carnale suscita risate amare per via della miseria di Jonathan e Sandy: è una satira velenosa che si fa beffe dei fragili ego maschili messi in pericolo dall’allora nascente movimento di liberazione della donna. – T.G.

Sweet Sweetback’s Baadasssss Song

Melvin van peebles.

Verso l’inizio di questo film di protesta di Melvin Van Peebles del 1971, il performer di sex-show Sweet Sweetback uccide un paio di poliziotti che stanno brutalizzando un attivista di colore. Il nostro eroe intraprende così un percorso donchisciottesco nel ventre di Los Angeles, dove si imbatte in truffatori, sex worker, Hells Angels e vari razzisti schifosi, mentre cerca la via della libertà in Messico. L’atteggiamento da lupo solitario del protagonista rispecchia quello dello stesso Van Peebles, che ha rinunciato a un contratto con la Columbia Pictures per girare invece un film indipendente, crudo e rivoluzionario tanto nella forma quanto nel contenuto. Alla fine è diventato uno dei film indipendenti di maggior successo di tutti i tempi, ha contribuito alla nascita di un genere ed è stato citato da tutti, compresi Huey Newton a Spike Lee, come una sorta di rivelazione per il cinema. – K.R.

George A. Romero

La notte dei morti viventi di Romero, nel 1968, ha dato vita al filone moderno di film sugli zombie dimostrando, anche se accidentalmente, che gli sciami di non-morti possono suscitare riflessioni cupe sull’attualità. Dieci anni dopo, Romero era pronto a sfruttare al meglio le possibilità più dark e satiriche offerte dai morti che camminano, con questo sequel del suo classico dell’orrore. Quattro sopravvissuti si intrufolano in un centro commerciale di Pittsburgh, proprio nel cuore di una zona pericolosa infestata dall’orda di zombie, e lo trasformano in un paradiso del consumismo tutto per loro, facendo del proprio meglio per isolarsi dal mondo esterno. È la metafora perfetta di un decennio che si è lasciato alle spalle l’idealismo degli anni Sessanta e quella dei limiti dei piaceri materialistici e ottusi (e Romero non lesina sugli zombi striscianti o sul gore più scioccante). – K.P.

Sussurri e grida

Ingmar bergman.

Il melodramma struggente di Ingmar Bergman è intriso del sangue che sgorga da emozioni inconfessabili. I titoli di testa sono di un rosso acceso, così come le pareti della tenuta svedese del XIX secolo dove una donna, Agnes (Harriet Andersson), sta morendo di cancro. Le sue due sorelle, Maria (Liv Ullman) e Karin (Ingrid Thulin), attendono il suo trapasso, perdendosi nel rievocare traumi passati. Maria ricorda come la sua infedeltà abbia spinto il marito a pugnalarsi; Karin confessa pensieri suicidi, ricordando un episodio in cui si è ferita con un vetro: quando il marito l’ha vista, lei si è spalmata il sangue sul viso. L’opera omnia di Bergman è piena di film sconvolgenti a livello psicologico, ma pochi sono così scomodamente intimi e coinvolgenti come questo. – M.R.

Dusty and Sweets McGee

Floyd mutrux.

Questa è una vera gemma del cinema degli anni ’70 che merita di essere riscoperta: il docudrama dello sceneggiatore e regista Floyd Mutrux affronta con empatia, ma senza riserve, la vita dei tossicodipendenti, affidando a una manciata di veri  addicted il compito di ricreare scene di spaccio, di furti e di espedienti per tirare avanti. Tra queste sequenze crude, il regista inserisce le testimonianze di altri tossici. Ne esce un quadro straziante della vita di strada di Los Angeles, che diviene anche un’istantanea di come gli anni ’60 idealistici siano scivolati – o meglio, precipitati – negli anni ’70. L’uso straordinario della radio pop di Los Angeles, che fa costantemente da coro greco, quasi sicuramente ha ispirato Quentin Tarantino per C’era una volta a… Hollywood . – D.F.

Lei è un’infermiera del pronto soccorso di Los Angeles assetata di vendetta dopo che sua sorella è divenuta schiava della droga… e credeteci, non vorreste mai mettervi contro di lei. Sfoggiando una folta chioma afro e tacchi altissimi, Pam Grier ci regala niente di meno che la prima supereroina di colore che si scontra con i papponi, gli spacciatori, i poliziotti corrotti e i politici che proliferano nei centri urbani d’America. Con gran cazzotti, calci volanti, un fucile a pompa a canne mozze e battute ammiccanti pronunciate con disinvoltura sfrenata, Grier ha dimostrato che l’arena dei film blaxploitation non era solo per i maschi: anche le donne nere potevano distruggere il sistema. – R.D.

All American Boys

Questa storia di formazione divertente e commovente, d’ispirazione sportiva, segue quattro amici che cercano di capire cosa fare delle loro vite durante l’anno successivo al diploma di scuola superiore. Dave (Dennis Christopher) tenta disperatamente di sfuggire alla sua deprimente vita da “tagliapietre” (il soprannome dispregiativo che gli atleti della vicina Indiana University danno ai ragazzi del quartiere) e inizia a parlare, recitare e pedalare come i grandi ciclisti italiani che ammira. Alla fine, lui e i suoi amici (tra cui un Dennis Quaid giovane e sexy come non mai, nei panni di un ex quarterback rancoroso) si ritrovano a gareggiare contro i loro rivali del college nella gara ciclistica Little 500. Un film adorabile che funziona a tutti i livelli, con un gran lavoro di Paul Dooley e Barbara Barrie nei panni dei genitori amorevoli, ma perplessi, di Dave. – A.S.

Andrej Tarkovskij

Questo dramma sci-fi enigmatico di Andrej Tarkovskij liberamente tratto dal romanzo Picnic sul ciglio della strada , racconta un viaggio epico che per i protagonisti si dipana sia a livello fisico che psicologico. Un tizio conosciuto semplicemente come Stalker (Aleksandr Kajdanovskij) guida due uomini – lo Scrittore (Aleksandr Kajdanovskij) e il Professore (Nicolai Grinko) – attraverso un paesaggio post-apocalittico e spoglio, la Zona, alla ricerca della Stanza, un regno misterioso in cui i desideri degli individui possono essere esauditi. Lasciate che il ritmo lento e meditativo di questo film vi assorba (e che la sua parabola ambigua su religione, morte e rinascita si faccia strada nella vostra mente e nella vostra anima): Stalker vi apparirà così come una delle metafore più ossessionanti di Tarkovskij della tendenza umana a farsi domande. Questi tre uomini entrano nella Zona pensando di sapere cosa troveranno, ma le loro aspettative vengono infrante: vedendo Stalker capirete esattamente come si sentono. – T.G.

Barry Lyndon

Stanley kubrick.

Dopo i suoi capolavori che hanno definito lo Zeitgeist ( Il dottor Stranamore, 2001: Odissea nello spazio  e Arancia meccanica ), Stanley Kubrick ha realizzato questo adattamento di un’opera di William Makepeace Thackeray: un dramma storico-letterario che per certi versi è il suo lavoro più “normale”, ma anche il più impegnativo. Ryan O’Neal interpreta un furfante irlandese che vive una serie di avventure attraverso l’Europa della metà del XVIII secolo, osservando in prima persona l’assurdità del sistema classista mentre cerca di conquistarsi un posto al caldo in seno a un’aristocrazia diffidente. Gli interni a lume di candela e gli esterni crepuscolari sono sorprendentemente belli e il film si prende il tempo necessario per permettere allo spettatore di viverci dentro per un po’, sperimentando il ritmo lento e la ferocia sociale di un passato lontano. – N.M.

Mikey e Nicky

La paranoia e il bieco interesse personale sono le forze trainanti di questo film di metà anni ’70 caratterizzato da una chimica eccezionale tra le star Peter Falk (Mikey) e John Cassavetes (Nicky). Tecnicamente è un gangster movie , ma l’attenzione è più incentrata sui personaggi rispetto a quanto la definizione implicherebbe. L’azione si svolge nell’arco di una sola notte, mentre i due protagonisti si aggirano per il centro di Philadelphia cercando di evitare il sicario che Nicky è convinto di avere alle calcagna. Il film mescola la commedia sardonica della regista Elaine May con l’interesse di Cassavetes per la mascolinità instabile, partendo da un disagio incancrenito e arrivando a una rassegnata accettazione. Come per molti altri lavori di May, i contrasti con gli Studios hanno creato gravi frizioni dietro le quinte, cosa che le è costata un decennio di esilio dalla regia. Oggi il film è considerato il suo capolavoro. – K.R.

La rivoluzione sessuale non è mai sembrata così estenuante (o esausta) come nella satira di Hal Ashby sui costumi di fine anni ’60. Non sorprende che George Roundy – un parrucchiere motociclista interpretato dallo sceneggiatore-produttore-star Warren Beatty, che per il ruolo si ispira alla sua stessa reputazione di stallone della New Hollywood – sia in grado di corteggiare in modo convincente qualsiasi donna di Beverly Hills (insomma, già solo quella sua testa di capelli è afrodisiaca!). Ma a colpire è il modo in cui quest’uomo bellissimo ma molto sciocco sembra essere perennemente perso e distratto mentre passa da una conquista all’altra, con il suo asciugacapelli infilato nella cintura come fosse un pistola. Il brivido è svanito, ma l’inseguimento continua. Beatty e il suo sceneggiatore, Robert “ Chinatown ” Towne, infondono una deliziosa amarezza a questa farsa da camera del “Decennio dell’Io”: perché il film sarà anche ambientato nel 1968, alla vigilia dell’elezione di Nixon, ma è molto simile a una pellicola da post-sbronza degli anni ’70, con gli occhi gonfi per le conseguenze delle nuove libertà assaporate. Il cast – in cui troviamo Julie Christie, Goldie Hawn, Jack Warden, una giovanissima Carrie Fisher e Lee Grant, che ha anche vinto un Oscar – è perfetto. Il film stesso, per citare George, è «grande, baby. Semplicemente fantastico». – D.F.

John G. Avildsen

Sylvester Stallone ha scritto questa sceneggiatura – che parlava di un pugile di fantasia che doveva affrontare un improbabile match per il titolo contro il famosissimo campione Apollo Creed (Carl Weathers) – come biglietto da visita per un’industria che apparentemente non sapeva bene cosa farsene di lui. Ma la storia è esplosa fino a vincere l’Oscar per il miglior film nel 1976 (battendo Tutti gli uomini del presidente e Quinto potere ), a trasformare Stallone in una star di prima grandezza e a inventare, sostanzialmente, il genere dei film sportivi sui perdenti così come lo conosciamo oggi. Tra la colonna sonora entusiasmante di Bill Conti, le sequenze di allenamento e combattimento memorabili del regista John G. Avildsen e la notevolissima somiglianza di Stallone al Marlon Brando di Fronte del porto , non c’è da stupirsi che il franchise (con la serie di film Creed ) sia ancora vivo e vegeto quasi cinquant’anni dopo. – A.S.

John Carpenter

La trama è semplice: un paziente psichiatrico mascherato (Michael Myers) che ha ucciso la sorella (il giorno di Halloween, ovviamente) scappa da un istituto di cura. Torna nella sua città natale e inizia ad accoltellare le babysitter. La trama scarna, unita all’interpretazione eccellente della scream queen e nepo baby Jamie Lee Curtis (nel ruolo di Laurie Strode), ha trasformato questo film low-budget in un blockbuster inaspettato. La storia non spiega mai perché Myers sia così infuriato – i retroscena che coinvolgono lui e Strode sono stati raccontati poi nei vari sequel – ed è proprio l’assoluta casualità, insieme alla fotografia claustrofobica del film e alla colonna sonora fuori dagli schemi del regista John Carpenter, a colpire gli spettatori: chiunque poteva diventare una vittima di Myers, una cosa così orribile poteva accadere a tutti. – K.G.

I giorni del cielo

In questo melodramma malinconico e incantevole, Richard Gere e Brooke Adams interpretano una coppia di lavoratori stagionali che progetta di truffare un agricoltore che sta per morire (Sam Shepard) in modo da sottrargli la sua fortuna, temendo però di essere cacciati dalla sua tenuta bellissima se lui dovesse scoprire il loro piano. Il regista Terrence Malick descrive questo triangolo amoroso tragico con le parole di un’adolescente aggressiva (Linda Manz) che racconta la storia senza capirla veramente. L’ironia caustica del film sull’avidità, sul desiderio e sul vero significato di “paradiso” è supportata da alcune delle immagini più affascinanti del cinema degli anni ’70, opera dei direttori della fotografia Haskell Wexler e Néstor Almendros. Il risultato è un capolavoro unico, che ha convolto il suo creatore a tal punto da indurlo a non girare un altro film per vent’anni. – N.M.

Grey Gardens

Albert e david maysles.

Il documentario in stile cinéma vérité di Albert e David Maysles ci porta da Big e Little Edie Bouvier Beale, due parenti di Jackie O che, allora, vivevano immerse nello squallore più decadente nella loro villa degli Hamptons. La vita delle due Edie descritta in Grey Gardens è estremamente desolante, ma i Maysles (e il pubblico) restano affascinati dallo spirito incontenibile di Little Edie. I suoi abiti stravaganti, le sue performance musicali e alcune parole del suo vocabolario ancora sopravvivono negli spettacoli di drag queen e nelle parodie, ma il film contestualizza tutti i suoi numeri patriottici. Si tratta di un atto di adattamento a quella che è, sostanzialmente, una situazione compromessa e degradante. Le sue buffonate sono divertenti ma anche piene di dolore, e in quel dolore c’è l’immagine del declino di quella che molti vedevano come una grande famiglia americana. – E.Z.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Miloš forman.

Si potrebbe dire che Q ualcuno volò sul nido del cuculo è stato il momento in cui il Jack Nicholson attore protagonista di grande complessità si è trasformato in “Jack”, nuova star nella costellazione di Hollywood, sorridente e vincitrice di un Oscar. Questo adattamento del bestseller di Ken Kesey del 1962 ruota attorno a Nicholson nei panni del piccolo criminale Randle McMurphy, che si fa ricoverare in un ospedale psichiatrico dell’Oregon per evitare di finire in prigione per aggressione. Lui è in quasi tutte le scene, più di Louise Fletcher nel ruolo dell’infermiera Ratched, affascina gli altri pazienti (fra cui Brad Dourif e Danny DeVito) e fa sapientemente l’amore con il pubblico. Anche se non tocca le profondità tormentate di successi precedenti come Cinque pezzi facili e Chinatown , è comunque straordinario nella sua ribellione a un sistema che, inevitabilmente, lo schiaccia. – M.R.

A Venezia... un dicembre rosso shocking

Nicolas roeg.

Una coppia inglese (Donald Sutherland e Julie Christie) perde la sua unica figlia, che muore annegata in un tragico incidente. I due si recano a Venezia per tentare di alleviare il senso di colpa e il dolore, ma una catena di omicidi seriali sta attanagliando la città. Che legame hanno le due cose? Nel thriller psicologico agghiacciante di Nicolas Roeg, i personaggi hanno lo stesso incubo, in cui compare sempre un impermeabile rosso, e sono legati dal rapporto inquietante tra un passato che vogliono dimenticare e un presente che continua a ricordare alla coppia il trauma vissuto. Lo stile di montaggio associativo e audace di Roeg raggiunge l’apice in una delle scene di sesso più hot dell’epoca – in cui un rapporto viene inframezzato con sequenze della coppia che si riveste – e in una rivelazione da infarto. – S.T.

Perché un assassinio

Alan j. pakula.

Ci sono film che attingono alla paranoia dei tempi e poi c’è la madre di tutti i thriller cospirativi di Alan J. Pakula: una pellicola incentrata su un giornalista (Warren Beatty) che si imbatte nel mistero dell’omicidio di un importante senatore durante un evento pubblico. Il profilo dell’assassino corrisponde a quello tradizionale del “killer solitario”… solo che sembra coincidere un po’ troppo bene. E il fatto che tutti i testimoni vengano presto trovati morti rende il tutto ancora più sospetto. L’investigatore interpretato da Beatty inizia a tirare le fila e identifica una corporation che potrebbe essere responsabile di una serie di uccisioni per conto dello Stato. Ma indovinate chi ha un bersaglio sulla schiena, ora, dopo questa scoperta? Girato un decennio dopo le indagini della Commissione Warren sull’assassinio di Kennedy e alla vigilia dello scandalo Watergate, questo sguardo sul modo in cui i poteri forti mantengono il proprio status non potrebbe essere più attuale e contemporaneo di così. E la scena del lavaggio del cervello, in cui un’accozzaglia di immagini rimescola il senso del bene, del male e di sé di un potenziale assassino resta una delle sequenze più agghiaccianti di tutti gli anni ’70. – D.F.

I tre dell’Operazione Drago

Robert clouse.

Se vi dicono “film di kung fu”, qual è la prima immagine che vi viene in mente? Bruce Lee a torso nudo, con le ferite sul petto e le mani in posizione di combattimento. Dopo aver lavorato in tv come spalla del Calabrone Verde, all’inizio degli anni ’70 la star sino-americana si è recata in Oriente per recitare in una serie di produzioni della Golden Harvest di Hong Kong. I film – Il furore della Cina colpisce ancora (1971) e Dalla Cina con furore (1972) – l’hanno reso famoso in tutta l’Asia. A quel punto Hollywood, nel tentativo di riprendersi la più grande star del continente, gli ha cucito addosso una storia che parla di un agente sotto copertura che si infiltra in un torneo di combattimento di un terribile cattivo. Il resto è storia. I tre dell’Operazione Drago avrebbe consolidato l’eredità di Lee rendendolo una specie di supereroe; e vederlo mentre travolge decine di uomini – in un turbinio di pugni, calci, bastoni e nunchaku – fa capire come lui abbia trasformato le arti marziali in un fenomeno di risonanza mondiale. La battaglia finale, in cui Lee combatte contro la sua nemesi dagli artigli metallici in una sala degli specchi, resta un pezzo da novanta immortale. – D.F.

John Cassavetes

È la più lacerante delle tante collaborazioni fra il regista John Cassavetes e l’attrice Gena Rowlands, e questo dramma esplosivo costituisce uno dei più grandi ritratti del naufragio mentale e della conflittualità coniugale. Rowlands interpreta Mabel, una mamma della California del Sud in grandissima difficoltà: i figli e Nick (Peter Falk), il marito irascibile, sono preoccupati che lei abbia un crollo da un momento all’altro. Il realismo teatrale e disordinato di Cassavetes non è mai stato così potente: è così che sua moglie – bravissima – può esplorare tutto il dolore, la confusione e il desiderio bruciante d’indipendenza di Mabel, con la macchina da presa che cerca disperatamente di stare al passo con l’imprevedibilità appassionata della protagonista. Ma sotto il caos superficiale di questo film si nasconde una riflessione compassionevole e attenta su un’epoca in cui le donne si scontravano con l’imposizione di restrizioni patriarcali. Mabel e Nick litigano così violentemente perché, nel profondo, si amano tantissimo: Rowlands e Falk fanno sì che ogni lamento angoscioso e ogni recriminazione lacerante colpisca con forza sconvolgente. – T.G.

Gimme Shelter

Albert maysles, david maysles, charlotte zwerin.

La bellezza dei Rolling Stones derivava dal loro abbracciare edonisticamente l’ethos tutto sesso e pericolo del rock. L’orrore di questo documentario scaturisce dalla visione lucida della potenza inarrestabile della band dal vivo, che poteva essere ipnotica e terrificante nella sua intensità. Gimme Shelter è ricordato soprattutto per il suo finale raggelante – la morte dello spettatore Meredith Hunter durante lo show gratuito degli Stones ad Altamont, nel 1969 – ma per tutta la durata del film i registi Albert Maysles, David Maysles e Charlotte Zwerin restituiscono l’energia ammaliante e oscura della band, che evocava idee di liberazione e nichilismo. E quell’inquadratura finale con la reazione di Mick Jagger è struggente. – T.G.

Il rompicuori

Un film che fa sembrare ridicolo l’innamoramento può essere definito ugualmente una commedia romantica? Col suo secondo lavoro da regista, la notissima comica Elaine May ha dissezionato senza pietà i costumi e i rituali di accoppiamento della classe media americana, basandosi su un racconto di Bruce Jay Friedman adattato dallo sceneggiatore Neil Simon. Charles Grodin è esilarante e confuso nei panni di un neosposo che pensa di aver finalmente trovato l’anima gemella (Cybill Shepherd) mentre si trova in luna di miele con la moglie (Jeannie Berlin). Nell’era dell’amore libero, questa satira sociale graffiante metteva in scena in modo brillante il modo in cui alcuni ragazzi prendevano il motto “se ti fa stare bene, fallo” come una licenza per rendere infelici le donne. – N.M.

Richard Pryor: Live in Concert

Jeff margolis.

Nessun altro interprete, negli anni ’70, ha contribuito al cambiamento dell’arte della stand-up comedy come Richard Pryor, che, da imitatore acerbo di Bill Cosby nel decennio precedente, si è trasformato in un talento che infrangeva tutti i tabù unico nel suo genere, sempre clamorosamente sincero nelle sue analisi dei mali della società e dei problemi personali. Il suo tour del 1978 è stato filmato dal regista Jeff Margolis, che ha catturato il comico al top della forma e ha fornito a tutti gli ascoltatori dei suoi comedy album degli anni ’70 l’accompagnamento visivo di cui avevano bisogno. Pryor non si limita a raccontare barzellette o storie divertenti, ma diventa il protagonista del suo materiale, trasformandosi in cani, cavalli, scimmie, pneumatici d’auto, i suoi figli e (questa è la cosa più devastante) i bianchi. Pauline Kael l’ha definito “la più grande di tutte le performance mai immortalate su pellicola”, e non aveva torto. – J.B.

Scene da un matrimonio

Liv Ullmann e Erland Josephson in ‘Scene da un matrimonio’

Massimo rispetto per la bellissima versione cinematografica da 167 minuti uscita negli Stati Uniti, ma la sconvolgente cronaca di una coppia che si disinnamora, a opera del maestro svedese Ingmar Bergman, raggiunge vette ancora più alte nella sua forma originale di miniserie della durata di 281 minuti. In entrambi i casi, Liv Ullmann ed Erland Josephson danno vita ai loro personaggi infelici, Marianne e Johan, esprimendo il dolore e il bisogno di due persone che, anche dopo l’implosione del loro matrimonio e l’arrivo di nuovi partner, restano legate l’una all’altra. Bergman ha attinto dal malcontento che vedeva intorno a sé – anche nelle sue relazioni fallite – per raccontare questa storia cruda, ma umana, che tratta il divorzio come un fenomeno affascinante quanto il colpo di fulmine. Nonostante il male che si sono fatti l’un l’altra, Marianne e Johan hanno difficoltà a lasciarsi. E Bergman, senza dubbio, capiva a fondo le loro emozioni complicate. – T.G.

Non aprite quella porta

Tobe hooper.

Il debutto di Tobe Hooper del 1974 è permeato da un’atmosfera stagnante, come se aleggiasse odore di carne marcia (a quanto pare, anche il set del film, su cui regnava un’incoscienza ingenua tipica dell’epoca, puzzava parecchio). Questa produzione indipendente è arrivata nei drive-in esattamente al momento giusto, stabilendo il modello per il nascente cinema slasher con la sua storia di cannibali dei boschi (guidati dal massiccio e grottesco Leatherface di Gunnar Hansen) che inseguono degli adolescenti urlanti nella macchia del Texas orientale. Il film ha anche stabilito un archetipo, grazie all’interpretazione convincente di Marilyn Burns nel ruolo della “ final girl ” Sally Hardesty. – K.R.

L’uomo che cadde sulla Terra

Il debutto di David Bowie sul grande schermo è arrivato nel momento perfetto per fargli interpretare un personaggio estraneo alla vita sulla Terra, ma in pericolo di restare vittima della forza di gravità. Realizzato in un’epoca in cui Bowie seguiva una dieta a base di cocaina, latte e rituali magici, questo film di Nicolas Roeg lo vede nei panni di Thomas Jerome Newton, extraterrestre che giunge da un mondo gravemente colpito dalla siccità: è sulla Terra per cercare di salvare il suo pianeta natale e la famiglia che ha lasciato là. La storia di partenza, un romanzo di Walter Tevis, utilizzava questa premessa per esplorare il modo in cui la genialità viene travolta dalla dipendenza e dagli altri piaceri terreni. L’adattamento di Roeg mantiene questi temi aggiungendo strati allucinatori che trasformano l’America degli anni ’70 in una fantasia in cui il passato e il futuro continuano a collassare nel presente, il tutto visto attraverso gli occhi di una creatura che crede erroneamente di essere solo un visitatore e non un prigioniero. – K.P.

Strada a doppia corsia

Monte hellman.

Questo road movie indipendente di Monte Hellman è un classico ed è anche l’ultimo noir esistenziale sulle hot-rod , con due rockstar a bordo di una Chevy 150 del 1955 come protagonisti: James Taylor è il guidatore e il batterista dei Beach Boys, Dennis Wilson il meccanico. Sono due hippie che vivono di espedienti: arrivano in una città nuova, girano nei locali per appassionati di muscle-car in cerca di polli da spennare e poi truffano alcuni concorrenti di una grossa gara di accelerazione. Laurie Bird è l’autostoppista che raccolgono sulla Route 66 e Warren Oates lo sconosciuto a bordo di una GTO che li convince a farlo unire al loro viaggio. In una scena ad alta tensione, Oates salva i due da un gruppo di redneck che odiano gli hippie ricorrendo all’ironia. Sia per Wilson che per Taylor si è trattato di un incontro sporadico col cinema, ma entrambi sono convincenti. Se conoscete solo il Taylor di Sweet Baby James , il suo carisma cupo potrebbe sconvolgervi: non a caso Joni Mitchell è andata a trovarlo sul set e ne è uscita con le immagini poi trasposte in For the Roses . Strada a doppia corsia parla di gare che nessuno vince, su una strada da cui nessuno scappa. – R.S.

Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno

Martin scorsese.

Robert De Niro fa cinema da così tanto tempo che è facile dimenticare il periodo in cui era una giovane star irrequieta, imprevedibile e con un magnetismo quasi pericoloso. La sua entrata in scena nel film della svolta di Martin Scorsese, quando fa il suo ingresso in un bar al rallentatore sulle note di Jumpin’ Jack Flash e abbracciato a due ragazze, è uno dei momenti cinematografici più galvanizzanti del decennio e dà il via a una collaborazione che ha sempre sprigionato energia e potenziale esplosivo. Il suo Johnny Boy, un poco di buono che arriva dai recessi più malfamati della Little Italy di Scorsese, porta alla rovina il delinquentello interpretato da Harvey Keitel, che gli dà sempre una seconda possibilità finché il caos che lo accompagna costantemente non li inghiotte entrambi. – S.T.

Oltre il giardino

Attenti al santo sciocco. La satira favolistica di Hal Ashby ci mostra Chance (Peter Sellers), un sempliciotto con un ritardo mentale che ama i piccoli piaceri come guardare la televisione e curare il giardino del suo tutore. Costretto ad andarsene dalla casa dove vive da tantissimo tempo, viene investito dalla limousine di una riccona (Shirley MacLaine), che lo accoglie come ospite in casa propria, dove vive anche il marito, un magnate malato terminale (Melvyn Douglas). Chance il giardiniere diventa così “Chauncey Gardiner”, un personaggio di riferimento per l’alta società di Washington D.C.; il suo ripetere slogan televisivi e luoghi comuni sul piantare cespugli di rose è visto come espressione di una saggezza politicamente assennata, e persino il Presidente degli Stati Uniti (Jack Warden) inizia a chiedere il suo parere. Il romanziere e sceneggiatore Jerzy Kosinki ha chiaramente qualcosa da ridire sulla cultura della celebrità, sull’influenza della televisione sulla vita quotidiana e sui potenti così desiderosi di essere sul pezzo da arrivare a scambiare per intellettualismo da think tank i discorsi ingenui di un disabile mentale. Tuttavia, la gentilezza che Ashby e Sellers (soprattutto Sellers) mostrano verso questo personaggio controbilancia l’enorme cinismo in campo. La sequenza culminante, messa in scena con enorme disinvoltura, è comunque abbastanza sconcertante da scatenare discussioni su cosa Ashby & Co. intendessero comunicare con la parte “sacra” dell’equazione. Possiamo solo dire che questa chiusura era ammissibile solo alla fine dell’era cinematografica degli anni ’70, prima che il decennio successivo spingesse ai margini elementi come le sfumature e l’ambiguità. – D.F.

Guerre stellari

Nella prima metà degli anni ’70, Hollywood ha trasformato western, horror, gangster movie e praticamente ogni altro genere di film di serie B in racconti a tinte fosche e socialmente rilevanti. Poi è arrivato George Lucas con una saga di fantascienza frizzante e piacevole ispirata ai samurai, ai supereroi e ai piloti di caccia della Seconda guerra mondiale. La sua storia di un ragazzo di campagna spericolato di nome Luke Skywalker (Mark Hamill) che impara le vie della Forza e aiuta a salvare la galassia da un Impero oppressivo ha dato il via a un franchise multimiliardario e ha cambiato tutta l’industria dei blockbuster. E tutto ciò grazie a una semplice idea: cosa succederebbe se qualcuno applicasse l’intelligenza, il mestiere e l’entusiasmo dei film d’autore all’intrattenimento pensato per il grande pubblico? – N.M.

Fin dalla prima volta che si vede il riflesso inquietante del Maestro di Cerimonie interpretato da Joel Grey, che ha il volto dipinto coi colori bizzarri dei clown, è chiaro che il dramma di Bob Fosse ci sta trascinando in un mondo sotterraneo unico. Se All That Jazz – Lo spettacolo comincia è l’esorcismo personale di Fosse, Cabaret è la sua evocazione demoniaca che riporta in vita il mondo della Repubblica di Weimar mentre viene lentamente infettata dal nazismo. Il regista ha adattato con le musiche di John Kander e Fred Ebb la produzione teatrale del 1966, a sua volta tratta da una pièce ispirata ai racconti di Christopher Isherwood, e ha inventato un nuovo modello per il musical cinematografico. La storia di Sally Bowles (la leggendaria Liza Minnelli) si dipana su due piani: c’è il mondo del Kit Kat Club, una sorta di spazio liminare per le esibizioni di musical, e il mondo tra virgolette “reale”, dove l’edonismo spensierato della vita di Sally cede il passo al fascismo. È un film tanto agghiacciante quanto divertente. – E.Z.

Quel pomeriggio di un giorno da cani

Il 22 agosto 1972 tre rapinatori di banche hanno tentato di mettere a segno un colpo per pagare l’operazione di cambio di sesso dell’amante di John Wojtowicz. E hanno finito per combinare un gran casino. Ma il regista Sidney Lumet ha intuito il fascino potenziale cinematografico di questa vicenda di cronaca, e nel suo film ha avuto il buon senso di affidare i ruoli principali ad Al Pacino e John Cazale, entrambi reduci dai film del Padrino . Quel pomeriggio di un giorno da cani però sembra molto più di una storia di rapine, dato che mostra in modo olistico tutti gli errori (da parte dei ladri e dei poliziotti), ma anche il caos in casa quando la moglie e la madre del personaggio di Pacino si rendono conto di ciò che sta accadendo e il suo amante (Chris Sarandon) confonde i poliziotti. La tensione cresce man mano che i rapinatori conquistano i passanti di Brooklyn e affascinano i media, per giungere poi al finale rapido e sanguinoso. – K.G.

Touki Bouki – Il viaggio della iena

Djibril diop mambéty.

Con questo primo grande successo del cinema africano, il regista senegalese Djibril Diop Mambéty è esploso sulla scena internazionale come allievo di Jean-Luc Godard che combinava l’inventiva e la sperimentazione irrequieta della Nouvelle Vague francese con una storia di amour fou tipica del suo Paese. I giovani innamorati di Touki Bouki – un mandriano (Magaye Niang) con una moto con le corna da toro e una studentessa (Mareme Niang) di Dakar – sono stufi della vita in Senegal, così escogitano piani criminali per raccogliere il denaro necessario per andarsene a Parigi. Le loro buffonate da fuorilegge conducono a una fuga dalle autorità tesa e tortuosa, ma la loro avventura dà a Mambéty la libertà di giocare con il colore, il movimento e le convenzioni del road movie , offrendo al contempo un diario di viaggio vibrante che racconta il Paese che la coppia è così ansiosa di lasciarsi alle spalle. – S.T.

L’ultimo valzer

«Peccato che Marty non fosse gay», ha detto la produttrice ed ex fidanzata di Scorsese, Sandy Weintraub, nel succoso libro-verità di Peter Biskind Easy Riders, Raging Bulls. Come la generazione sesso-droga-rock’n’roll ha salvato Hollywood . «La migliore relazione che abbia mai avuto è stata probabilmente quella con Robbie». Parla di Robbie Robertson, il frontman carismatico della Band che Scorsese ha ricordato affettuosamente in questo documentario-concerto chiassoso sull’ultima esibizione del gruppo. Combinando le interviste con le riprese del loro show del 1976 al Winterland Ballroom (con tanto di camei di Joni Mitchell, Bob Dylan, Neil Young, Van Morrison ed Eric Clapton), L’ultimo valzer non è solo un tributo al quintetto americano, ma anche a un’era del classic rock che sarebbe stata presto spazzata via da punk, disco e rap. Ogni componente della band ha spazio per brillare (riposa in pace, Rick Danko: la tua interpretazione di It Makes No Difference è meravigliosa), ma l’adorazione di Scorsese per il suo vecchio amico Robertson è palpabile, visto che gli punta addosso i riflettori sia sul palco che nei segmenti di intervista. Il frontman vedeva la sua band come un mito e L’ultimo valzer incoraggia gli spettatori a imprimere la band nella leggenda. – T.G.

Il conformista

Bernardo bertolucci.

Nella sua carriera, Bernardo Bertolucci avrebbe girato diversi film su personaggi travolti dalle forze della storia ( L’ultimo imperatore, Novecento ), ma questo thriller incredibilmente evocativo sul fascismo che si è insediato in Italia, ambientato durante la Seconda guerra mondiale, si concentra sulle anime passive che l’hanno reso possibile. Nei panni di Marcello, agente della polizia segreta di Mussolini, Jean-Louis Trintignant non interpreta un infervorato fedele alla causa, ma un uomo debole la cui missione di assassinare un suo ex professore è intralciata da un interesse adulterino per la moglie di lui (Dominique Sanda). Pochi film dell’epoca sono più belli da vedere, ma il vero successo del Conformista deriva dalla capacità di esplorare gli anfratti più oscuri dell’anima di Marcello. – S.T.

Incontri ravvicinati del terzo tipo

Steven spielberg.

Un regista meno dotato di Steven Spielberg avrebbe avuto difficoltà nel girare il film successivo a Lo squalo , ma lui è riuscito a non far trapelare alcun segno della pressione che sicuramente ha subìto. Incontri ravvicinati del terzo tipo è un mix di fantascienza e family drama del tutto convincente e di rara intelligenza, con il ritorno della star dello Squalo , Richard Dreyfuss, nei panni di un elettricista la cui vita viene irrimediabilmente sconvolta da un incontro con gli alieni. Quando il film è arrivato nelle sale, nell’autunno del 1977, l’amico di Spielberg George Lucas aveva già cambiato per sempre la fantascienza (e il cinema in generale) con Guerre stellari , uscito nell’estate. Ma l’emozionante ritratto by Spielberg di queste persone comuni che si imbattono in eventi straordinari è una sorta di viaggio da brivido a sé stante: riflessivo, pungente, impegnativo e sorprendente. – J.B.

Jeanne Dielman, 23, Quai du Commerce, 1080 Bruxelles

Chantal akerman.

Lo scorso dicembre, la rivista inglese Sight & Sound ha definito Jeanne Dielman di Chantal Akerman il più grande film di tutti i tempi, spingendo un’ondata di aspiranti cineasti a correre a guardare questo classico del femminismo. Quello che hanno visto è una riflessione ammaliante di due ore e mezza su come i lavori domestici e la mancanza di opportunità distruggano la vita delle donne, anche di quelle più operose come la Dielman di Delphine Seyrig, madre vedova che si ingegna per guadagnare un po’ di soldi extra. Il film è incentrato sull’arco di tre giorni nella vita di Dielman, ma l’effetto più efficace è dato dal modo in cui il regista belga manipola il tempo e lo spazio angusto dell’appartamento, investendo di una tensione incredibile anche atti banali come pelare le patate e spremendo fuori la tragedia da una vita ordinaria andata storta. – M.R.

All That Jazz – Lo spettacolo comincia

Non si potrebbe certo accusare del reato di modestia il regista/coreografo/deus ex machina di Broadway Bob Fosse. E nemmeno lo si potrebbe tacciare di essere pigro o disinteressato ai piaceri edonistici: ha dato prova di grandissima genialità creativa, ha bruciato decine e decine di ponti e si è consumato in nome di una vita vissuta a 200 chilometri all’ora. All That Jazz parla di questa ricerca incessante: di donne, di lavoro, d’ispirazione e d’oblio. E parla anche del tributo che esige dall’artista, dai suoi collaboratori e dai suoi cari. Il Joe Gideon di Roy Scheider sta lavorando contemporaneamente a un musical di Broadway e a un film su un comico (ogni somiglianza con la produzione originale di Chicago di Fosse o con il suo biopic su Lenny Bruce è del tutto casuale). Lui è un figlio di puttana bugiardo, traditore, fumatore incallito, che s’ingozza di pillole: in pratica il regista sta trasponendo la propria autobiografia sullo schermo. Ma sta anche prendendo una forma teatrale che ha contribuito a rivoluzionare per portarne ancora più all’estremo le qualità fantastiche in nome dell’autocritica. Solo Fosse poteva trasformare la resa dei conti del suo stile di vita autodistruttivo in un ritratto d’artista, con Jessica Lange nel ruolo della Morte. E solo Fosse poteva regalarci il numero conclusivo di Bye Bye Love , in cui Scheider e Ben Vereen condividono il palco danzando mentre il nostro uomo abbandona le sue spoglie mortali. Una sequenza finale che ha ancora il peso di uno schiaffone in piena faccia. – D.F.

Il lungo addio

Robert altman.

«Per me va bene». Con questa frase, pronunciata tra una boccata e l’altra dell’immancabile sigaretta, Philip Marlowe (Elliott Gould) comunica la stanchezza di una generazione per la quale la permissività si è trasformata in cinismo. Il detective indaga su quello che sospetta essere l’omicidio di un vecchio amico, incarnando la versione dell’investigatore di Raymond Chandler nei panni dell’ultimo uomo di sani princìpi in quel nido di vipere che era la Los Angeles degli anni ’70 (e di sicuro è l’ultimo uomo a indossare una cravatta, laggiù). L’aura da uomo fuori dal tempo di Marlowe deriva anche dal team creativo intergenerazionale del film: Il lungo addio è stato scritto da Leigh Brackett (che nel 1946 aveva adattato Il grande sonno per Bogey e Bacall) e diretto da Robert Altman, che ha descritto la sua visione iconoclasta del classico antieroe come quella di «un perdente in tutto e per tutto». – K.R.

L’esorcista

William friedkin.

Anche a mezzo secolo di distanza, L’esorcista resta il film più spaventoso di tutti i tempi per il modo in cui Ellen Burstyn ha messo in scena l’impotenza di una madre. Il personaggio dell’attrice, Chris MacNeil, pian piano capisce che la figlia dodicenne (Linda Blair) non solo si sta comportando in modo bizzarro, ma potrebbe essere posseduta dal diavolo. Così Chris, esausta, deve superare il proprio agnosticismo e chiedere aiuto alla Chiesa, mentre la figlia gira la testa di 360° come un gufo, vomita zuppa di piselli e si pugnala l’inguine con un crocifisso. I sacerdoti interpellati si sentono altrettanto impotenti, per quanto vadano ripetendo la formula «il potere di Cristo ti espelle», e il ponte che costruiscono tra fede e incredulità funziona bene come gli effetti speciali del film (che sono ancora oggi scioccanti e visivamente sorprendenti), fino a rendere l’horror di William Friedkin un classico intramontabile e ineguagliabile. – K.G.

Apocalypse Now

Francis ford coppola.

«Volevo una missione, e per i miei peccati me ne hanno assegnata una». Francis Ford Coppola inizialmente aveva deciso di trasformare la sceneggiatura di John Milius (che riambientava il romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra in Vietnam, durante la guerra) in un’epopea vecchio stile. Il risultato è invece un sogno cinematografico febbrile, pieno di surfisti fanatici scavezzacollo, conigliette di Playboy, colonialisti francesi spettrali e Marlon Brando col trucco verde mimetico in faccia. Martin Sheen riceve l’ordine di addentrarsi nella giungla e «sterminare, con estremo pregiudizio» un ex berretto verde che è impazzito e si fa credere una divinità. In barca, insieme al suo equipaggio, attraverserà alcune delle ambientazioni più surreali che abbiano mai caratterizzato un film di guerra a budget elevato, fino a raggiungere il rifugio dell’ufficiale pazzo. Qui le cose si fanno davvero strane. Il caos che si vede sullo schermo è ampiamente paragonabile a quello scoppiato dietro le quinte e Coppola, come noto, ha affermato che il film non parlava del Vietnam, ma era il Vietnam. Eppure rimane un punto di riferimento e un ultimo sussulto di autorialità della New Hollywood, oltre a rappresentare perfettamente la follia, la caduta libera della morale e l’orrore della vita in tempo di guerra. Anche se è disponibile in versione normale ed extra-croccante, noi raccomandiamo caldamente il più recente “ Goldilocks cut ”. – D.F.

Céline e Julie vanno in barca

Jacques rivette.

Il miglior lavoro del regista leggendario della Nouvelle Vague francese Jacques Rivette parte da Alice nel paese delle meraviglie e da Henry James e finisce per trasformarsi in un nuovo tipo di film che nessun altro sarebbe stato in grado neppure di sognare. Céline (Juliette Berto) è una bibliotecaria, Julie (Dominique Labourier) una maga. Si incontrano in un parco parigino e subito diventano amiche affiatatissime, entrando l’una nell’immaginario dell’altra e condividendo le fantasie più surreali. Insieme inventano la loro nuova realtà e arrivano a sognare un’avventura in cui salvano una bambina in una casa infestata. Il film è una lettera d’amore gioiosa all’idea di amicizia come “ folie à deux ”, un gioco elaborato e una riflessione unica nel suo genere su come gli esseri umani possano donarsi reciprocamente dei poteri magici. E, nonostante le tre ore e 20 minuti di durata, finisce troppo presto. – R.S.

Eraserhead – La mente che cancella

David lynch.

Girato in modo discontinuo, nell’arco di diversi anni e man mano che tempo e denaro lo consentivano, il lungometraggio di debutto di David Lynch annunciava l’arrivo di un regista già completamente formato, più interessato a spingere gli spettatori in uno strano territorio di sua creazione che a incontrarli su un terreno familiare. Henry (Jack Nance) è un uomo normalissimo e timido che vive in una terra desolata (ispirata al periodo in cui Lynch ha vissuto in un quartiere industriale in decadenza di Philadelphia) e che è del tutto impreparato ad affrontare le responsabilità del matrimonio e della paternità, entrambi rappresentati da Lynch come incubi cupamente comici da cui Henry non potrà mai fuggire. Eraserhead mostra una purezza e una lucidità di visione che lo fanno sembrare una sorgente per i film di Lynch successivi. Le sue immagini sorprendenti, il sound design aggressivo e il surrealismo disinvolto e casereccio l’hanno reso un cult nel circuito dei “film della mezzanotte”. – K.P.

Monty Python e il Sacro Graal

Terry gilliam, terry jones.

Quando si sono cimentati in un lungometraggio che si è trasformato in un trionfo dell’assurdità, i Monty Python, grazie a un lavoro a sei mani, avevano già cambiato la comicità allontanandola dal vecchio schema legato a preparazione e battuta e portandola verso territori molto più bizzarri. Nella loro rilettura surrealista della leggenda arturiana, il re sciocco (Graham Chapman) non ha un cavallo, ma un lacchè che sbatte gusci di noci di cocco; i cavalieri malvagi chiedono… un arbusto; degli investigatori dei giorni nostri indagano su tutte le vittime del film. E, almeno nella realtà dei Python, i francesi sono ancora sgarbati. Il film non è stato il blockbuster che i suoi finanziatori (i Led Zeppelin, i Pink Floyd e Ian Anderson dei Jethro Tull) probabilmente speravano, anche se il successo mancato è stato «solo una ferita superficiale». Infatti è diventato un vero cult la cui influenza continua a crescere (avete presente Spamalot ?). – K.G.

Tutti gli uomini del presidente

È rischioso girare un film che mette in scena un evento storico solo quattro anni dopo che è accaduto. Ma Alan J. Pakula non solo ha dimostrato che si può fare, ma anche che lo si può fare in modo da superare il test del tempo. Oggi sappiamo molto di più sullo scandalo Watergate rispetto al 1976, quando è uscito Tutti gli uomini del presidente (compresa l’identità di Gola Profonda), eppure tutto ciò non impedisce al thriller di Pakula sull’inchiesta rivoluzionaria di Woodward e Bernstein per il Washington Post di essere il capolavoro ansiogeno che tanti altri film sul giornalismo aspirano a essere. Robert Redford, con la sua aria da WASP , trasforma Bob Woodward nel perfetto contraltare dell’energia nervosa che Dustin Hoffman sprigiona nei panni di Carl Bernstein; insieme, fanno sembrare il semplice rispondere al telefono l’attività più eccitante mai vista sul grande schermo. Questo procedural di stampo giornalistico si è rivelato intramontabile, ma è anche uno dei film più rappresentativi degli anni ’70: non solo per l’argomento trattato, ma anche per il senso di paranoia che trasmette. – E.Z.

Ridley Scott

I componenti dell’equipaggio dell’astronave Nostromo vengono risvegliati inaspettatamente dall’ibernazione prima della fine programmata del loro viaggio: hanno a malapena riaperto gli occhi che iniziano già a lamentarsi. Come Dark Star (un altro film con Dan O’Bannon in veste di sceneggiatore), Alien descrive il viaggio interstellare più come un lavoro di routine noioso che non come una meraviglia cosmica. Fino al momento in cui l’equipaggio imbarca un passeggero inaspettato sotto forma di una creatura parassita. All’inizio l’alieno si annida nel corpo di uno dei membri del team, per poi uscire fuori dal suo petto facendolo esplodere; poi, lentamente e metodicamente, inizia ad ammazzare tutti gli altri. Lo spazio, a quanto pare, non è un luogo così avulso dalla lotta darwiniana per la sopravvivenza. Il contrasto tra le scenografie metalliche e artificiali di Alien con uno xenomorfo che risponde all’imperativo biologico di uccidere è solo uno degli elementi che fanno sì che questo film di Ridley Scott si insinui negli incubi di tutti coloro che lo vedono (un altro è l’aspetto delle creature ideate da H.R. Giger, un mix inquietante di ossa, muco e immagini di natura sessuale). Il tenente Ripley di Sigourney Weaver inizia il film come uno dei tanti personaggi minacciati dall’intruso, ma alla fine si conquista un posto nell’elenco dei più grandi eroi della fantascienza. La vita è per i sopravvissuti. Anche gli xenomorfi lo sanno. – K.P.

La conversazione

Nell’intervallo fra i primi due film della saga del Padrino , Francis Ford Coppola ha girato un altro capolavoro, ma differente, che si nutriva della paranoia imperante in quel periodo. Gene Hackman interpreta Harry Caul, un esperto di sorveglianza di San Francisco il cui ultimo incarico (origliare i discorsi di una coppia che passeggia in un parco affollato del centro) rappresenta un’irresistibile sfida professionale e minaccia di trascinarlo dentro un mistero mortale. È un thriller elegante che esplora il modo in cui i progressi tecnologici stanno distruggendo i limiti della privacy; ma anche una rappresentazione ossessionante dell’alienazione in cui Harry scopre che le mura che ha eretto per proteggersi dal resto del mondo in realtà possono essere una trappola. – K.P.

Tanti, di fronte alla città mineraria di Presbyterian Church, non avrebbero visto altro che un cesso di frontiera. John McCabe, invece, ci vede un’opportunità. Insieme a un’altra nuova arrivata, una donna inglese di nome Constance Miller, fonda un bordello di alta classe e soddisfa le esigenze carnali dei lavoratori e della gente del posto. Il business model dei due ha successo e attira l’attenzione di una società mineraria che vuole acquistare l’attività. McCabe e la signora Miller rifiutano l’offerta. A quel punto la faccenda si fa violenta. Il tentativo di Robert Altman di fare ai western ciò che aveva fatto ai film di guerra con M*A*S*H è all’insegna del suo sguardo peculiare: un grande cast, dialoghi che si sovrappongono e che sembrano provenire da ogni parte e da nessun luogo, un obiettivo zoom che agisce quasi come un guardone. Tuttavia, la sua consueta irriverenza è intrisa di un fatalismo che né la coppia di star del cinema Warren Beatty e Julie Christie né gli sprazzi di umorismo dissacrante riescono a lavare via. Il film prende il genere più americano di sempre e ne confonde le acque (e l’immaginario), celebrando un senso di comunità improvvisato e anticonformista per poi schiacciarlo sotto il tacco dell’ establishment . Il risultato è uno sballo tossico o la morte. Questa è l’America. – D.F.

Il fenomeno horror firmato da Steven Spielberg ha segnato il momento del Big Bang che ha dato il via all’era dei blockbuster, ed è tuttora una masterclass su come costruire la suspense alimentando nel pubblico il terrore per qualcosa che, perlopiù, non si vede. Ma attribuire a Lo squalo semplicemente l’avvento dell’intrattenimento con budget astronomici ed effetti speciali significa non cogliere ciò che di grandioso c’è in questo film. I ben noti problemi tecnici del regista con uno squalo meccanico l’hanno costretto ad adottare una strategia brillante: suggerire la presenza di uno squalo bianco senza necessariamente trasformare le spiagge di Amity Island in un macabro buffet. Grazie alle inquadrature in primo piano di occhi sbarrati, all’azione tenuta fuori campo e alle parti minacciose di archi della colonna sonora di John Williams, Spielberg riesce a fare in modo che le sequenze meno costose siano le più efficaci del film, imponendosi come il regista dal talento naturale più spiccato di tutta la sua generazione. Il fatto che abbia anche rivoluzionato il panorama della cinematografia e regalato un tocco di brivido alle tipiche vacanze americane in spiaggia è solo un bonus. – S.T.

Taxi Driver

Il capolavoro di Martin Scorsese è molte cose allo stesso tempo: uno studio di precisione chirurgica sui personaggi, un ritratto devastante della solitudine, un commento arguto sulle conseguenze psicologiche della guerra del Vietnam, un film violento e sanguinario, una “commedia da ufficio” stravagante (il Tom di Albert Brooks e la Betsy di Cybill Shepherd erano gli equivalenti dell’epoca di Jim e Pam di The Office ). Ma, soprattutto, è un’istantanea di New York nella sua incarnazione peggiore di inferno urbano, scattata durante la famosissima estate torrida del 1975, nel bel mezzo di uno sciopero dei netturbini, di proteste della polizia e di una crisi di bilancio (quell’autunno sul New York Daily News apparve il titolo “Ford dice alla città: muori”). Il film di Scorsese vanta una caratterizzazione perfetta e una verosimiglianza che ti porta proprio lì, mostrando la Grande Mela in decomposizione con uno sguardo di stupore misto a terrore. L’interpretazione di Robert De Niro nei panni del tassista disturbato Travis Bickle, poi, è ancora una delle sue più folgoranti. – J.B.

Roman Polański

Ci sono molti film su Hollywood, ma pochi catturano il peccato originale di Los Angeles con una precisione da far accapponare la pelle come il neo-noir di Roman Polański: ambientato negli anni ’30, spacca il terreno arido di L.A. e scava a fondo fino a rivelare il pozzo nero umano che anima la città. Scritto da Robert Towne, il film racconta di Jack Nicholson nel ruolo di Jake Gittes, un investigatore privato alle prese con un semplice caso di marito fedifrago. Viene però trascinato nell’inferno della politica idrica di Los Angeles mentre pedina l’affascinante e misteriosa Evelyn Mulwray (Faye Dunaway), i cui segreti sono molto più oscuri di quanto lui possa immaginare. Towne e Polański usano le attività criminali legate alla gestione dell’acqua nella città afflitta dalla siccità per analizzare il marciume che si accompagna all’avidità. Le immagini sono scarne, l’illuminazione violenta combinata con la trama noir crea una luce quasi opprimente. È un film che lascia una sensazione di disgusto, come se i buoni non potessero mai vincere. Ed è solo l’inizio. – E.Z.

Se fosse nato in un’altra famiglia, forse la vita di Michael sarebbe andata diversamente. Ma è un Corleone, e per lui c’è solo una strada possibile. Negli ultimi cinquant’anni, il primo straordinario capitolo dell’immortale epopea di mafia firmata da Francis Ford Coppola è stato celebrato con ogni superlativo esistente (il film è così leggendario che la sua realizzazione è stata trasformata in una splendida miniserie di Paramount+). Eppure, potreste ancora non essere pronti alla brillantezza dell’interpretazione di Al Pacino nei panni di Michael, un uomo che insiste nel dire al suo grande amore Kay (Diane Keaton) di non essere affatto come gli altri del suo clan mafioso. Eppure lui è lì, sedotto dal potere e dagli obblighi, a ristabilire il ruolo dei Corleone dopo che l’amato padre Vito (Marlon Brando) viene ucciso dai loro nemici. Ormai, i temi e le idee del Padrino sono stati completamente assorbiti dalla cultura, tanto che li conosce a memoria anche chi non ha mai visto questo capolavoro. Ma se si guarda oltre l’esplorazione del lato oscuro del sogno americano, si scopre un crime drama avvincente, divertentissimo ma al contempo serio e cupo, che è anche una delle saghe più agghiaccianti di coming of age mai realizzate. Accanto a futuri titani come James Caan e Robert Duvall, Pacino all’epoca era relativamente sconosciuto, ma con questa interpretazione ha lasciato il suo segno indelebile nel cinema americano. Il pubblico ha sussultato guardando l’orribile ascesa al trono di Michael, e allo stesso tempo si è emozionato nel vedere uno dei più grandi attori americani annunciare il suo arrivo. – T.G.

A partire dai titoli di testa in stile pubblicità fino alla campagna onnipresente per il candidato del “Partito della Sostituzione” Hal Philip Walker, il capolavoro di metà carriera di Robert Altman parla della svendita dell’America, mostrando come fama, denaro, sesso e politica si intreccino sul palcoscenico metaforico rappresentato dalla capitale della musica country. È tutto spaventosamente attuale (in particolare i “Tennessee Twirlers”, una banda di giovanissime sbandieratrici e majorette che fanno allegramente volare dei bastoni a forma di fucile). Tra bandiere confederate e insulti razzisti, ci sono anche molti altri elementi di disturbo. Ma c’è davvero poco di gratuito nella sceneggiatura di Joan Tewkesbury. E, anche se nella musica della colonna sonora è difficile discernere la parodia dalla sincerità, bisogna riconoscere un gran merito agli autori delle canzoni, tra cui troviamo Ronee Blakely, Karen Black e Keith Carradine (che è entrato in classifica col pezzo It’s Easy ). Con i suoi 180 minuti e una ventina di personaggi principali, questo film è un capolavoro di compressione narrativa degno di una miniserie. – Will Hermes

Killer of Sheep

Charles burnett.

Charles Burnett ha iniziato il suo film più importante, Killer of Sheep , mentre ancora studiava alla UCLA (dove era parte di un gruppo di registi di colore che lo studioso Clyde Taylor ha poi esaltato come il movimento L.A. Rebellion) e l’ha terminato per la sua tesi di laurea. L’ha girato in un bianco e nero scarno e meraviglioso, incentrandolo su una trama essenziale: Stan, interpretato dal caratterista Henry G. Sanders, lavora in un mattatoio, un’occupazione che gli lascia poche energie per prendersi cura di una moglie amorevole ma frustrata, interpretata dalla compianta attrice Kaycee Moore, e dei loro due figli ribelli. Il film dura 80 minuti ed è movimentato da una manciata di scene, tra cui una sequenza in cui Sanders e il suo amico Eugene (Eugene Cherry) cercano di portare le loro partner a trascorrere una giornata alle corse, ma la loro auto si rompe a metà strada. Però Burnett non è tanto interessato alla narrazione convenzionale, quanto piuttosto a descrivere la sua città natale, Watts, una comunità operaia ancora segnata dai disordini del 1965 e animata da bambini pieni di inventiva, adulti stanchi ma risoluti e piccoli crimini sporadici. L’autore riempie le inquadrature con attori non professionisti, presi dalla strada, dando vita a momenti celebri come un gruppo di ragazzi che saltano spensierati sui tetti di una serie di appartamenti, divertendosi e giocando praticamente solo con lo spirito. – M.R.

Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Nel dopo-sbornia causato dal Vietnam e dal Watergate negli anni ’70, ogni mossa dell’America sembrava l’ultimo gesto di un uomo disperato. Ma questa parodia dei western di Mel Brooks è un racconto burlesque rivoluzionario della storia degli Stati Uniti, che dipinge il vecchio West come una caricatura piena di razzisti, rapinatori, idioti, mezzi idioti, imbecilli e metodisti. Cleavon Little è Black Bart, il nuovo sceriffo afroamericano della città di Rock Ridge. Gene Wilder è la sua spalla Waco Kid, un cowboy ebreo. Insieme, calpestano i miti più cari che caratterizzano l’America: persino le dolci vecchiette sono bigotte odiose. Questa è stata anche la prima volta di Richard Pryor al tavolo degli sceneggiatori, dove ha creato in gran parte il personaggio di Bart; la sua passione, tuttavia, era il teppista Mongo di Alex Karras. Madeline Kahn, una cantante virtuosa che aveva debuttato a Broadway in Kiss Me, Kate , interpreta la sciantosa stonata da saloon Lili Von Shtupp, con il suo lamento tragico I’m Tired . Brooks era già una leggenda della commedia fin dai tempi del classico televisivo Your Show of Shows , ma è qui che si è guadagnato gli allori (e una calorosa stretta di mano). A quasi cinquant’anni di distanza, Mezzogiorno e mezzo di fuoco è ancora il film più esplosivo del cinema degli anni ’70. – R.S.

Il padrino – Parte II

Questo film è la risposta de facto alla domanda “quali sono i sequel all’altezza o migliori degli originali?”. È anche e uno dei pochi sequel di una pellicola già vincitrice dell’Oscar che ha finito per aggiudicarsi il premio come miglior film. Pensare alla continuazione della saga dei Corleone da parte di Francis Ford Coppola come a una semplice “seconda parte”, tuttavia, significa fare un torto sia al film che al suo creatore. Lo sceneggiatore e regista non era affatto intenzionato a realizzare un semplice seguito del suo film campione d’incassi; ma ha ricevuto talmente tante pressioni da parte dei produttori e degli Studios per bissare il successo del suo gangster movie che, alla fine, gli è stata fatta un’offerta di quelle che non si possono… be’, lo sapete. Per fortuna, aveva un asso nella manica. «Stavo accarezzando l’idea di fare un film su un uomo e suo figlio, cercando di confrontare le loro storie quando entrambi avevano la stessa età», ha detto Coppola alcuni anni fa. «Era solo un’idea che mi girava per la testa… completamente diversa dal primo film del Padrino . Ma ho pensato che avrebbe potuto funzionare». Quello che il regista è riuscito a fare, intrecciando la storia del giovane Don Corleone (interpretato da Robert De Niro) in cerca di fortuna all’inizio del Novecento e quella dell’anziano Michael Corleone (Al Pacino) che consolida il suo impero alla fine degli anni ’50, è a dir poco miracoloso. Assistiamo agli inizi di quella che diverrà una dinastia criminale, fondata da degli immigrati per proteggere e rafforzare la propria comunità. Vediamo anche cosa è accaduto poi a quella dinastia, mentre il capo dei Corleone precipita nella paranoia e si isola dal mondo che lo circonda. E il punto in cui lasciamo entrambe le storie, con un patriarca che torna a casa per una cena celebrativa e l’altro completamente solo, seduto in cima a un regno di polvere, dice tanto sul carattere conflittuale dell’America, proprio come l’originale faceva a proposito del sogno americano. Come il primo Padrino , la seconda parte offre interpretazioni incredibili (in particolare l’astuto Hyman Roth di Lee Strasberg e John Cazale, il cui Fredo questa volta è particolarmente straziante), scene indimenticabili per ironia e violenza, un’abbondanza di battute da citare («Siamo più grandi della U.S. Steel»). Ma ciò che si ricorda maggiormente è il modo in cui traccia il divario tra un passato ottimista e il presente cinico e caustico. Una volta, in America, un uomo faceva quello che doveva per prendersi cura della sua famiglia. Una generazione dopo, un uomo avrebbe ucciso i suoi parenti per proteggere gli “affari di famiglia”. I dirigenti degli Studios avevano chiesto la replica di un successo con un sequel. Invece Coppola ha regalato loro una saga in miniatura e una Grande Tragedia Americana scritta col sangue e le lacrime. – D.F.

Da Rolling Stone US

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Film horror cult anni 70' e 80'

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Francesco Pinna Professore di economia e Diritto, Tributarista e Blogger Professionista che ha scritto svariati articoli su argomenti quali Cinema, intrattenimento, fisco e economia. Puoi seguire Francesco su Twitter , su Facebook

25 commenti:

QUESTA è PERFETTA...aniello

Si non è male. Tuttavia ho recuperato altri film cult anni 70 e 80 che inserirò a breve. (come il tunnel, essi vivono, l'ascensore ecc ecc)

Io cercavo un film horror anni 80 credo, dove un gruppi di ragazzi vanno in una casa abbandonata per captare presenze...ad un ad uno muoiono... Nella stanza c'è un clawn a pupazzo che prende vita,nella stanza gita tutto. L'ho guardato anni fa su YouTube ma ora è scomparso.

Prova a guardare nella sezione horror del sito e troverai la lista di film horror con clown e pagliacci. Magari lo trovi li.

Dovrebbe essere La casa 3. Di Umberto Lenzi. È del 1988.

Vorrei trovare un film di paura, americano, anni 70. Di tratta di una coppia giovane che torna alla villa degli antennati dello sposo. Ma dalla galleria dei ritratti incominciano ad uscire i fantasmi. Uno zoppo s'impadronisce di lui...

Quasi sicuramente il film che cerchi è "La Casa 3 (Ghosthouse)..

Ciao, sto cercando titolo di un film horror anni 80 credo. Nel finale si vedeva la protagonista, bambina, seduta davanti al forno e dopo aver detto alla madre chiudendo la telefonata "ti aspetto" comincia a puntare ripetutamente il coltello al pavimento come volesse pugnalare. Non ricordo altro ma da ragazzino mi aveva terrorizzato e adesso vorrei rivederlo. Grazie

Salve ragazzi...io sono in cerca di un film anni 80 dove un gruppo di ragazzi che festeggiava il ballo dell'ultimo anno,Non so perché e per come finisce in una casa abbandonata...alla fine la più figa del gruppo riesce a scappare uccidendo il mostro assassino che è tra sul tettuccio dell'auto infizzaldolo contro le punte di un cancello...sapreste dirmi qualcosa di questo film?

Sto cercando un film che ho visto più o meno nel '95. In un liceo i professori sono degli androidi e uccidono gli alunni

Classe 1999. Il titolo. Il film è del 1990.

Sto cercando il titolo di un film anni 80 di una casa infestata da un polt.. che perseguita la donna in casa e famiglia. Alla fine, in uno studio cinematografico (capannone) ricompongono la casa e un po l'esterno. Per attirare l'entità ed intrappolarla ibernandola rapidamente.. :-)

The Entity 1982

YouTube ha eliminato solo 4 video. Sei fortunato : Maniac cop, Waxwork , Brivido e Zombi l'alba dei morti viventi.

Sto cercando un film , se mi aiutate con il titolo grazie , ricordo di un treno dove avvenivano omicidi feroci . Il treno era italiano e lo vidi parecchi anni fa su rete 4 credo , tra i film horror non compare , almeno dalle ricerche che ho fatto io , chi mi aiuta ?

Anche trilogia del terrore del 75, di Dan Curtis è un vero cult, nei suoi 3 episodi.

Dunque, io darei 6.5 anche 7.5 a Brivido di S. King e 0 alla Bambola assassina, Hellraiser ha ricevuto intorno ai 7.1 ed è un film da 8.0 anche 8.5 Meno male che a Shining hai dato 8.4! comunque... ci sono film che non dovrebbero nemmeno essere in lista perchè non sono HORROR come per esempio Gremilins 2 avresti potuto invece inserire i due film Critters e Critters 2, il film Bambole non me lo ricordo ma 7.2 mi pare un pò eccessivo... Per dare poi 6.5 a Venerdi 13 e 6.7 a Inferno... lista fatta un pò con i piedi a mio parere, si e no hai c'hai colto su 2 3 titoli come Maniac cop che non è stato questo gran film, Cimitero vivente anche niente di eccezionale... Cannibal Holocaust ( per ovvi motivi ) Oltretutto tratto da una storia vera censurato in 25 paesi e questo è più che sufficente per non dare un punteggio più alto io avrei dato 5.0 e me lo ricordo bene purtroppo!

Buongiorno a tutti: sto cercando il titolo di un horror sexy anni 70 : il protagonista uccideva coppie che facevano sesso ed era col volto celato da una maschera. Qualcuno sa dirmi il titolo?

Ciao a tutti, cerco da molto il titolo di un film che vidi da piccolo, ricordo solo una scena in cui c'è una ragazza che d'un tratto inizia a sciogliersi finché non ne rimane lo scheletro che avanza verso un ragazzo terrorizzato. Penso ci fossero di mezzo anche delle allucinazioni. Qualcuno mi può aiutare?

Ogni film tiene un uomo sulle spine, e tutto dipende dal genere del https://igds.onl/fantascienza/ film.

Io cerco un film che un padre scopre attraverso uno specchio la sua famiglia indemoniata

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Un altro bel film anni 70 è Ballata Macabra.

Io sto cercando un film a episodi dove mi ricordo una scena di un signore che entra in una festa in maschera ma la maschera che mette ha un meccanismo intorno al collo che mano mano si stringe fino a farlo soffocare. Poi ricordo donna sdraiata in un letto ospedale dove tramite una sostanza che gli viene buttata addosso viene mangiata da delle cavallette/locuste.

Antropophagus....

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23 migliori film horror anni ’70

Fabio Fusco

Il genere horror negli anni ’70 ci ha regalato film che oggi sono dei classici, come L’Esorcista, Non aprite quella porta o Suspiria, ma anche dei cult meno celebri, che tuttavia hanno ispirato altri film usciti in seguito. I film di quel periodo sono caratterizzati da una spiccata componente visiva, trame e atmosfere allucinate, disturbanti, con tematiche affrontate in modo ricorrente e autori che hanno lasciato il segno (Argento, Carpenter, Hooper, Craven, Bava, Fulci…). Di seguito vediamo quali sono i migliori film horror anni ’70 , quelli che ancora oggi continuano a regalarci incubi e quelli da riscoprire.

1. L’esorcista (1973)

L'Esorcista

L’Esorcista, uscito nel 1973, è considerato uno dei film horror più spaventosi di sempre e uno dei pochi titoli che ha avuto un impatto culturale così forte da risuonare ancora oggi, a 50 anni dalla sua uscita nei cinema. Diretto da William Friedkin, il film è tratto da un romanzo di William Peter Blatty che a sua volta si ispirò ad una storia realmente accaduta negli anni ’40 , la possessione demoniaca di un ragazzo di 15 anni.

La protagonista de L’Esorcista è Regan MacNeil (Linda Blair), una bambina di 12 anni, figlia di una star del cinema, Chris MacNeill (Ellen Burstyn), che dopo un utilizzo incauto di una tavola Ouija, viene posseduta dal diavolo. La trasformazione della ragazzina sarà così drastica, che sua madre inizialmente pensa ad un grave problema di salute, poi dovrà arrendersi e chiedere aiuto a due sacerdoti, Padre Lankester Merrin – che ha già sfidato il diavolo, anni prima – e Padre Damien Karras, un prete che sta attraversando un periodo problematico a causa di questioni personali e spirituali.

Dal momento in cui è uscito in sala, L’Esorcista ha sconvolto gli spettatori e continua a farlo ancora oggi. Merito della voce di Linda Blair, che arriva in profondità e scuote lo spettatore, ma anche di una storia di possessione che ormai è un classico che molti hanno provato ad emulare, senza riuscirci davvero. Al link che segue, potete leggere la nostra spiegazione del finale de L’Esorcista , con qualche considerazione sul film e tante curiosità.

2. Suspiria (1977)

Un frame di Suspiria

Suspiria è uno dei migliori film horror degli anni ’70, il capolavoro di Dario Argento che ha conquistato il pubblico internazionale e ha ispirato cineasti, scrittori, registi per le loro opere. Uscito nel 1977, il primo capitolo della cosiddetta Trilogia delle Tre Madri si sviluppa come un thriller, ma è un horror onirico e spaventoso, caratterizzato dall’ipnotica colonna sonora dei Goblin e dalla fotografia sublime di Luciano Tovoli, che si accende di colori saturi su una tavolozza nera.

La trama di Suspiria vede protagonista Susy (Jessica Harper) una giovane studentessa americana che arriva a Friburgo per studiare danza in una prestigiosa e misteriosa accademia. Al suo arrivo, sotto un temporale, Susy si imbatte in un’altra ragazza, Pat, che fugge dalla scuola dopo aver pronunciato delle frasi (apparentemente) sconnesse davanti al portone. Quella stessa notte, Pat verrà uccisa in modo orribile in casa di un’amica che l’aveva ospitata. La direttrice dell’Accademia (Joan Bennet) e una delle insegnanti, Miss Tanner (Alida Valli) ridimensionano l’accaduto e lo attribuiscono alle cattive frequentazioni dell’allieva uccisa. La verità però, è un’altra e Susy lo scoprirà grazie all’aiuto di un’altra allieva, Sara.

3. Halloween – la notte delle streghe (1978)

Michael Myers in Halloween - la notte delle streghe

Diretto da John Carpenter e uscito nel 1978, Halloween – la notte delle streghe è il thriller horror che ha dato vita ad una delle saghe più longeve e ad uno dei serial killer più iconici del cinema, Michael Myers. Ad oggi la saga conta otto film in tutto, più due film remake diretti da Rob Zombie e una trilogia più recente, diretta da David Gordon Green.

Tornando al film di Carpenter, Halloween è ambientato a Haddonfield, nell’Illinois, nei giorni che precedono i festeggiamenti per la vigilia di Ognissanti. Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) è una ragazza senza grilli per la testa, un po’ timida, che il 31 ottobre, invece di festeggiare e fare pazzie con gli amici, accetta di fare da baby sitter ad un bambino, Tommy Doyle. Laurie non sa che un giovane assassino, Michael Myers, è fuggito dal vicino manicomio, ed è diretto ad Haddonfield, con l’obiettivo di lasciarsi dietro una scia di sangue. Michael aveva ucciso sua sorella quando era appena un bambino e da allora non aveva più contatti con nessuno, se non con il suo psichiatra, il dottor Sam Loomis (un carismatico Donald Pleasence). Loomis ha urgenza di ritrovare Michael e di riportarlo al manicomio, perché è perfettamente consapevole della sua pericolosità. Nel frattempo ad Haddonfield, il 31 ottobre, si va in giro mascherati e gli adolescenti fanno scherzi terribili o fanno tanto sesso. Le amiche di Laurie, da questo punto di vista, non vedono l’ora di divertirsi. Lei però, i giorni precedenti alla festa, ha l’impressione di essere seguita e osservata da qualcuno, un uomo mascherato che scompare come un fantasma.

Jamie Lee Curtis, con questo film, viene consacrata a scream queen assoluta degli anni ’70 e ’80 e si ritroverà a raccogliere l’eredità di sua mamma, l’attrice Janet Leigh, celebre per essere stata la ragazza sotto la doccia di Psycho. Non è un caso che il personaggio interpretato da Pleasence si chiami Sam Loomis, proprio come il personaggio del fidanzato della Leigh nel film di Hitchcock.

4. Picnic ad Hanging Rock (1975)

Picnic ad Hanging Rock

La strana e inquietante storia di Picnic ad Hanging Rock prende il via il 14 febbraio 1900, in Australia. Un gruppo di ragazze adolescenti, che studiano nell’esclusivo collegio Appleyard, si recano ai piedi del gruppo roccioso delle Hanging Rock per il tradizionale picnic di San Valentino, accompagnate dalle docenti di francese e matematica.

Qualche ora dopo, quattro ragazze chiedono il permesso di allontanarsi per ammirare le formazioni rocciose più da vicino. Miranda, la studentessa più popolare dell’istituto, si incammina per una breve salita sulla roccia insieme ad altre tre compagne, Marion, Irma, Edith. Affaticate dalla salita impervia, le quattro ragazze si fermano per riposarsi, poi Miranda si toglie le scarpe e prosegue il cammino. A questo punto accade qualcosa di inspiegabile e terrificante.

Uno dei migliori film horror degli anni ’70, sebbene non sia certo uno splatter o uno slasher. L’atmosfera del film di Peter Weir cattura lo spettatore in una storia ipnotica e inquietante.

5. Profondo Rosso (1975)

L'occhio di Profondo Rosso

Profondo rosso è considerato tra i migliori film di Dario Argento , il titolo più famoso e rappresentativo della carriera del regista romano, quello che lo ha consacrato a indiscusso Re dell’horror all’italiana. In realtà Profondo Rosso è più un thriller – giallo, ma è intriso di suggestioni soprannaturali, di sangue e tensione da poter essere considerato anche uno degli horror più amati degli anni ’70.

Uscito nelle sale nel 1975, Profondo Rosso racconta la storia di un pianista, Marc Daly, che una sera, rientrando a casa, assiste all’omicidio di una sua vicina di casa, la sensitiva Helga Ullmann. Poche ore prima la Ullmann aveva partecipato ad un congresso di parapsicologia e, davanti a tutti, aveva detto che tra gli spettatori si nascondeva un assassino, qualcuno che aveva già ucciso e sarebbe tornato a farlo molto presto. Per Marc inizia un’indagine ad altissima tensione tra indizi inquietanti, case abbandonate. Nel tentativo di scoprire la verità, lui e l’affascinante reporter con la quale ha appena iniziato una relazione, dovranno cercare di non farsi uccidere dall’assassino.

David Hemmings interpreta il protagonista del film, che sarà ricordato anche per la straordinaria colonna sonora dei Goblin. Daria Nicolodi, che allora era compagna e musa del regista, interpreta Gianna, una giornalista arguta, un po’ matta e imprevedibile. Accanto a loro ci sono Gabriele Lavia, Macha Meril e un’indimenticabile Clara Calamai. La scena più memorabile del film? Quella dello specchio. Ne abbiamo parlato nella spiegazione del finale di Profondo Rosso .

6. Lo squalo (1975)

Lo Squalo

Lo squalo, film a metà strada tra thriller e horror, è puro intrattenimento e a quasi cinquant’anni di distanza dall’uscita al cinema, continua ad emozionare il pubblico e ad essere riproposto in tv ogni estate. Diretto da Steven Spielberg, è una eccitante avventura in alto mare che fa sentire lo spettatore coinvolto in una tesissima caccia allo squalo.

Il film, adattamento dell’omonimo romanzo di Peter Benchley, è ambientato ad Amity Island, una località vacanziera immaginaria che in piena stagione turistica si ritrova ad affrontare un problema molto grosso, che ha l’aspetto di uno squalo bianco. L’animale in questione ha già ucciso dei bagnanti e sull’isola si è scatenato il panico. Il capo della polizia Martin Brody (Roy Scheider) continua a vigilare le rive dell’isola e ad assecondare le bugie del sindaco, che smentisce gli attacchi dello squalo per evitare che famiglie e turisti scappino. Insieme al cacciatore di squali Quint (Robert Shaw) e al biologo marino Matt Hoper (Richard Dreyfuss) Bordy andrà ad affrontare il predatore nel suo territorio.

Per Spielberg la lavorazione de Lo Squalo fu un vero e proprio incubo, soprattutto a causa dei malfunzionamenti di “Bruce”, il grosso squalo realizzato per il film, ma il regista fu ricompensato con un grande successo al boxoffice e un posto d’onore nell’immaginario collettivo.

7. Alien (1979)

Sigourney Weaver in Alien

Alien è un classico di horror e fantascienza che negli anni non ha perso smalto e continua ad avvinghiare gli spettatori, come l’abbraccio letale di un facehugger. Diretto da Ridley Scott e uscito nel 1979, vede protagonista una Sigoyrney Weaver assolutamente iconica nel ruolo di Ellen Ripley, affiancata da un cast memorabile, formato da Veronica Cartwright, Ian Holm, Tom Skerritt, Harry Dean Stanton e John Hurt.

La trama del film è ambientata nell’anno 2122, a bordo dell’astronave Nostromo, che sta per fare ritorno sulla Terra con un carico di minerali. Il computer di bordo, MOTHER, riceve una richiesta di soccorso (che poi si rivelerà essere un segnale d’allerta) proveniente dal satellite di un pianeta sconosciuto. Scoprono un relitto alieno all’interno del quale trovano il cadavere fossilizzato di una creatura extraterrestre, con il petto squarciato. Nella stessa nave inoltre, scoprono una distesa di uova enormi e pulsanti. Da una di esse fuoriesce un essere che si attacca al casco di Kane, uno degli astronauti, e gli scioglie il casco della tuta.

Alien ha dato vita ad una saga cinematografica alla quale hanno dato il loro contributo registi come James Cameron, David Fincher e Jean-Pierre Jeunet. Oggi la saga prosegue con prequel, sequel, crossover (con Predator). Nell’80 fu realizzato anche un sequel “pezzotto” italiano.

8. Carrie – lo sguardo di Satana (1976)

Sissy Spacek in Carrie - lo sguardo di Satana

Carrie è il primo film tratto da un libro di Stephen King, tra l’altro proprio il romanzo d’esordio scrittore del Maine. Allo stesso tempo è il primo film che inaugura una lunghissima serie di adattamenti cinematografici e televisivi tratti da King.

Una giovanissima Sissy Spacek interpreta Carrie White, un’adolescente che vive una situazione familiare problematica e viene costantemente bullizzata dai compagni di scuola. Graziosa, ma timida e impacciata, Carrie fa fatica ad opporsi alle vessazioni dei compagni e agli abusi di sua madre Margaret, una fanatica religiosa (Piper Laurie) ma ha un devastante potere e lo userà durante la sera del ballo di fine anno organizzato dalla scuola. Gli split screen di Carrie e la scena finale, con Sissy Spacek incoronata reginetta della serata, con corona e abito bianco, che reagisce male ad un ultimo, terribile scherzo, resteranno per sempre nella storia del cinema.

Fanno parte del cast del film anche Amy Irving, William Katt, Priscilla Pointer, Nancy Allen, P.J. Soles e John Travolta.

9. Non aprite quella porta (1974)

non aprite quella porta leatherface in una scena del film

Più che un cult, ormai è un classico dell’horror: Non aprite quella porta, diretto da Tobe Hooper nel 1974, si ispira in parte alle vicissitudini del serial killer Ed Gein, che scuoiava le sue vittime per realizzare oggetti e accessori con la loro pelle. Allo stesso modo, nel film, Leatherface (in italiano Faccia di cuoio ) uccide le sue vittime con una motosega e indossa una terrificante maschera di pelle umana. Leatherface è diventato uno dei mostri più iconici dell’horror moderno, al pari di Freddie Krueger e Jason di Venerdì 13.

Ambientato a Newt, in Texas, Non aprite quella porta vede protagonisti un gruppo di cinque ragazzi che si recano al cimitero locale per ispezionare la tomba del nonno di uno di loro, dopo che qualcuno ha vandalizzato l’area utilizzando i resti dei defunti. I ragazzi tornano indietro, ma il loro viaggio di ritorno si rivela un incubo. Prima si imbattono in un autostoppista pazzo, poi un benzinaio li mette in guardia di non proeguire il loro viaggio, perché il luogo in cui stanno andando è abitato da gente cattiva. Giunti in zona, decidono di bussare incautamente alla porta di una villetta e di entrare in casa, nonostante il luogo sia piuttosto lugubre…

Non aprite quella porta ha dato vita ad una lunga saga, tra sequel e reboot, ma è stata esplorata anche in forma di videogiochi. Uno dei film più disturbanti, tra gli horror anni ’70.

10. L’inquilino del terzo piano (1976)

Roman Polanski ne L'inquilino del terzo piano

L’inquilino del terzo piano è un inquietante e allucinato horror – thriller di Roman Polanski, nel quale il regista interpreta anche il ruolo del protagonista, Trelkowski, un impiegato che cerca un appartamento a Parigi e ne trova uno che fino a qualche giorno prima era abitato da Simone, una ragazza che ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra dal palazzo ed è in ospedale. Quando Trelkowski va a trovare la ragazza per parlare con lei dell’affitto, la ragazza è completamente fasciata e fatica a parlare, e quando vede Trelkowski ha un’inspiegabile reazione isterica. Dopo qualche giorno Simone muore e Trelkowski si sistema nel suo appartamento, ma iniziano ad accadere cose strane che porteranno l’uomo a sprofondare in un vortice di paranoia e allucinazioni.

Nel cast del film, figurano anche Isabelle Adjani, Melvyn Douglas, Shelley Winters.

11. Amitivylle Horror (1979)

Amitiville Horror

Uscito nel 1979, Amityville Horror è il primo film della saga che conta ben sette sequel ed è diretto da Stuart Rosemberg sulle basi di un libro, Orrore ad Amityville di Jay Anson, che raccontava una storia vera (o presunta tale), avvenuta nella casa al 112 Ocean Avenue a Long Island, tuttora esistente.

La casa, in stile coloniale olandese, è considerata una delle più celebri del genere horror, oltre che una delle più “riconoscibili”, per via di quelle finestre nella parte superiore che sembravano due occhi (e che oggi sono state modificate), e nel 1974 fu teatro di una strage. Il giovane Ronald De Feo uccise tutti i suoi familiari mentre dormivano perché era tormentato da voci demoniache che gli dicevano di farlo. Il film racconta le esperienze della famiglia Lutz, che si trasferì nella casa di Amitivylle poco dopo la strage e iniziò ad essere testimone di eventi soprannaturali spaventosi. Nel film, James Brolin e Margot Kidder interpretano i coniugi George e Kathy Lutz, alle prese con entità maligne che infestano la loro casa.

Una curiosità: il caso di Amitivylle viene trattato marginalmente anche in uno dei film della saga di The Conjuring , il secondo.

12. Il presagio (1976)

Il presagio: Lee Remick in una scena

Classico horror anni ’70, Il Presagio (The Omen) uscito nel 1976 è uno dei film “diabolici” che uscirono dopo il grande successo de L’Esorcista ed è diretto da Richard Donner, regista che in seguito ha firmato cult memorabili come I Goonies, Arma Letale, Ladyhawke e altri.

Il film racconta la storia di un diplomatico americano a Roma, Robert Thorn (Gregory Peck) che viene informato del fatto che suo figlio è nato morto. Alcuni preti che gestiscono l’ospedale, convincono Thorn a sostituire il neonato con un altro bambino di pochi giorni, la cui madre è morta di parto. L’uomo accetta senza dire nulla a sua moglie Katherine (Lee Remick) dello scambio e parte con la sua famiglia a Londra, dove ha ricevuto un nuovo incarico. I tre vivono una quotidianità serena fino al giorno in cui il piccolo Damien (Harvey Stephens) compie cinque anni. Durante la festa organizzata nel giardino della villa, la tata di Damien, si impicca gettandosi dalla finestra, in modo plateale, davanti agli invitati sconvolti.

13. Non si sevizia un paperino (1972)

Non si sevizia un paperino

Ispirato ad una storia vera di cronaca accaduta in Basilicata nei primi anni ’70, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci oggi è considerato un classico del cinema di genere italiano, oltre che uno dei migliori film del regista.

Al centro del film, ambientato in un paesino retrogrado dell’Italia del Sud, una catena di omicidi di bambini e l’indagine svolta da un giornalista, Andrea Martelli (Tomas Milian) e da una ragazza sessualmente disinibita, Patrizia (Barbara Bouchet) figlia di un imprenditore milanese che l’ha mandata nel paesino per sottrarla alle tentazioni della grande città. L’inteccio vede coinvolti una maciara (Florinda Bolkan) cioè, una sorta di strega, magia nera, delitti, sesso e guardoni, il tutto in un clima opprimente, di forte superstizione. Nel cast del film figurano anche Irene Papas, Ugo D’Alessio e Marc Porel.

Un film imperdibile per chi ama il giallo thriller di quegli anni, una pellicola che ebbe problemi di censura e di natura legale, dovuti ad una scena di nudo molto audace, per l’epoca.

14. A Venezia… un dicembre rosso shocking (1973)

A Venezia un dicembre rosso shocking

Diretto da Nicolas Roeg sulle basi di un racconto di Daphne Du Maurier (già autrice de Gli Uccelli e Rebecca , che furono portati al cinema da Hitchcock), A Venezia… un dicembre rosso shocking è un horror dalle atmosfere disturbanti, cupo e malsano dall’inizio alla fine.

Don’t Look Now , questo il titolo originale del film, vede protagonisti John e Laura Baxter (Julie Christie e Donald Sutherland) una coppia di coniugi inglesi che è a Venezia per motivi di lavoro, mesi dopo la tragica morte della loro bambina, Christine, annegata in uno stagno vicino casa. John è incaricato di seguire i lavori di restauro in una chiesa, ma è tormentato dal dolore e dal ricordo degli ultimi istanti di vita della piccola, che non gli danno tregua. Anche Laura è logorata dal dolore e dalla depressione in cui è precipitata in seguito alla morte di Christine, ma l’incontro con due anziane donne in un ristorante, una delle quali è una sensitiva cieca, le darà una ragione per ricominciare a vivere. La donna infatti, afferma di vedere Christine, ancora vestita col suo impermeabile rosso, accanto a loro.

Tra serial killer veneziani, visioni inquietanti e premonizioni, il film di Roeg è uno degli horror più claustrofobici e rappresentativi degli anni ’70. Accanto ai due protagonisti, nel cast figurano anche Renato Scarpa, Massimo Serato e Leopoldo Trieste. A Venezia… un dicembre rosso shocking è ricordato anche per la scena di sesso tra Christie e Sutherland, così intensa che per anni si vociferò che i due attori avessero avuto realmente un rapporto sessuale davanti alla macchina da presa.

15. Zombi (1978)

Gli Zombi escono da un'ascensore, nel film di Romero

Zombi è il secondo film della saga sui morti viventi diretta da George A. Romero. A dieci anni di distanza da La notte dei morti viventi, Romero torna a raccontare un mondo devastato da una pandemia di zombie e lo fa con un film prodotto da Dario Argento.

Zombi, il cui titolo originale è Dawn of the Dead , colloca l’azione in un centro commerciale. Il mondo ormai è nel caos più totale, i morti si risvegliano affamati di carne umana e neanche i militari riescono a far fronte ad un’invasione del genere. I protagonisti cercano rifugio in un centro commerciale e ne fanno la loro roccaforte, ma dovranno vedersela con il morbo, che inevitabilmente si è insinuato tra di loro e con una gang di motociclisti intenzionata a fare irruzione.

Nelle vesti di produttore, Argento diede un contributo notevole, sia in fase di sceneggiatura e montaggio, sia per quanto riguarda la distribuzione europea. Anche la scelta dei Goblin per la colonna sonora, ovviamente, si deve al regista di Suspiria. Anche lo slogan è cult: “…quando non ci sarà più posto all’inferno i morti cammineranno sulla Terra…”

16. La casa dalle finestre che ridono (1976)

La casa dalle finestre che ridono

Diretto da Pupi Avati (e scritto da Pupi e Antonio Avati con Gianni Cavina e Maurizio Costanzo), La casa dalle finestre che ridono oggi risulta un po’ datato nei dialoghi, ma resta un horror italiano di culto caratterizzato da atmosfere inquietanti e malsane.

Il film racconta la storia di un giovane restauratore, Stefano (Lino Capolicchio) che viene incaricato dal sindaco di un paese in provincia di Ferrara di occuparsi di un affresco che adorna gli interni di una chiesa di campagna. L’affresco in questione rappresenta il martirio di San Sebastiano e porta la firma di Buono Legnani, un oscuro pittore suicidatosi vent’anni prima. Stefano resta affascinato dall’opera di Legnani, ma il suo interesse suscita qualche attrito in paese, che gli arriva anche sotto forma di telefonate anonime che lo invitano ad abbandonare l’incarico. La sua indagine su Buono Legnani lo porterà a scoprire un segreto terrificante.

La casa dalle finestre che ridono del titolo è un casale abbandonato in cui Legnani aveva vissuto, caratterizzato proprio da enormi e inquietanti bocche sorridenti dipinte sulle finestre.

17. The Wicker Man (1973)

The Wicker Man, Christopher Lee nel film

The Wicker Man, uscito nel 1973, è un vero cult di quegli anni e nello specifico è considerato un caposaldo del genere folk horror, incentrato sugli aspetti più macabri e disturbanti di rituali e tradizioni folcloristiche. Inoltre, è un horror con una spiccata componente musicale, con scene accompagnate da canzoni e coreografie. Non è un caso infatti, che il regista disse al cast che The Wicker Man sarebbe stato un musical.

Diretto da Robin Hardy, The Wicker Man vede protagonista il sergente Neil Howie (Edward Woodward) che viene chiamato ad indagare sulla scomparsa di una bambina a Summerisie, una delle Isole Ebridi. Howie, che è cattolico, resta profondamente disturbato dalla spiritualità degli abitanti del luogo che venerano antiche divinità celtiche e conducono una vita molto diversa dalla nostra, sia dal punto di vista spirituale che sociale. Al suo arrivo, le sue indagini per la scomparsa della bambina, suggeriscono che potrebbe essere utilizzata a breve come sacrificio umano, per assicurarsi un raccolto generoso. Oltre a Woodward nel cast del film troviamo l’icona horror Christopher Lee, Diane Cilento, Britt Ekland, Ingrid Pitt e Lindsay Kemp

The Wicker Man ha ispirato altre storie e film come Grano Rosso Sangue e il più recente Midsommar. Nel 2006 ne fu realizzato un remake flop, intitolato Il Prescelto, con Nicolas Cage.

18. Le colline hanno gli occhi (1974)

Le colline hanno gli occhi

Horror low budget uscito nel 1974, Le colline hanno gli occhi oggi è considerato un cult. Il film di Wes Craven, girato nel deserto del Mojave, vede protagonista una famiglia di sette persone, i Carter, con due cani al seguito, che sono diretti verso la California. Durante il viaggio fanno rifornimento presso un benzinaio, Bob, che gli sconsiglia di evitare di proseguire verso la strada principale, perché le colline sono abitate da una famiglia di selvaggi dediti al cannibalismo. Come ogni in ogni horror che si rispetti, i Carter non danno retta a Bob e finiscono anche con l’auto fuori strada. Vengono aggrediti dalla famiglia di cannibali, capitanata da papà Giove.

L’attore Michael Berryman, che interpreta Plutone, uno dei “selvaggi”, soffre di una patologia che si chiama displasia ectodermica ipoidrotica che caratterizza il suo particolare aspetto fisico e che gli causò non pochi problemi sul set. Questa malattia infatti, condiziona fortemente la capacità di termoregolazione umana e Berryman soffrì moltissimo le rigide temperature del deserto del Mojave.

19. Sette note in nero (1977)

Sette note in nero

Thriller soprannaturale di Lucio Fulci, sulla scia di Profondo Rosso che aveva avuto successo due anni prima, mette insieme le indagini del giallo e il fascino sinistro delle premonizioni. Rispetto agli altri film del regista, Sette note in nero è meno splatter e più inquietante.

Al centro della trama del film, c’è Virginia, una donna che ha sempre avuto doti di chiaroveggenza (già dimostrate in passato, in circostanze dolorose) che oggi è sposata con Francesco Ducci, un uomo d’affari toscano. Un giorno, dopo aver accompagnato il marito all’aeroporto, Virginia ha una visione di una donna uccisa e murata da un uomo zoppo. Si confida con un amico psicologo, esperto in parapsicologia, che però liquida le sue premonizioni. Nei giorni a seguire, mentre lavora alla ristrutturazione di una villa di proprietà della famiglia di Francesco, le visioni di Virginia si concretizzano con una scoperta macabra, uno scheletro murato, che appartiene ad una ragazza scomparsa anni prima, che era stata l’amante di Francesco.

20. Fantasmi (1979)

Una scena di Fantasmi del 1979

Fantasmi, horror di Don Coscarelli, ha dato vita ad una saga di culto e ha lanciato il personaggio dell’Uomo Alto (interpretato da Angus Scrimm). Nel primo film della saga, un ragazzino, Mike, mentre spia i funerali di Tommy, un amico di suo fratello morto in circostanze strane, nota un uomo molto alto e sinistro che solleva la bara di Tommy con le sue braccia e la ripone in un furgone per portarla via. Quando ne parla con suo fratello, deve vincere la sua incredulità, poi lo convince ad andare a curiosare nella camera mortuaria del camposanto. Faranno una scoperta inquietante che riguarda la vera natura dell’Uomo Alto.

L’oggetto di culto di Fantasmi sono le sfere di metallo volanti, dotate di due dardi appuntiti, che Tall Man usa come arma.

21. Schock (1977)

Daria Nicolodi in Schock

Schock (fu distribuito proprio con questo titolo sbagliato) è uno degli ultimi film di Mario Bava, maestro del cinema di genere italiano ed è un horror – thriller soprannaturale che vede protagonista una famiglia di tre persone che va a vivere in una villa nella quale aveva vissuto un uomo problematico, morto in circostanze oscure.

Dora e suo marito Bruno, con il figlio di lei, il piccolo Marco, tornano a vivere nella villa di proprietà di lei. Lei in realtà avrebbe voluto vendere la casa nella quale aveva vissuto, fino a poco tempo prima, con il primo marito, Carlo, un tossicodipendente morto suicida in mare, ma su insistenza di Bruno accetta di tornare a viverci. Sin da subito però, la casa dimostra di avere uno strano influsso, soprattutto su Marco – che è figlio di Dora e Carlo. Il ragazzino, che si diverte ad esplorare la casa percepisce una misteriosa presenza che inizia a condizionare il suo comportamento. Successivamente, anche Dora e Bruno restano coinvolti in situazioni inquietanti. La donna si convince che il fantasma del suo ex marito abiti ancora le stanze della casa, ma la verità è più scioccante.

Nel cast del film troviamo la splendida Daria Nicolodi nel ruolo della protagonista. Accanto a Daria c’è John Steiner in quello del suo secondo marito.

22. Wampyr (1977)

Wampyr (Martin) una scena del film

Wampyr, conosciuto anche con il titolo originale Martin , è l’horror a tema vampiresco di George A. Romero che segna l’inizio della collaborazione tra il regista e il maestro degli effetti speciali Tom Savini.

Martin (John Amplas) è un ragazzo che ha lo strano hobby di sedare le donne con iniezioni di narcotici per bere il loro sangue dopo aver tagliato loro i polsi con una lametta affilata. Un istinto al quale non riesce assolutamente a sottrarsi. Si reca in visita dal suo anziano cugino, Tateh Cuda, che vive a Braddock, in Pennsylvania. Questi è convinto che Martin sia effettivamente un vampiro, mentre la nipote dell’uomo, Christina, ritiene che abbia dei disturbi mentali.

Romero considera Wampyr tra i suoi migliori film e sicuramente è tra i migliori film sui vampiri mai fatti. Peccato che la versione italiana del film, con il montaggio curato da Dario Argento e la colonna sonora dei Goblin (sostituita a quella originale di Donald Rubinstein) sia tutt’oggi molto contestata dai fan.

23. Reazione a catena (1971)

Reazione a catena

Reazione a Catena di Mario Bava (che ai tempi uscì anche col titolo Ecologia del delitto ) è un horror del 1971 che anticipa il filone slasher. Al centro della trama, una palazzina situata in una località isolata ed immersa nella natura, chiamata “La Baia”. La proprietaria è una contessa costretta su sedia a rotelle, Federica Donati, che viene uccisa da suo marito. A sua volta il marito viene ucciso da qualcuno che ne occulta il cadavere, mentre la morte della contessa viene fatta passare per un suicidio. La Baia fa gola a qualcuno, che vorrebbe sfruttarne il potenziale edilizio, mentre altri si oppongono. Quando il cadavere dell’assassino della Donati viene ritrovato, si scatena una catena di omicidi.

IL film di Bava è ricordato anche per l’influenza che ha avuto su horror usciti in seguito, più famosi, come Venerdì 13.

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Per i più pavidi, niente paura! Non ci sono solo horror in questa lista: fin dalla nascita dei generi cinematografici il tema degli spettri (e ancor di più quello della casa stregata) ha stimolato anche gli autori di commedie: L'inafferrabile spettro , con Gianni & Pinotto e Morti di paura , con un'altra coppia celeberrima, ovvero quella formata da Dean Martin e Jerry Lewis, sono solo un paio delle prime pellicole che parodiavano i film di paura dell'epoca. Tra le tante horror comedies della storia del cinema ci sono anche Il fantasma del pirata Barbanera (produzione Disney ), il mitico Ghostbusters , l'ottimo Beetlejuice - Spiritello porcello , diretto da Tim Burton e S.O.S. Fantasmi , sempre con Bill Murray, versione moderna del Canto di Natale di Dickens. Non mancano nemmeno i film di fantasmi per i bambini: si possono prendere in considerazione Un fantasma per amico , Ghosthunters - Gli acchiappafantasmi e Casper per i bimbi più piccoli, mentre per quelli un po' più grandi alcuni dei titoli più significativi sono Monster House , La casa dei fantasmi con Eddie Murphy e il capolavoro di Miyazaki La città incantata . Il tutto senza dimenticare le varie versioni cinematografiche del Canto di Natale dickensiano: in ognuna di esse appaiono i tre celebri fantasmi del Natale pronti a perseguitare l'anziano Scrooge.

I film sui fantasmi recenti: nel 2019 'La Llorona - Le lacrime del male'

Per chi è concentrato sulle ultimissime uscite, le notizie sono buone: spettri ed entità malefiche al cinema non passano mai di moda, perciò basta scorrere l'elenco sottostante dal momento che i film, di default , sono ordinati in base alla novità. Tra i film sui fantasmi recenti meritano una menzione Lights Out , il già citato The Conjuring - Il caso Enfield , il gothic horror di Guillermo Del Toro Crimson Peak e il misterioso A Ghost Story . The Ring 3 è stata una mezza delusione, mentre per gli appassionati delle case stregate ci sono The Devil's Candy , Under the Shadow - Il diavolo nell'ombra e l'ennesima pellicola della saga: Amityville: Il risveglio . Non è tutto: tra gli ultimissimi film sui fantasmi, nel 2018 è uscito La vedova Winchester , basato su fatti realmente accaduti. Ancora più nuovo è La Llorona - Le lacrime del male , ispirato a una figura leggendaria e spettrale del folklore sudamericano. Sei ancora qui - I Still See You si rivolge perlopiù ad un pubblico di giovanissimi. Al contrario, Ghost Stories è un raffinato rompicapo narrativo con un taglio quasi da film d'essai .

Fantasmi e Presenze (sottocategorie)

  • Case stregate
  • Diavoli, Possessioni e Esorcismi
  • Demoni, Occulto e Soprannaturale
  • Home Invasion
  • Gothic Horror
  • Oggetti maledetti

Catalogo film

I migliori film sul tema Fantasmi e Presenze ordinati per data di uscita. Puoi anche visualizzare i titoli in ordine alfabetico o in base al giudizio.

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La casa in fondo al lago

La casa in fondo al lago (2021)

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Una coppia di giovani americani, specializzati nell'esplorazione, decide di addentrarsi in una famosa casa infestata che è stata sepolta sotto un lago artificiale.

Relic

Relic (2020)

Quando Edna, anziana e vedova matriarca, scompare, la figlia Kay e la nipote Sam si recano nell'isolata casa di famiglia per rintracciarla.

His House

His House (2020)

Una coppia di rifugiati, dopo essere arrivati in Gran Bretagna dal Sud Sudan, si ritrovino a richiedere asilo politico e a cercare di adattarsi a una nuova vita.

Possession: l'appartamento del diavolo

Possession: l'appartamento del diavolo (2020)

Quartiere di Malasaña, Madrid, Spagna, 1976. Mentre i disordini politici devastano le strade di tutto il paese, la famiglia Olmedo arriva nella grande città e si stabilisce nel suo nuovo appartamento.

The Grudge

The Grudge (2019)

Una giovane madre ha compiuto un atto folle uccidendo tutta la sua famiglia, dentro casa. Dopo l'accaduto una madre single e un giovane detective cercano di indagare per risolvere il caso scoprendo però che dietro tale atto aleggia la presenza, nella casa, di un fantasma vendicativo che condanna coloro che entrano nella dimora a una morte violenta.

La Llorona - Le lacrime del male

La Llorona - Le lacrime del male (2019)

La Llorona. La donna che piange. Un’apparizione terrificante, intrappolata tra il Paradiso e l’Inferno, quella di una donna segnata da un terribile destino che si è creata con le sue stesse mani.

Sei ancora qui - I Still See You

Sei ancora qui - I Still See You (2018)

Un cataclisma improvviso distrugge la barriera che divide il nostro mondo dall'aldilà facendo entrare nella quotidianità gli spiriti di chi è morto.

La vedova Winchester

La vedova Winchester (2018)

Sarah Winchester (Helen Mirren) è l'ereditiera della celebre industria di armi da fuoco. La donna, convinta di essere perseguitata dalle anime uccise dai fucili dell’azienda di famiglia, dedica giorno e notte alla costruzione di una enorme magione progettata per tenere a bada gli spiriti maligni.

Ghost Stories

Ghost Stories (2018)

Il professor Goodman è un docente di psicologia che non crede ai fenomeni soprannaturali. L’arrivo di una misteriosa lettera che contiene informazioni si tre casi mai risolti lo porterà a imbarcarsi in un viaggio alla scoperta di ciò che non può essere spiegato razionalmente.

The Lodgers - Non infrangere le regole

The Lodgers - Non infrangere le regole (2017)

Amityville : Il risveglio

Amityville : Il risveglio (2017)

Belle, la sorella minore e il comatoso fratello gemello, si trasferiscono con la madre single Joan in una nuova casa, più economica della precedente e in grado di far risparmiare loro dei soldi per le costose cure del fratello. Ciò che non sanno è che la casa nasconde un infausto e pericoloso potere....

La voce della pietra

La voce della pietra (2017)

Nella Toscana degli anni Cinquanta, Verena è un'infermiera che ha il compito di aiutare un giovane di nome Jakob, in silenzio da quando un anno prima gli è morta prematuramente la madre.

Storia di un fantasma

Storia di un fantasma (2017)

La storia del fantasma di un giovane uomo scomparso prematuramente, che infesta la casa in cui ha abitato e osserva la sofferenza della sua amata.

The Ring 3

The Ring 3 (2017)

Una giovane donna comincia a preoccuparsi per il suo ragazzo quando lo vede interessarsi ad un'oscura credenza intorno ad una misteriosa videocassetta che si dice uccida dopo sette giorni chi la guarda.

The Bride

The Bride (2017)

La moderna ragazza di città Nastya è follemente innamorata di Ivan. Manca solo il matrimonio per coronare la loro fiaba d’amore. La famiglia di Nastya è però molto legata alle tradizioni e alle abitudini della Russia imperiale del XIX secolo.

The Devil's Candy

The Devil's Candy (2016)

Jesse è un pittore spiantato e tuttavia soddisfatto della sua vita modesta, infiammata dalla musica metal di cui è appassionato e addolcita dalle attenzioni di una famiglia amorevole. Le prospettive sembrano migliorare con l'acquisto di una bella casa nelle campagne del Texas. Ben presto, Jesse scoprirà come l'abitazione abbia un misterioso passato oscuro e un ex inquilino voglia qualcosa di più che tornare semplicemente a casa...

Planetarium

Planetarium (2016)

Fine anni 1930. Laura e Kate Barlow sono due sorelle americane che praticano sedute spiritiche. A Parigi, durante il loro tour europeo, incontrano André Korben, un rinomato produttore cinematografico francese.

Shut In

Shut In (2016)

Mary, una psicologa infantile, vive e lavora senza mai allontanarsi dalla sua casa, dove riceve a domicilio i suoi pazienti e soprattutto si occupa del figliastro diciottenne Stephen, ridotto in stato vegetativo dall'incidente stradale in cui è morto il marito Richard.

Personal Shopper

Personal Shopper (2016)

Maureen è una giovane donna americana che vive a Parigi e lavora come personal shopper. Ha l’incarico di scegliere i vestiti ideali, con un budget stratosferico a disposizione, per una star esigente di nome Kyra. Maureen è però anche una medium, e sostiene di potere comunicare con il fratello gemello, deceduto qualche anno prima...

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I migliori film degli anni 70'

La classifica dei 100 migliori film degli anni 1970-1979 secondo Movieplayer.it. Consulta la scheda dei film, leggi le recensioni e aggiungi il tuo voto a quelli più interessanti. Costantemente aggiornata, la classifica è basata sul Moviescore, ovvero la sinergia tra l'opinione critica della nostra redazione e il voto dei nostri lettori. Oltre a scoprire cosa poter guardare, contribuisci alla scalata dei tuoi film preferiti nella nostra classifica dei migliori film degli anni '70 !

  • Azione/Avventura
  • Fantascienza
  • Gran Bretagna

Barry Lyndon

Locandina del film Barry Lyndon (1975)

La storia dell'avventuriero Redmond Barry, ambientata nell'Inghilterra del Settecento. Un eroe ambiguo e traballante, spinto da una cieca ambizione all'interno di una società violenta e classista.

La locandina di Il padrino

Don Vito Corleone è il boss di una famiglia mafiosa di New York, che si è sempre limitata ad alcune attività tra cui il gioco d'azzardo. Quando il gangster sostenuto da un'altra famiglia, i Sollozzo, annuncia di voler intraprendere lo spaccio di droga su tutta New York, Don Vito si oppone e sarà l'inizio di una lunga serie di vendette...

Trailer Recensione

Taxi Driver

La locandina di Taxi Driver

Il veterano del Vietnam Travis Bickle lavora la notte, come tassista. I suoi viaggi attraverso i bassifondi della decadente, grottesca New York notturna lo portano ad esecrare i delinquenti che la popolano e a compatire, e cercare di salvare, le loro vittime.

Sussurri e grida

Locandina del film Sussurri e grida ( 1972 )

Due sorelle si ritrovano al capezzale della terza, l'unica rimasta nubile, consumata dalla malattia, e ne attendono la fine.

Apocalypse Now

La locandina di Apocalypse Now

Il capitano Willard è investito di una missione segreta: recarsi in Cambogia e porre fine al comando del colonnello Kurtz che nella giungla ha creato un vero e proprio regno nel quale è venerato come un dio.

Il padrino - Parte seconda

La locandina di Il padrino - Parte seconda

Mentre Michael Corleone cerca di allargare i confini del dominio della famiglia fino a Las Vegas, Hollywood e Cuba, scopriamo la storia di suo padre, il vecchio Don Vito, dalla sua infanzia in Sicilia all'inizio della carriera criminale a New York.

Il cacciatore

La locandina di Il cacciatore

Tre operai partono per il Vietnam. Fatti prigionieri dai Vietcong, riescono a fuggire, ma quella sconvolgente esperienza li ha segnati per sempre.

Arancia meccanica

Una delle locandine originali di ARANCIA MECCANICA di Kubrick

Alex è un giovane delinquente che passa la vita a compiere atti illegali con i suoi fedeli drughi, ma arrestato, si presterà per un esperimento di riprogrammazione della mentalità, il programma Ludwig.

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La caduta di un meteorite ha causato straordinari effetti effetti in una vasta area vicino ad un piccolo centro cittadino, che l'esercito ha reso impenetrabile. Tuttavia, è possibile entrare nella Zona, grazie alla guida degli Stalker...

I senza nome

La locandina di I senza nome

Corey è appena uscito dal carcere e decide di vendicare un torto subito rapinando un suo ex complice e uccidendo i sicari che questi gli aveva messo alle calcagna. Lo stesso giorno, un criminale italiano, Genco, riesce ad evadere durante il trasferimento da Marsiglia a Parigi. Quando Corey e Genco si incontrano, decidono di rapinare una gioielleria a Place Vendome.

Qualcuno volò sul nido del cuculo

La locandina di Qualcuno volò sul nido del cuculo

Candle McMurphy, arrestato per piccoli reati, viene portato in una clinica psichiatrica: tenta di fingersi pazzo per sfuggire al carcere. Qui viene a contatto con gli altri pazienti dei quali diventa ben presto il beniamino: si prende gioco delle sedute di psicoanalisi, si improvvisa telecronista, organizza una piccola gita in barca. L'ospedale è diretto dalla ferrea capoinfermiera, la signorina Ratched che ha organizzato la vita dei pazienti secondo regole di intransigente disciplina.

Locandina di Nashville

A Nashville si sta tenendo l'annuale festival della musica country. Star affermate e stelline in cerca di fama si affannano per trovare il successo o per non perderlo, mentre John Triplette, portaborse del candidato alla Casa Bianca Hal Phillip Walker, organizza un grande spettacolo in vista delle elezioni.

Quell'oscuro oggetto del desiderio

La locandina di Cet obscur objet du désir

Mathieu Faber, maturo vedovo, incontra casualmente Conchita Perez a Losanna e a Parigi e se ne innamora pazzamente. Nonostante la generosità con la quale il ricco signore provvede alla madre, affamata di soldi, e a lei stessa che ospita regalmente nella propria villa di campagna, la ballerina di flamenco viene seguita come un'ombra dal giovane chitarrista Morenito e non si concede all'anziano protettore, tenendolo inappagato e costantemente sulla corda.

Giù la testa

La locandina di Giù la testa

Durante la rivoluzione messicana, Juan, leader di una famiglia di banditi, incontra Sean Mallory, militante dell'IRA ed esperto di esplosivi. Juan cerca di persuadere Sean a unirsi a lui per rapinare una banca, mentre l'irlandese è deciso ad usare le sue conoscenze per aiutare la causa della rivoluzione.

In nome del popolo italiano

La locandina di In nome del popolo italiano

Il giudice istruttore Bonifazi, indagando sulla morte della giovane Silvana, avvenuta in circostanze misteriose, e parlando con i genitori della ragazza, intuisce che nella faccenda possa essere coinvolto Lorenzo Santenocito, un ricco e spregiudicato imprenditore edile, che sfruttava Silvana per intrattenere i suoi clienti più facoltosi, con la scusa delle 'pubbliche relazioni'...

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Kris Kelvin, uno scienziato, raggiunge la base spaziale situata nei pressi del pianeta Solaris. Sembra che una strana forza proveniente dall'oceano di Solaris riesca a materializzare i ricordi...

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Alla lettura del testamento del barone Victor Von Frankenstein, si scopre che l'eredità và tutta al nipote Frederick, un brillante chirurgo di New York; il dot. Frederick, Frankenstein, secato dalla parentela con l'illustre predecessore, tentenna prima di accettare di recarsi al castello del nonno per fare un sopralluogo, ma alla fine intraprende un viaggio che lo porterà sulla strada di famiglia.

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    S.O.S. fantasmi (Scrooged) è un film del 1988, diretto da Richard Donner.. Il film è una rivisitazione in chiave moderna del Canto di Natale di Charles Dickens, come si può dedurre dal titolo in lingua originale, Scrooged, il quale fa riferimento al protagonista della novella Ebenezer Scrooge, le cui caratteristiche sono riprese dal protagonista del film Francis Xavier Cross, interpretato ...

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